25 settembre: 26^ Domenica del Tempo Ordinario

 Non si è cattivi perché ricchi

 C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta. (cfr. Lc 16,19-31)

Nella Parabola del ricco epulone e di Lazzaro c’è tutto un contrasto clamoroso tra le condizioni del ricco e del povero che li fanno totalmente separati. Da una parte c'è la fragile e incosciente beatitudine del ricco; dall'altra l'umiliazione silenziosa di Lazzaro. Il giudizio finale, che mostra rovesciate le due condizioni, più che spaventare sul destino di un inferno, è uno scossone alla coscienza dinanzi all'orrore dell'oggi della storia, per fare tutto il possibile, prima che sia troppo tardi.

Il ricco (un uomo di cui non conosciamo il nome, salvo il riferimento al suo passare da un banchetto - epulum - all'altro) non è cattivo perché è ricco, ma perché non si accorge del povero Lazzaro che mendica la sua vita, che è privo di tutto ma non del nome che ne dice l'identità e che ne farà nel tempo patrono degli ospizi per poveri e dei lazzaretti.

 Povertà e ricchezza: non è una questione di valori, ma di relazioni. La parabola ci mostra la mancanza di relazione col povero nella sua quotidiana liturgia di mendicante. La vita del ricco è un abisso, non si accorge del povero che muore alla sua porta. L'abisso è nel suo cuore e nelle sue infondate sicurezze. È l'abisso della omissione di chi non valica la disunione per andare incontro al fratello.   (don Angelo Sceppacerca)

Bollettino parrocchiale


A.C.R. Azione Cattolica Ragazzi

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POMERIGGIO

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Canossiani
al Sacro Cuore

in via Belluno

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Museo Diocesano

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