26 maggio – 6^ Domenica di Pasqua

Chiamati a lasciarci amare da Dio


“Se uno mi ama, osserverà la mia parola” Questa afferma­zione di Gesù è così importante da essere ribadita subito al negativo: chi non mi ama non osserva le mie parole, non rie­sce, non ce la può fare, non da solo.


Una limpida constatazione: solo se ami il Signore, allora e solo allora la sua Parola, il tuo desiderio e la tua volontà co­minciano a coincidere. Come si fa ad amare il Signore Gesù? L'amore verso di lui è un'emozione, un gesto, molti ge­sti di carità, molte preghiere o sacrifici? No. Amare comincia con una resa, con il lasciarsi amare. Dio non si merita, si accoglie.


Il primo posto nel Vangelo non spetta alla morale, ma alla fe­de, alla relazione affettuosa con Dio, allo stringersi a Lui come un bambino si stringe al petto della madre e non la vuol lasciare, perché per lui è vita.


Dice Gesù “Lo Spirito vi insegnerà ogni co­sa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto”. Una affermazione colma di bellissimi significati profetici. Due verbi: Insegna­re e Ricordare. Sono i due poli entro cui soffia lo Spirito: la memoria cordiale dei grandi gesti di Gesù e l'apprendi­mento di nuove sillabe divine; le parole dette «in quei giorni» e le nuove conquiste della mente e dell'anima che lo Spi­rito induce. Colui che in prin­cipio covava le grandi acque e si librava sugli abissi, continua ancora a covare le menti e a li­brarsi, creatore, sugli abissi del cuore.   (Padre Ermes Ronchi)

Bollettino parrocchiale


Museo Diocesano

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Aperto il Venerdì, Sabato, Domenica,

dalle ore 9.30 alle 13.00

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