8 dicembre

Immacolata

La Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha concesso che la solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria sia celebrata in tutte le Diocesi d’Italia nel giorno proprio, l’8 dicembre, anche se coincide con la seconda domenica di Avvento.

 Per cogliere il senso di questa scelta e quindi del significato della solennità odierna in riferimento al Tempo di Avvento, sono illuminanti le parole di Paolo VI nella “Marialis cultus” (numeri 3-4):

 “Nel Tempo di Avvento, la liturgia, oltre che in occasione della solennità dell’8 dicembre – celebrazione congiunta della Concezione immacolata di Maria, della preparazione radicale alla venuta del Salvatore, e del felice esordio della Chiesa senza macchia e senza ruga –, ricorda frequentemente la beata Vergine soprattutto nelle ferie dal 15 al 22 dicembre e, segnatamente, nella domenica che precede il Natale, nella quale fa risuonare antiche voci profetiche sulla Vergine Maria e sul Messia e legge episodi evangelici relativi alla nascita imminente del Cristo e del suo Precursore.

In tal modo i fedeli, che vivono con la liturgia lo spirito dell’Avvento, considerando l’ineffabile amore con cui la Vergine Madre attese il Figlio, sono invitati ad assumerla come modello e a prepararsi per andare incontro al Salvatore che viene, vigilanti nella preghiera, esultanti nella sua lode.”

1° dicembre

A v v e n t o

Il tempo è un dono. Fin dal principio sono gli interventi di Dio a ordinare il tempo, a scandirne il ritmo e a determinarne la qualità. La sua trama misteriosa è l’amore. Il tempo può essere vissuto come grazia liberante perché amorevolmente iniziato da una Voce che pone fine al caos e crea un cosmo armonioso, bello e buono (cfr. Gen 1).

La sapienza della Chiesa ha predisposto i giorni dell’Avvento come singolare tempo di grazia scandito da figure profetiche, da gesti e parole, che ci consentono di entrare, a poco a poco, nel mistero della salvezza.

Un succedersi di giorni che – con un crescendo di intensità – ci predispongono ad accogliere il Dono, a noi fatto nel tempo, della nascita del Figlio di Dio fatto uomo.

A noi che spesso soffriamo l’inquietudine del tempo o viviamo i nostri giorni assillati dalla mancanza di tempo, è donata la grazia di interrompere i nostri ritmi frenetici e di sostare, di ascoltare e di invocare, di accogliere e ringraziare. Il dono del Verbo, che nella pienezza del tempo si fa carne nel grembo della Vergine Maria (cfr. Gal 4,4), crea nel tempo lo spazio per la libertà dell’uomo. È questa la lieta notizia dell’Avvento e del Natale.

L’auspicio è che il Tempo di Avvento, scandisca il cammino di fede delle nostre comunità cristiane, perché il tempo possa essere gustato come dono di libertà e di grazia.     (Mons. Stefano Russo, segratario CEI)

24 novembre

Festa di Cristo Re

Nell’ultima domenica dell’Anno Liturgico la chiesa celebra la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo. Nel Calendario liturgico la festa è recente. La ha introdotta Papa XI nel 1925, con la enciclica “Quas primas” a coronamento del giubileo (Anno santo) che si celebrava quell’anno. 

La coincidenza con l’ultima domenica dell’anno liturgico, vuole indicare che Cristo Redentore è Signore della storia e del tempo, a cui tutti gli uomini e le altre creature sono soggetti. Egli è l’Alfa e l’Omega, come canta l’Apocalisse (Ap 21, 6).

Gesù stesso, dinanzi a Pilato, ha affermato categoricamente la sua regalità. Alla domanda di Pilato: “Allora tu sei re?”, Cristo rispose: “Tu lo dici, io sono re” (Gv 18, 37). È una  solennità che celebra la regalità di Cristo, da lui stesso dichiarata, anche se da interpretare alla luce del significato del suo Regno. Come egli stesso ha affermato con decisione nel dialogo riportato dall’evangelista.

Il carattere teologico della celebrazione ha perso il valore di tipo apologetico nei confronti di autorità autocelebrantesi come valore assoluto. In ogni caso rimane un richiamo per ogni autorità-potere allo stile di servizio (come ha fatto Cristo Gesù) nei confronti dei suoi. Cristo Gesù è Signore del tempo e della storia, inizio e fine di tute le cose.

È da ricordare che il segno principale della sua regalità è la croce, sia pure gloriosa per la sua Risurrezione.  La originalità assoluta di questa regalità di Cristo appare evidente.  (cfr. Sito Diocesi)

17 novembre

Terza giornata mondiale dei poveri

“La Speranza dei poveri non sarà mai delusa”

[…] Nella vicinanza ai poveri, la Chiesa scopre di essere un popolo che, sparso tra tante nazioni, ha la vocazione di non far sentire nessuno straniero o escluso, perché tutti coinvolge in un comune cammino di salvezza. La condizione dei poveri obbliga a non prendere alcuna distanza dal Corpo del Signore che soffre in loro. Siamo chiamati, piuttosto, a toccare la sua carne per comprometterci in prima persona in un servizio che è autentica evangelizzazione.

La promozione anche sociale dei poveri non è un impegno esterno all’annuncio del Vangelo, al contrario, manifesta il realismo della fede cristiana e la sua validità storica. L’amore che dà vita alla fede in Gesù non permette ai suoi discepoli di rinchiudersi in un individualismo asfissiante, nascosto in segmenti di intimità spirituale, senza alcun influsso sulla vita sociale.

[…] L’opzione per gli ultimi, per quelli che la società scarta e getta via è una scelta prioritaria che i discepoli di Cristo sono chiamati a perseguire per non tradire la credibilità della Chiesa e donare speranza fattiva a tanti indifesi. La carità cristiana trova in essi la sua verifica, perché chi compatisce le loro sofferenze con l’amore di Cristo riceve forza e conferisce vigore all’annuncio del Vangelo.

Nei cristiani deve accrescere l’attenzione piena che è dovuta ad ogni persona che si trova nel disagio. Questa attenzione d’amore è l’inizio di una vera preoccupazione per i poveri nella ricerca del loro vero bene. […].

È necessario un cambiamento di mentalità per riscoprire l’essenziale e dare corpo e incisività all’annuncio del regno di Dio.     (Dal Messaggio di Papa Francesco)

3 novembre

Dio cerca me, cerca te, cerca tutti

Zaccheo è una pecora perduta, amico degli occupanti romani, ladro, sfruttatore, ma non c’è professione, condizione sociale, non c’è peccato o crimine di alcun genere che possa cancellare dalla memoria o dal cuore di Dio uno solo dei suoi figli. La misericordia di Dio non dimentica nessun uomo, nessun peccatore che, magari inconsapevolmente, proprio come il pubblicano di cui parla il Vangelo, si arrampica sull’albero più alto per veder passare Gesù, sperando di riuscire a colmare la distanza che lo separa dal Signore.

L’UOMO CHE CERCA GESU’.

Impedito dall’avvicinarsi a Gesù, probabilmente a motivo della sua cattiva fama, ed essendo piccolo di statura, Zaccheo si arrampica su un albero, per poter vedere il Maestro che passa. Questo gesto esteriore, un po’ ridicolo, esprime però l’atto interiore dell’uomo che cerca di portarsi sopra la folla per avere un contatto con Gesù. Zaccheo stesso non sa il senso profondo del suo gesto; nemmeno osa sperare che possa essere superata la distanza che lo separa dal Signore; si rassegna a vederlo solo di passaggio. Ma Gesù, quando arriva vicino a quell’albero, lo chiama per nome: ”Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”. Quell’uomo piccolo di statura, respinto da tutti e distante da Gesù, è come perduto nell’anonimato; ma Gesù lo chiama, e quel nome ha un significato pieno di allusioni: Zaccheo infatti vuol dire “Dio ricorda”.

DIO NON DIMENTICA.

Dio non dimentica nessuno di quelli che ha creato; Egli è Padre, sempre in attesa di veder rinascere nel cuore del figlio il desiderio del ritorno a casa. E quando riconosce quel desiderio, anche semplicemente accennato, e tante volte quasi incosciente, subito gli è accanto, e con il suo perdono gli rende più lieve il cammino della conversione e del ritorno. Lui può cambiarci, può trasformare il nostro cuore di pietra in cuore di carne, può liberarci dall’egoismo e fare della nostra vita un dono d’amore.   (Papa Francesco)

10 novembre

San Martino nostro Patrono

In tutta la nostra Diocesi di Belluno-Feltre il Santo di Tours è venerato e celebrato come Patrono il giorno della sua festa che cade l’11 novembre.

Alcune parrocchie della Diocesi ne portano il nome (Bes, Farra di Feltre, Fortogna, Rasai, Tignes, Valle di Cadore, Vigo di Cadore, Villapaiera). Molte chiese, dalla Cattedrale di Belluno fino a molte chiese parrocchiali o frazionali ne hanno il “titolo”.

La Diocesi di Belluno-Feltre lo ha avuto come patrono – insieme ai Santi Vittore e Corona – quando è stata costituita nell’anno 1986. La precedente Diocesi di Belluno aveva san Martino come patrono fin dal 586 secondo una antica tradizione dello storico Giorgio Piloni.

Negli anni c’è stato un segno significativo che manifestava, e ancora oggi manifesta il legame tra le Parrocchie e la Chiesa Madre, la Cattedrale: a turno sacerdoti e fedeli delle diverse Convergenze di Decanati e Foranie della Diocesi convergono in Cattedrale per la solenne santa Messa delle ore 10.00. Quest’anno è il turno della Convergenza Foraniale di Zoldo, di Longarone e dell’Alpago

Ogni anno però altri sacerdoti e fedeli convergono nella Cattedrale per la solenne celebrazione presieduta dal Vescovo.

Insieme ai Santi Vittore e Corona invochiamo la protezione di San Martino mentre lo contempliamo per la sua santità.

27 ottobre

Ottobre: mese missionario

Battezzati e inviati

la Chiesa di Cristo in missione nel mondo

L’universale destinazione della salvezza offerta da Dio in Gesù Cristo condusse Benedetto XV ad esigere il superamento di ogni chiusura nazionalistica ed etnocentrica, di ogni commistione dell’annuncio del Vangelo con le potenze coloniali, con i loro interessi economici e militari.

Nella sua Lettera apostolica Maximum illud il Papa ricordava che l’universalità divina della missione della Chiesa esige l’uscita da un’appartenenza esclusivistica alla propria patria e alla propria etnia. L’apertura della cultura e della comunità alla novità salvifica di Gesù Cristo richiede il superamento di ogni indebita introversione etnica ed ecclesiale.

Anche oggi la Chiesa continua ad avere bisogno di uomini e donne che, in virtù del loro Battesimo, rispondono generosamente alla chiamata ad uscire dalla propria casa, dalla propria famiglia, dalla propria patria, dalla propria lingua, dalla propria Chiesa locale. Essi sono inviati alle genti, nel mondo non ancora trasfigurato dai Sacramenti di Gesù Cristo e della sua santa Chiesa. Annunciando la Parola di Dio, testimoniando il Vangelo e celebrando la vita dello Spirito chiamano a conversione, battezzano e offrono la salvezza cristiana nel rispetto della libertà personale di ognuno, in dialogo con le culture e le religioni dei popoli a cui sono inviati.

La missio ad gentes, sempre necessaria alla Chiesa, contribuisce così in maniera fondamentale al processo permanente di conversione di tutti i cristiani. La fede nella Pasqua di Gesù, l’invio ecclesiale battesimale, l’uscita geografica e culturale da sé e dalla propria casa, il bisogno di salvezza dal peccato e la liberazione dal male personale e sociale esigono la missione fino agli estremi confini della terra.

 (4° parte del Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Missionaria 2019)

Bollettino parrocchiale


Museo Diocesano

Museo Diocesano

Via Paradiso, 19 - FELTRE (BL)

Aperto il Venerdì, Sabato, Domenica,

dalle ore 9.30 alle 13.00

e dalle ore 14.30 alle 19.00

www.museodiocesanobellunofeltre.it