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Catechismo Estate 2020

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E' molto bello l’invito che apre la prima lettura della liturgia di questa domenica: “Cercate il Signore mentre si fa trovare, invocatelo mentre è vicino”.

Sembra suggerire che c’è una certa urgenza, che il tempo per trovare Dio potrebbe essere limitato, che l’offerta della Sua amicizia a noi potrebbe avere un termine.

Da parte sua o da parte nostra?

Il prosieguo del testo del profeta Isaia ci ricorda che su Dio non ab-biamo potere, che egli è sempre più grande di quello che noi possiamo dire, pensare, sperimentare di Lui.

Ma è il Salmo che risponde all’interrogativo angosciato dell’uomo che si mette in cammino per cercare il Signore: sorge in noi lo stupore per un Dio che si fa trovare davvero lì dove noi non l’avremmo cercato, nel tempo in cui noi non avremmo sospettato della Sua presenza, per una vicinanza te-nera che noi non avremmo intravisto.

Dio passa ad ogni ora del giorno, ci ricorda il Vangelo, Dio arriva nelle piazze assolate ed annoiate del mezzogiorno e delle tre del pomeriggio, quando ormai anche la voglia di lavorare se n’è andata, quando la nostra speranza è spenta, quando la delusione si è assisa in trono

Il salario della bontà e della misericordia, della tenerezza e dell’amore è sempre colmo: quando il cuore dell’uomo ne scorge la promessa – e a volte questa consapevolezza matura in un clima velenoso di peccato, di invidia, di relazioni ammalate – non può che anelare con tutto sé stesso alla comunione piena, alla gioia della riconciliazione e del dono di sé.

La liturgia di oggi ci aiuta a guarda-re alle nostre vite, alle nostre comuni-tà, al nostro tempo, pur così segnato da fragilità e problemi, con uno sguardo nuovo: oggi è il tempo della salvezza, oggi è il tempo giusto per cercare e trovare il Dio vicino, il Dio con noi

 S. D. G.

Un aiuto per pregare

- Sei riuscito a dare un senso alla tua vita o stai ancora cercando?

- Qual è il tuo sguardo su coloro che lavorano con te?

Un amore che rigenera

Immagino che i feltrini di un tempo, nobili e povera gente, abbiano trovato Pietro molto simpatico, tanto da affidargli il titolo della Cattedrale.

A volte ingenuo, a volte un po’ spaccone, riesce sempre a farsi incastrare da Gesù: nel Vangelo di questa domenica, è lui ad aprire la discussione che porta al racconto della parabola, che illumina l’atteggiamento di Dio verso i nostri conti che non tornano mai, verso i nostri debiti mai saldati e mai condonati.

Dopo essere stato supplicato, il re lascia perdere la contabilità: a Dio non interessa particolarmente il nostro peccato, perché lo ha vinto nella Risurrezione del Figlio. Ce lo ricorda bene San Paolo nella Lettera ai Romani: siamo sempre di Dio, nella vita e nel-la morte, quando compiamo atti di giustizia e di bontà e quando falliamo il bersaglio. I conti vengono dimenticati, però, a condizione che anche noi li dimentichiamo: non possiamo misurare l’amore in una quantità precisa di volte in cui perdonare, non possiamo mai fermarci.

L’amore genera e rigenera, instancabilmente: siamo chiamati a non contare per salvare quello che conta, la relazione con i nostri fratelli, la vita che l’altro è per me. La parabola non ci prospetta una punizione severa se non perdoniamo, ma ci propone di diventare collaboratori di Dio, servi della gioia degli altri, ministri di misericordia e di perdono. Ci scopriamo bisognosi anche noi di perdono e ci lasciamo stupire dalla possibilità di un perdono possibile: lo ha sperimentato anche Pietro, dopo il tradimento, dopo la croce, dopo la Risurrezione. Solo così diventiamo testimoni credibili, appassionati, umani: è dalla bellezza di un perdono sperimentato sulla propria pelle che Feltre si è fatta sedurre. S. D. G.

Un aiuto per pregare

- Sei capace di fare memoria di tutte le volte in cui sei stato perdonato?

- Sei disponibile a comprendere chi ha sbagliato e a dargli tempo per cambiare?

“Dove due o tre sono riuniti nel mio nome”: la chiusura del Vangelo di oggi è lo stringatissimo riassunto delle strade che mente e cuore possono percorrere se si lasciano provocare dalla Parola di oggi. Queste parole ci raccontano una dimensione fonda-mentale della nostra esistenza cristiana: per raggiungere Dio, per poterne vedere un piccolo frammento, è necessaria una relazione, anche minima. Da questo sorge e a questo conduce la responsabilità che abbiamo nei confronti degli altri, scaturisce la fraternità cristiana: un legame non retorico o su cui chiacchierare, ma un impegno vivo e concreto per poter prendersi cura degli altri anche quando sbagliano, nella fiducia di essere sostenuti ed accompagnati anche nelle proprie cadute. Una sfida difficile anche nelle nostre comunità, che nasce dalla carità di cui ci parla l’apostolo Paolo: bilanciare correzione e carità, sapersi correggere reciprocamente non per ferire o parlare male, ma per crescere e promuovere la vita è un’operazione che richiede fatica ed impegno. Il frutto ultimo del per-corso è davvero appetitoso: la comunione, il volersi bene è traccia di Dio, è presenza del Risorto in mezzo ai suoi! Se apriamo i nostri occhi, ci accorgiamo che non riusciamo a vivere da soli – ce ne siamo accorti molto bene nei mesi scorsi! –, che abbiamo bisogno di riunirsi: ci è impossibile sottrarci alla presenza discreta e costante del Padre che è nei cieli, non è possibile uscire dall’area di influenza di Dio. Persino il peccato non può essere fuori di Dio, perché richiede una relazione con Lui, persino nella morte siamo con Lui, che della morte è il vincitore: chiediamo al Signore di saperci guardare in questa signoria di Dio, in questa costante “atmosfera protettiva” del Suo amore di Padre. Da lì nascerà, rinnovata e forte, la nostra fraternità. S. D. G.

Un aiuto per pregare

- Tendi facilmente a giudicare gli altri o sai prenderti tempo?

- Sei capace di costruire comunione o tendi a creare divisione?

Crux.. stat...

Ai crocicchi delle strade. Sul frontespizio delle case. In tanti affreschi. Sulla punta dei campanili. Sulla cima delle montagne. La croce domina. La croce attira. Ogni tanto mi sembra voler raccogliere l’orizzonte, le città, i paesi, le storie in un abbraccio silenzioso, mi sembra portare a Dio le vite che, silenziosa, vede svolgersi sotto di lei. Mi piace pensare che gli uomini la pongano in così tanti luoghi perché ricorda loro qual è la strada per realizzare la loro vita ed es-sere felici: sulla croce, così come la intendiamo noi cristiani, non si realizza un sacrificio cruento od un macabro spettacolo, ma si compie definitivamente il dono di amore di Dio per noi. La croce scardina la nostra logica così precisa e così grezza del dare e avere, del perdere e guadagnare, perché introduce la logica prepotentemente gratuita e sovrabbondante del dono. La croce ci dà fastidio, vorremmo evitarla tutti: anche Gesù ha avuto paura di fronte alla croce. Il Vangelo di oggi ci riconsegna l’impossibilità di evitare la sofferenza, di bandirla una volta per sempre dalle nostre vite: un cri-stiano deve morire, deve saper morire. Ma un cristiano deve scoprire nella morte la possibilità gioiosa del dono: quante madri si sono consumate perché i loro figli potessero crescere e vivere? Quanti padri han-no donato la loro vita? Quante insegnanti, commesse, anziane, sindaci, professori… ci hanno donato qualcosa, hanno permesso a noi di vivere con un po’ di fatica? A ben vedere, la croce è una dimensione molto quotidiana, perché la vita di ogni giorno ha le sue piccole fatiche, quegli “io mi metto da parte per te” che sono piccole morti: solo se le accettiamo facciamo vivere chi abbiamo vicino. Solo se le viviamo fino in fondo creiamo vita intorno a noi. Solo se ci immergiamo in esse siamo uniti a Lui, che della vita è il Signore eterno.  S. D. G.

Un aiuto per pregare

Qual è il tuo rapporto con la sofferenza?

La eviti o la affronti?

Quale spazio ha la logica del Vangelo nelle tue scelte?

Tra cielo e terra... 

Due donne sono le protagoniste indiscusse di questo fine settimana di festa: la Vergine Assunta e la donna cananea. Se proviamo ad immaginarle, forse ci vengono alla mente due immagini diversissime: se la figura di Maria ci è suggerita dalle tante opere d’arte che occupano le nostre chiese e i nostri musei, la Cananea è una donna del popolo, vicina ad una quotidianità feriale che è anche la nostra. Due donne diverse, nemmeno accomunate dalla stessa fede nel Dio di Israele: due donne che ci raccontano con la loro vita come Dio si pone di fronte all’esistenza umana.

L’Assunta ci parla del mistero grande della Risurrezione, del sigillo ultimo e irrevocabile che Dio pone sulle strade incerte della nostra vita; la donna di Canaan ci suggerisce che l’uomo è sempre chiamato a collaborare con Dio per far fiorire la vita, per generare bellezza e pienezza.

Al fondo della vita di queste due donne, sta una fiducia incrollabile nella bontà della vita, un affidarsi continuo a Colui che è la sorgente della vita: Maria si lascia turbare dalle parole dell’angelo ed accoglie in sé il Figlio di Dio, la donna cananea stupisce Gesù con la profondità della sua preghiera.

Siamo guidati da queste due donne, la cui semplicità ci disarma, alla riscoperta del desiderio di vivere, e di vivere per sempre: è il sogno di Dio per noi, per ciascuno di noi.

Siamo guidati da queste due donne di preghiera e di fiducia ad assaporare la forza dell’affidarci agli altri, dell’amare, del voler bene: e questo solo significa, in fondo in fondo, vivere. S. D. G.

Un aiuto per pregare

- Come cerco di far crescere in me uno stile di fiducia in Dio e nel prossimo?

- In che modo posso amare la bellezza della vita?

Chi sono io per te?

Una delle domande più importanti che attraversano in modo più o meno esplicito la vita di ogni uomo riguarda la propria identità: “Chi sono io?”. Non è una domanda a cui si possa rispondere da soli: siamo sempre impastati di altri. Siamo la nostra famiglia, i nostri amici, la nostra cultura. Siamo il nostro tempo, la nostra storia, il nostro paese. E al contempo, siamo molto più della somma di tutti questi elementi: siamo impastati di mistero.

Forse con un po’ di ardore, mi immagino Gesù che si smarrisce nella ricerca di una risposta, se non definitiva, almeno con-vincente: Lui, che portava nel cuore, nella mente, nel corpo, il mistero di essere uomo e Dio, di essere figlio e Figlio. La domanda che fa a Pietro è la domanda che viene posta a ciascuno di noi: “Come io trovo posto nella tua vita?”.

Tante volte, ci accontentiamo di risposte pie, che ci rassicurano, ma che non ci mettono in cammino: Gesù è la mia vita, il mio migliore amico, il mio Signore, il mio tutto.

Forse, però, la risposta che Gesù vuole da noi assomiglia al bellissimo brano della Lettera ai Romani, che riassume l’esperienza del Risorto dell’Apostolo Paolo: Dio è sempre più in là di quello che noi diciamo o viviamo. Dio è sempre più grande di come noi lo pensiamo o lo raffiguriamo.

Dio è la vita, perché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. Gesù chiede di diventare la nostra vita, chiede di adotta-re il suo stile, i suoi sentimenti, il suo modo di agire, di guardare, di discernere eventi e situazioni, di camminare, di parlare. Ci chiede di amare il mistero dell’essere figli di Dio, vivendo come fratelli. Solo allora potremmo rispondere in sincerità: “Tu sei il Cristo”.  S. D. G.

Un aiuto per pregare

– Chi è Gesù per te in questo momento della tua vita?

– In che modo potresti rinnovare la tua relazione con il Signore?

 Bisogno di un approdo

«Coraggio, sono io, non abbiate paura»: è la frase forte che sta proprio nel cuore del Vangelo di questa domenica, il suo punto di svolta. Sono parole buone, che liberano, che spingono all’ardimento e al rischio di fidarsi dell’altro: Pietro, subito, incurante delle onde e della tempesta che ancora infuria, osa chiedere a Gesù di poter andare verso di Lui, di poter abbracciarlo, di poter essere sostenuto e guidato. Chiede di poter obbedire!

Dio non è sordo alla domanda dell’amore: la strada per amare pienamente, per im-parare a fidarsi, per poter camminare anche su un terreno pericoloso, tuttavia, non è un cammino facile, perché chiede costanza, impegno, capacità di tenere lo sguardo fisso sulla meta senza lasciarsi distrarre.

L’amore di Pietro non è ancora maturo: l’amore di ogni uomo non è ancora maturo, non è pieno, non è concluso. È la sofferenza di cui parla Paolo: un’inquietudine continua, uno stimolo a rinnovarsi e a crescere.

Abbiamo bisogno di una sosta, in questo nostro amare sofferto e combattuto, abbiamo bisogno di un approdo: il Signore ci viene incontro, si offre a noi come porto sicuro, come certezza di vita e di speranza. Tante volte, a noi pare poco: ci pare che la brezza leggera che stupisce Elia non sia presenza di Dio, che starebbe ben meglio in mezzo a terremoti, vento impetuoso, fuoco ardente. Ci pare che non bastino le parole di Gesù per farci attraversare quel tratto di mare che ci spaventa così tanto. Ci pare che la notte abbia il sopravvento: l’invito for-te della Parola di oggi è, ancora una volta, una conversione profonda, un rinnovamento della nostra fede in Colui che è Signore della vita e della morte.

Accogliamo come un balsamo per la nostra vita, per la vita della nostra comunità, questa rassicurazione di Gesù: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». S. D. G.

Un aiuto per pregare

– Come affronti i momenti in cui la tempesta si abbatte sulla tua vita e il vento è contrario?

– In che modo oggi puoi rinnovare la tua fede in Gesù?

Informazioni parrocchiali




Museo Diocesano

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Info e orari sul sito
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