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Rassegna stampa


   

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 18 giugno: corpus domini

L’Eucaristia

             Per comprendere l'Amore di Dio, del Padre e del Figlio è essenziale comprendere come Lui si è pensato per donarsi a noi. "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo" ecco cosa ha voluto essere Dio: cibo e bevanda per noi.

             Il pane è per l'appunto cibo; qualcosa che necessita all'uomo per vivere. Il cibo è qualcosa che quando si mangia viene distrutto interamente, perde in tutto la sua natura, la sua forma per essere inglobato da chi lo assume e diventare un'unica cosa con lui. Si comincia ad intuire allora, dove vogliamo arrivare a parare? Dio si è pensato per noi Eucaristia: Corpo spezzato e Sangue versato. Gesù fa del Suo Corpo pane da divorare, cibo da mangiare: Dio, il Messia, non si è pensato per noi come Entità Suprema da venerare, adorare, da riconoscere come Maestà! No! Si è fatto servo per noi.

             Non siamo noi a "sfamare" Dio; non siamo noi al suo servizio ma Lui a nostro. Accetta di essere "divorato", "masticato", accetta di perdere la sua forma per farsi uno con noi. Ci si è presentato come un bambino, poi diventa per noi cibo e bevanda e tutto questo affinché noi superiamo ritrosie e timore e ci facciamo uno con LUI.

             Gesù stesso, quando ci ha consegnato il padre nostro, ha invitato i suoi discepoli a chiedergli «il pane quotidiano», come figli che con fiducia attendono tutto dal loro Padre celeste. "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell' ultimo giorno". Ancora una volta il vangelo ce lo ripete: Dio è per noi, aspetta solo di essere accolto, mangiato, non siamo noi a servire a Lui; affidiamoci a Lui; chiediamogli la vita quella vera; non è distante o lontano ma "scandalosamente" vicino.            (Giovani Missioitalia)

11 giugno: santissima trinità

Dalla Trinità uno stile di vita

La Trinità più che un dogma, è una storia che ci rivela la bellezza di Dio e il senso di tutte le cose, ci dice che Dio non ha scelto di essere solo perché ama creare la comunione: un Dio che è Padre, che si è manifestato nel Figlio e che rimane presente in noi tramite lo Spirito Santo.

Dio si rivela così perché Dio è amore e comunione, e questo implica almeno tre persone, più tutto il creato, noi compresi, che siamo chiamati a vivere in questa comunione e di questa comunione. Dire che Dio è amore o dire che è Trinità è la stessa cosa.

Ciò che è bello da notare in ogni manifestazione di queste tre persone è il fatto che quando parlano è sempre per valorizzare non se stesso ma uno degli altri. Il Padre invita ad ascoltare il Figlio, il Figlio invita a pregare il Padre e dice che è bene che se ne vada per fare spazio alla venuta dello Spirito che è meglio di Lui, lo Spirito si limita a ricordarci ciò che Gesù ha detto e fatto per rivelarci il Padre. Veramente gareggiano a stimarsi. Gesù addirittura arriva a dire che noi faremo cose più grandi di Lui, perché Lui va al Padre a pregare per noi, perché possiamo ricevere lo Spirito.

E' bello convertirsi alla Trinità cercando di vivere in questa comunione con Dio e tra di noi. Questo si fa mettendo in pratica il comandamento dell'amore. La Trinità è uno stile di vita che corrisponde alla vocazione cristiana alla quale siamo tutti chiamati. E attenzione: questa vocazione è ciò che fa passare l'uomo da una situazione di sottosviluppo morale e spesso anche economico ad una situazione di valorizzazione dell'uomo e quindi di sviluppo in tutti i sensi.

Rinunciare a questa vocazione porta il singolo e la società ad impoverirsi; perciò aderire alla dimensione trinitaria non solo è bello, è importante.   (p. Paul Devreux)

 4 giugno: PENTECOSTE

 Preghiera allo spirito santo

Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto, ospite dolce dell'anima, dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo, nella calura, riparo, nel pianto, conforto.

O luce beatissima, invadi nell'intimo il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza, nulla è nell'uomo, nulla senza colpa.

Lava ciò che è sórdido, bagna ciò che è árido, sana ciò che sánguina.

Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato.

Dona ai tuoi fedeli, che solo in te confidano i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna.

 28 maggio: ASCENSIONE

 Gesù è con noi, “dunque …”

             Chi è colui che sale al cielo? Il Dio che ha preso per sé la croce per offrirmi in ogni mio patire scintille di risurrezione, per aprire crepe nei muri delle mie prigioni: mio Dio, esperto di evasioni! Gesù lascia sulla terra il quasi niente: undici uomini impauriti e confusi, un piccolo nucleo di donne coraggiose e fedeli, che lo hanno seguito per tre anni, non hanno capito molto ma lo hanno molto amato e non lo dimenticheranno.

            E proprio a questi, che dubitano ancora, alla nostra fragilità affida il mondo e il Vangelo. Con un atto di enorme fiducia: crede che noi, che io riuscirò ad essere lievito e forse perfino fuoco; a contagiare di Vangelo e di nascite chi mi è affidato. Mi spinge a pensare in grande, a guardare lontano: il mondo è tuo.

              C'è un passaggio sorprendente nelle parole dette da Gesù il giorno della sua acensione: “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra... Andate dunque”. Quel «dunque» di per sé è illogico. Gesù non dice: ho il potere e «dunque» faccio questo e quest'altro. Ma dice: io ho ogni potere e «dunque» voi fate. Quel «dunque» è bellissimo: per Gesù è ovvio che ogni cosa sua sia nostra. Tutto: la sua vita, la sua morte, la sua forza è per noi! Cosa ho fatto per meritarmelo? Proprio nulla: sono al centro di un amore senza ragione. Non il peccato dell'uomo ma l'amore per l'uomo spiega Gesù.

             E se dicessi anch'io ogni tanto frasi illogiche, come quel «dunque», perché scritte secondo la sintassi stramba dell'amore? Se dicessi: questo mese ho guadagnato di più, dunque Alberto, Sara, Mohamed, … potrà pagarsi l'affitto. Se dicessi: oggi ho del tempo libero, dunque posso aiutare …. Allora capisco dove si trova quel cielo di Dio di cui siamo «cittadini» (Fil 3,20): in quelle oasi, dove la gente parla la lingua sgrammaticata dell'amore.                               (padre Ermes Ronchi)

 14 maggio: Quinta domenica di Pasqua

 F i d u c i a

             Non sia turbato il vostro cuore, ab­biate fiducia. L'invito del Maestro ad assumere questi due atteggia­menti vitali a fondamento del nostro rap­porto di fede: un «no» gridato alla paura e un «sì» consegnato alla fiducia. Due atteg­giamenti del cuore che sono alla base an­che di qualsiasi rapporto fecondo, armonioso, esatto con ogni forma di vita. Ad o­gni mattino, ad ogni risveglio, un angelo ri­pete a ciascuno le due parole: non avere paura, abbi fiducia.

             Noi tutti ci umanizzia­mo per relazioni di fiducia, a partire dai no­stri genitori; diventiamo adulti perché co­struiamo un mondo di rapporti umani e­dificati non sulla paura ma sulla fiducia. La fede religiosa poggia sull'atto umano del credere, e se oggi è in crisi, ciò è accaduto perché è entrato in crisi l'atto umano dell'aver fiducia negli altri, nel mondo, nel fu­turo, nelle istituzioni, nell'amore. In un mondo di fiducia rinnovata, anche la fede in Dio troverà respiro nuovo.

             Fiducia perché Gesù è la Via, la Verità, la Vita.

            Gesù è la strada per arriva­re a casa, a Dio, agli altri; una via davanti alla quale non si erge un muro o u­no sbarramento, ma orizzonti aperti. La strada che non si smarrisce, ma va' verso la storia più ambiziosa del mondo, il so­gno più grandioso mai sognato, la conqui­sta - per tutti - di amore e libertà, di bellez­za e di comunione: con Dio, con il cosmo, con l'uomo.

              Gesù è la Verità. Non in una dottrina, né in una legge, ma in un «io» sta la verità, in Gesù, ve­nuto a mostrarci il vero volto dell'uomo e il volto d'amore del Padre. La verità sono oc­chi e mani che ardono. Così è Gesù: accende occhi e mani. La sua è una Vita che si muove libera, regale e amorevo­le tra le creature.

             Il cristianesimo è una storia e una vita vissuta nella fiducia di un Dio che ci ama tanto da dilatare la nostra vita all’orizzonte dell’eternità.   (padre Ermes Ronchi)

 21 maggio: sesta domenica di Pasqua

 Non cambiate rotta

             Non siamo soli, il Signore lo ripete in tanti modi. Il ricordo delle sue parole ci conforta come anche l'esperienza viva di fede che non abbandona coloro che scrutano con attenzione le Scritture, né chi vive la propria quotidianità con cuore generoso e accogliente. Se misuriamo le nostre forze ci troviamo deboli e bisognosi, ma se riconosciamo serenamente di cosa siamo plasmati, quella Parola entra in noi come Spirito vivificante, promesso per colmare le nostre lacune, per dilatare i nostri orizzonti e spallare le pareti dei nostri cuori rimpiccioliti dalla paura. Se ospitiamo lo Spirito, con lui coltiviamo la speranza della quale possiamo rendere ragione con la gioia e la sicurezza dei figli di Dio.

             «Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi». Pietro, chiamato a confermare i fratelli e a guidare la Chiesa di ieri e di oggi, invita tutti noi alla dolcezza, al rispetto, alla rettitudine che fa discernere la volontà di Dio. È un cammino verso la nostra più vera e profonda identità, che non teme minacce esterne, e che si fortifica nelle avversità. È allora che possiamo verificare la forza dello Spirito che agisce in noi; solo con questa disponibilità si può evitare ciò che agita le acque e toglie stabilità alla nostra imbarcazione.

             Cambiare rotta è pericoloso; rischiamo di non incontrare Colui che non ha mai smesso di darci indicazioni chiare ed inequivocabili per giungere alla mèta, di indicarci la via più semplice e diretta, quella che forse, per natura, noi non avremmo mai scelto, quella dell’amore. «Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui». Possibile che ci intimorisca tanto l'invito ad amare e ad essere amati? Con il Signore non c’è paura, quindi non cambiate rotta!    (Monaci Benedettini Silvestrini)

 7 maggio: Quarta domenica di Pasqua

 Alzati, va’ e non temere

Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni

             Chi si è lasciato attrarre dalla voce di Dio e si è messo alla sequela di Gesù scopre ben presto, dentro di sé, l’insopprimibile desiderio di portare la Buona Notizia ai fratelli, attraverso l’evangelizzazione e il servizio nella carità. Tutti i cristiani sono costituiti missionari del Vangelo! Il discepolo, infatti, non riceve il dono dell’amore di Dio per una consolazione privata … la gioia del Vangelo che riempie la vita della comunità dei discepoli è una gioia missionaria.

             … Dinanzi alle domande che emergono dal cuore dell’uomo e alle sfide che si levano dalla realtà, possiamo provare una sensazione di smarrimento e avvertire un deficit di energie e di speranza. C’è il rischio che la missione cristiana appaia come una mera utopia irrealizzabile o, comunque, una realtà che supera le nostre forze. Ma se contempliamo Gesù Risorto, che cammina accanto ai discepoli di Emmaus, la nostra fiducia può essere ravvivata.

             … Gesù è accanto a noi! I due discepoli, feriti dallo scandalo della Croce, stanno ritornando a casa percorrendo la via della sconfitta: portano nel cuore una speranza infranta e un sogno che non si è realizzato. In loro la tristezza ha preso il posto della gioia del Vangelo. Che cosa fa Gesù? Percorre la loro stessa strada e lentamente trasforma il loro scoraggiamento, fa ardere il loro cuore e apre i loro occhi, annunciando la Parola e spezzando il Pane.

             Allo stesso modo, il cristiano non porta da solo l’impegno della missione, ma sperimenta, anche nelle fatiche e nelle incomprensioni, che Gesù cammina con lui, parla con lui, respira con lui, lavora con lui. Sente Gesù vivo insieme con lui nel mezzo dell’impegno di annunciare il Vangelo.    (dal Messaggio di Papa Francesco)

Bollettino parrocchiale


A.C.R. Azione Cattolica Ragazzi

a partire da sabato 8 ottobre

TUTTI I SABATI
POMERIGGIO
in Patronato
al Sacro Cuore
(Via Belluno, 27)

*  dalle ore 14.30 alle 15.30

*   dalle 15.30 giochi e animazione per tutti fino alle ore 17

Patronato Padri Canossiani

Patronato dei Padri Canossiani

per ragazzi/e dai 6 ai 13 anni

Tutti i Pomeriggi

dalle ore 14.00 alle 17.45

per giocare, cantare, fare tante attivita' in amicizia

Parrocchia del Sacro Cuore
Via Belluno, 27
Tel. 0439-89749