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Rassegna stampa


   

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6 agosto: Trasfigurazione del Signore

E si trasfigurò davanti a loro

La liturgia odierna celebra la trasfigurazione del nostro Salvatore.
Gesù, dopo aver annunciato la sua passione e morte ai discepoli, intende rafforzare la loro fede vacillante, messa in crisi proprio dalla predizione della sua crocifissione.

L’evangelista Matteo narra che il Maestro prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su di un alto monte “in disparte”. Molti studiosi di Sacra Scrittura identificano il monte con il Tabor; altri propongono il monte Hermon. L'evangelista molto spesso parla di "monte" attribuendo al termine un valore simbolico: un luogo privilegiato per la preghiera, più vicino a Dio.

La trasfigurazione di Gesù indica una trasformazione momentanea del suo corpo, prefigurazione della gloria pasquale. Qui è Dio Padre che svela ai discepoli la vera identità del Signore: “è il mio Figlio diletto”; in Lui il Padre si compiace perché attua il suo progetto di salvezza attraverso la morte in croce; per questo motivo, l'intera umanità deve ascoltare Gesù che rivela ad essi l'amore infinito del Padre.

La presenza di Mosè ed Elia designa la pienezza della rivelazione divina dell'Antico Testamento, rispettivamente Legge e Profeti, concretizzata dall'incarnazione del Verbo e dalla Sua missione in mezzo agli uomini.
Quando Gesù ritorna al suo stato normale tocca i Suoi discepoli che, intanto, erano rimasti come morti: “alzatevi” significa "risorgete".  

Il Signore trasfigurato è la salvezza dell'uomo: nella Sua gloria Egli intende condurre ogni uomo; è il profeta escatologico (del compimento finale di ogni cosa) che va ascoltato per conseguire i beni futuri del regno.   (Salvati Gaetano)

30 Luglio: 17^ domenica del tempo ordinario

Un tesoro nascosto in te

 Tesoro: parola magica, parola da in­namorati, da avventure, da favole, ma anche da Vangelo, uno dei nomi più belli di Dio.

 Il regno dei cieli è simile a un tesoro.

Acca­de per il regno ciò che accade a chi trova un tesoro o una perla: un capovolgimen­to, un ribaltone totale e gioioso che travol­ge l'esistenza. Un tesoro non è pane quo­tidiano, è rivoluzione della vita. Ebbene, anche in giorni disillusi e scon­tenti, i nostri, il Vangelo osa annunciare te­sori. Osa dire che l'esito della storia sarà felice, comunque felice, nonostante tutto felice. Perché nel mondo sono in gioco for­ze più grandi di noi, che non verranno me­no, alle quali possiamo sempre attingere, dono non meritato. Il regno è di Dio, ma è per l'uomo.

Un uomo trova un tesoro e pieno di gioia va. La gioia è il primo tesoro che il tesoro regala. Che il Vangelo regala. Entrarvi «è come entrare in un fiume di gioia» (Papa Francesco), respirare un'aria fresca e ca­rica di pollini. Dio instaura con noi la pedagogia della gioia! Nel libro del Siracide è riportato un testo sorprendente: Figlio, per quanto ti è possibile, trattati bene... Non privarti di un solo giorno felice (Sir 14.11.14).

È l'invito affettuoso del Padre ai suoi figli, il volto di un Dio attraente, bello, solare, il cui o­biettivo non è essere finalmente obbedi­to o pregato da questi figli sempre ribelli che noi siamo, ma che adopera tutta la sua pedagogia per crescere figli felici. Co­me ogni padre e madre. Figlio non pri­varti di un giorno felice! Prima che chie­dere preghiere, Dio offre tesori. E il van­gelo possiede la mappa per trovarli. (Padre Ermes Ronchi)

23 Luglio: 16^ domenica del tempo ordinario

Una spiga di buon grano

Conquistare anche noi lo sguardo di Dio, che non si posa mai per prima cosa sul male o sul peccato di una persona, ma privilegia il bene. Quel campo seminato di buon seme e assediato dalle erbacce è il nostro cuore. I servi dicono: Andiamo e sradichiamo la zizzania. Il padrone del campo li blocca: No, rischiate di strapparmi anche il buon grano! L'uomo violento che è in noi dice: strappa subito da te tutto ciò che è immaturo, sbagliato, puerile, cattivo. Invece il Signore dice: abbi pazienza, non agire con violenza, perché il tuo spirito è capace di grandi cose solo se ha grandi valori.

Quanti difetti sono riuscito a sradicare in tutti questi anni? Neppure uno. La via è un'altra: mettersi sulla strada di come agisce Dio. Per vincere la notte accende il mattino, per far fiorire la steppa sterile semina milioni di semi, per sollevare la pasta immobile immette un pizzico di lievito. Questa è l'attività solare, positiva, vitale da esercitare verso noi stessi: non preoccupiamoci prima di tutto della zizzania, delle debolezze, dei difetti, nessuno è senza zizzania nel cuore; ma preoccupiamoci di coltivare una venerazione profonda per tutte le forze che Dio ci consegna, forze di bontà, di generosità, di bellezza, di libertà. Facciamo che queste erompano in tutta la loro forza, in tutta la loro bellezza, in tutta la loro potenza, e vedremo le tenebre scomparire.

Noi dobbiamo conquistare lo sguardo di Dio: una spiga di buon grano conta più di tutta la zizzania del campo, il bene conta più del male. Addirittura la spiga futura, il bene possibile domani, è più importante del peccato di ieri. La nostra strategia è coprire il male di bene, soffocarlo di bontà, di generosità, di coraggio, di canto, di luce. Ed è il bene, quel pezzetto di Dio in noi, che dice la verità di una persona.   (Padre Ermes Ronchi)

 

16 Luglio: 15^ domenica del tempo ordinario

Farmi terra buona

 Magia delle parabole: un linguaggio che contiene di più di quel che dice. Un racconto minimo, che funziona come un carburante: lo leggi e accende idee, evoca immagini, suscita e­mozioni, avvia un viaggio. Gesù amava i campi di grano, le distese di spighe, di papaveri, di fiordalisi, osservava la vita e nascevano parabole. Oggi osserva un se­minatore e nel suo gesto intuisce qual­cosa di Dio.

Il seminatore uscì a seminare: la parabola non perde tempo in preamboli o analisi, racconta un fatto o un’esperienza. Il se­minatore, non “un” ma “il” Seminatore per eccel­lenza, Colui che con il seminare si identifica, perché non fa altro che questo: dare vita, fecondare. Seminatore: uno dei più belli nomi di Dio.

E subito l'immagine d'un tempo antico ci riempie gli occhi della mente: un uomo con una sacca al collo che percorre un campo, con un gesto largo del­la mano, sapiente e solenne. Ma il quadro collima solo fin qui. Il semi­natore della parabola è diverso, eccessivo, illogico: lancia manciate generose anche sulla strada e sui rovi. È uno che spera an­che nei sassi, un prodigo inguaribile, im­prudente e fiducioso. Un sognatore che ve­de vita e futuro ovunque. Una pioggia continua di semi di Dio cade tutti i giorni sopra di noi. Semi di Vangelo riempiono l'aria. Si staccano dalle pagine della Scrittura, dalle parole degli uomini, dalle loro azioni, da ogni incontro.

Ma per quanto il seme sia buono, se non trova ac­qua, luce e protezione, la giovane vita che ne nasce morirà presto. Il Seminatore get­ta il seme, ma è il terreno che permette di crescere. Allora io voglio farmi terra buo­na, terra madre, culla accogliente per il pic­colo germoglio.     (Padre Ermes Ronchi)

 2 Luglio: 13^ domenica del tempo ordinario

 “Chi ama padre o madre più di me …”

             Non c'è antagonismo o sottovalutazione per l'amore al padre e alla madre, al figlio o alla figlia. Eppure trafigge la forza con la quale Gesù chiede che ogni relazione umana sia vissuta in relazione a Lui. Gesù non chiede di "amare di meno": è il contrario. Solo riferito a Lui ogni legame tra le persone trova fondamento e protezione. Quando Gesù dice che è venuto a portare sulla terra "non la pace, ma la spada" si riferisce alla necessità di risanare le ferite della natura umana, i rapporti - compreso quello fra padre e figlio - violenti o falliti.

             È sotto gli occhi di tutti, spesso vicino o persino dentro la propria famiglia, la sofferenza per la fragilità dei legami affettivi e le fratture dei vincoli d'amore fra uomo e donna. Quello di Gesù è l'invito a convertire le relazioni; nella croce pasquale, di morte e resurrezione, tutto deve rinascere in modo assolutamente nuovo, anche l'amore fra padre e figlio, fra marito e moglie. Il primato richiesto dal Signore è il principio garante di ogni relazione liberata da ogni deviazione idolatrica: solo Dio è Dio.

           Ogni cosa ha senso nell'amore, quando Dio è al primo posto: un bicchiere d'acqua come un momento del proprio tempo; se è grande il desiderio di Dio, allora anche il Vangelo è alla nostra portata. E i rapporti fra noi? Se ci si ama dando il primato a Dio, nulla ci può separare.

             In questo Vangelo Gesù disegna il profilo del suo apostolo inviato in gratuità e povertà, soprattutto libero di portare la croce, di offrire la propria vita per trovarla piena. E un apostolo così, accettato, porta il volto del maestro. Nell'apostolo è Gesù stesso che viene ricevuto perché l'apostolo compie la stessa opera del Figlio, la salvezza, perché è capace di un amore più grande di qualunque altro affetto.                                                                                                (don Angelo Sceppacerca)

9 Luglio: 14^ domenica del tempo ordinario

Dove corriamo ?

Il tema dominante dei testi di questi domenica è l'umiltà. “Imparate da me che sono mite e umile di cuore” termine ormai in via d'estinzione in una società che predica l'arrivismo a tutti i costi, la corsa ai primi posti, l'importanza di strappare il consenso, l'applauso, l'audience, la prima pagina e poi anche la seconda e la terza e via di seguito.

In un mondo dunque, dove tutti dicono che bisogna farsi avanti, il Vangelo invita a farsi indietro o, perlomeno, a stare al proprio posto. "Imparate da me che sono mite e umile di cuore” - ed ecco il bello - “troverete ristoro per le vostre anime”. Ecco perché il mondo non trova ristoro e neanche riposo: perché è una gran fatica stare dietro a tutto quel farsi avanti, e anche un gran dispendio di energie, mentre starsene indietro o, perlomeno, starsene al proprio posto, sarebbe, oltre che un gran riposo, anche un gran ristoro per le nostre anime. Infatti solo allora saremmo veramente ristorati perché saremmo visitati dalla presenza dell'Amico per eccellenza che - finché siamo tutti occupati a cercare noi stessi - non possiamo pretendere di incontrarlo per il semplice fatto che non ci sogniamo neanche di cercarlo! E Lui rispetta e sta in disparte...

“Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli”. Solo occupandoci di ascoltare lui - e non le voci tonanti del mondo - impareremmo infatti, “quelle cose” che ci renderebbero veramente sapienti, di quella sapienza tutta speciale, nascosta, non appariscente né ridondante, ma tanto più sostanziale, perché procedente dalla Sapienza stessa, fatta Persona incarnata.                                                                                                                                                                                    (Wilma Chasseur)

 18 giugno: corpus domini

L’Eucaristia

             Per comprendere l'Amore di Dio, del Padre e del Figlio è essenziale comprendere come Lui si è pensato per donarsi a noi. "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo" ecco cosa ha voluto essere Dio: cibo e bevanda per noi.

             Il pane è per l'appunto cibo; qualcosa che necessita all'uomo per vivere. Il cibo è qualcosa che quando si mangia viene distrutto interamente, perde in tutto la sua natura, la sua forma per essere inglobato da chi lo assume e diventare un'unica cosa con lui. Si comincia ad intuire allora, dove vogliamo arrivare a parare? Dio si è pensato per noi Eucaristia: Corpo spezzato e Sangue versato. Gesù fa del Suo Corpo pane da divorare, cibo da mangiare: Dio, il Messia, non si è pensato per noi come Entità Suprema da venerare, adorare, da riconoscere come Maestà! No! Si è fatto servo per noi.

             Non siamo noi a "sfamare" Dio; non siamo noi al suo servizio ma Lui a nostro. Accetta di essere "divorato", "masticato", accetta di perdere la sua forma per farsi uno con noi. Ci si è presentato come un bambino, poi diventa per noi cibo e bevanda e tutto questo affinché noi superiamo ritrosie e timore e ci facciamo uno con LUI.

             Gesù stesso, quando ci ha consegnato il padre nostro, ha invitato i suoi discepoli a chiedergli «il pane quotidiano», come figli che con fiducia attendono tutto dal loro Padre celeste. "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell' ultimo giorno". Ancora una volta il vangelo ce lo ripete: Dio è per noi, aspetta solo di essere accolto, mangiato, non siamo noi a servire a Lui; affidiamoci a Lui; chiediamogli la vita quella vera; non è distante o lontano ma "scandalosamente" vicino.            (Giovani Missioitalia)

Bollettino parrocchiale


A.C.R. Azione Cattolica Ragazzi

a partire da sabato 8 ottobre

TUTTI I SABATI
POMERIGGIO
in Patronato
al Sacro Cuore
(Via Belluno, 27)

*  dalle ore 14.30 alle 15.30

*   dalle 15.30 giochi e animazione per tutti fino alle ore 17

Patronato Padri Canossiani

Patronato dei Padri Canossiani

per ragazzi/e dai 6 ai 13 anni

Tutti i Pomeriggi

dalle ore 14.00 alle 17.45

per giocare, cantare, fare tante attivita' in amicizia

Parrocchia del Sacro Cuore
Via Belluno, 27
Tel. 0439-89749