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31 marzo: 4^ Domenica di Quaresima

Il Padre Misericordioso

La Parabola (Lc. 15,11-32) parla di un padre e dei suoi due figli, e ci fa conoscere la misericordia infinita di Dio.

Partiamo dalla fine, cioè dalla gioia del cuore del Padre, che dice: «Facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». Con queste parole il padre ha interrotto il figlio minore nel momento in cui stava confessando la sua colpa: «Non sono più degno di essere chiamato tuo figlio…». Ma questa espressione è insopportabile per il cuore del padre, che invece si affretta a restituire al figlio i segni della sua dignità: il vestito bello, l’anello, i calzari.

Gesù non descrive un padre offeso e risentito, un padre che, ad esempio, dice al figlio: “Me la pagherai”: no, il padre lo abbraccia, lo aspetta con amore.  L’unica cosa che il padre ha a cuore è che questo figlio sia davanti a lui sano e salvo e questo lo fa felice e fa festa […].

La misericordia del padre è traboccante, incondizionata, e si manifesta ancor prima che il figlio parli. Certo, il figlio sa di avere sbagliato e lo riconosce: «Ho peccato … trattami come uno dei tuoi salariati». Ma queste parole si dissolvono davanti al perdono del padre. L’abbraccio e il bacio di suo papà gli fanno capire che è stato sempre considerato figlio, nonostante tutto. È importante questo insegnamento di Gesù: la nostra condizione di figli di Dio è frutto dell’amore del cuore del Padre; non dipende dai nostri meriti o dalle nostre azioni, e quindi nessuno può togliercela, neppure il diavolo! Nessuno può toglierci questa dignità. Questa parola di Gesù ci incoraggia a non disperare mai.

(Papa Francesco – Udienza generale 11.5.2016)

 24 marzo: 3^ Domenica di Quaresima

Quaresima

Digiuno, preghiera, elemosina

Se la Quaresima del Figlio di Dio “è stata un entrare nel deserto del creato per farlo tornare ad essere quel giardino della comunione con Dio che era prima del peccato delle origini”, i cristiani sono chiamati a “incarnare più intensamente e concretamente il mistero pasquale nella loro vita personale, familiare e sociale”, in modo speciale attraverso “il digiuno, la preghiera e l’elemosina”. Digiunare vuol dire rinunciare alla tentazione di “divorare” tutto per “saziare la nostra ingordigia”; pregare significa “saper rinunciare all’idolatria e all’autosufficienza del nostro io; e fare elemosina ci aiuta a “uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi, nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene”. Su questi binari, è possibile “ritrovare la gioia del progetto che Dio ha messo nella creazione e nel nostro cuore”: l’amore, unica sorgente della “vera felicità”.

Il “travaglio” della conversione

Il cammino verso la Pasqua, dunque, ci chiama “a restaurare il nostro volto e il nostro cuore di cristiani, tramite il pentimento, la conversione e il perdono”, una chiamata che coinvolge tutta la “creazione” a uscire “dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio”.

Questa “impazienza”, questa attesa del creato troverà compimento quando si manifesteranno i figli di Dio, cioè quando i cristiani e tutti gli uomini entreranno decisamente in questo “travaglio” che è la conversione.

(dal Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2019)

17 marzo: 2^ Domenica di Quaresima

Quaresima

tempo di fraternità

Nel messaggio per la Giornata del Povero (18 novembre 2018), dal titolo “Il povero grida, il Signore lo ascolta”, Papa Francesco si domanda: “come mai questo grido, che sale fino al cospetto di Dio, non riesce ad arrivare alle nostre orecchie e ci lascia indifferenti e impassibili?” Che non facciamo anche noi come quelli che hanno messo a tacere il mendicante Bartimeo che gridava “Pietà” dai bordi della strada!

Queste “sono voci stonate, spesso determinate da una fobia per i poveri, considerati non solo come persone indigenti, ma anche come gente portatrice di insicurezza, instabilità, disorientamento dalle abitudini quotidiane e, pertanto, da respingere e tenere lontani. Non ci si rende conto che in questo modo ci si allontana anche dal Signore Gesù, che non li respinge ma li chiama a sé e li consola, come ha fatto col cieco Bartimeo”.

Per rispondere positivamente a questo grido, ogni persona e comunità potrà mettere in atto delle iniziative, “senza paura di sporcarsi con il fango della strada o meglio, con gli scarti della nostra società”.

È la campagna che tradizionalmente va sotto il nome di: “UN PANE PER AMOR DI DIO”, che non si accontenta di un gesto quaresimale, pur buono e necessario, ma intende aiutarci a consolidare uno stile di vita fatto di attenzione e condivisione con la situazione reale di tanta gente che è povera non solo di pane, ma di giustizia, di fraternità, di pace, di fede, di dignità; gente che ricerca una luce per poter rialzarsi e camminare nella vita e che non la trova se qualche fratello non si avvicina e gli dice “Coraggio, alzati, il Maestro ti chiama!”

10 marzo: 1^ Domenica di Quaresima
Quaresima
Tempo di rinnovamento

Volendo essere fedeli alla “mappa” del Vangelo, ci ritroviamo anche noi con lo stato d’animo dei discepoli del Getsemani. A volte sembra che il nostro sguardo sia abbassato sull’Ora delle tenebre che ci par di prevalere nella storia dei nostri giorni, e così “siamo preoccupati di ciò che non funziona, bloccati da ciò che non comprendiamo o non riusciamo a spiegarci, trascinati giù da una logica lamentosa con cui valutiamo la nostra situazione pastorale e socio-culturale.” (Vescovo Renato).

È urgente, invece, “Alzarci e andare!”, alzando lo sguardo verso i nuovi orizzonti propostici oggi dalla Chiesa: si tratta di un passaggio “pasquale”: doloroso, ma che ci fa uscire dalle tenebre verso la Luce, ci fa gustare l’Ora di Dio, che vince sempre sull’Ora delle tenebre! “Una chiesa in uscita, aperta al rinnovamento, va preferita a una Chiesa “malata per la chiusura, la rigidità delle tradizioni e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze” (Ev.G. 49).

 Qui ci vuole il coraggio di rischiare sapendo che non andiamo soli, e non andiamo vagando senza meta per i deserti del mondo, ma il Signore ci tiene per mano per condurci a un porto sicuro.

 Papa Francesco rivolgendosi ai giovani, li sprona così: “Cari giovani, non abbiate paura di Cristo e della sua Chiesa! In essi si trova il tesoro che riempie di gioia la vita...”

 

24 febbraio: 7^ Domenica del tempo ordinario

Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro (Lc 6,36)

La misericordia si esprime, anzitutto, nel perdono: «Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati» (v. 37).

Gesù non intende sovvertire il corso della giustizia umana, tuttavia ricorda ai discepoli che per avere rapporti fraterni bisogna sospendere i giudizi e le condanne. È il perdono infatti il pilastro che regge la vita della comunità cristiana, perché in esso si mostra la gratuità dell’amore con cui Dio ci ha amati per primo.

Il cristiano deve perdonare! Ma perché? Perché è stato perdonato. Tutti noi siamo stati perdonati. Nessuno di noi, nella propria vita, non ha avuto bisogno del perdono di Dio. E perché noi siamo stati perdonati, dobbiamo perdonare. Lo recitiamo tutti i giorni nel Padre Nostro: “Perdona i nostri peccati; perdona i nostri debiti come noi li perdoniamo ai nostri debitori”. Cioè perdonare le offese, perdonare tante cose, perché noi siamo stati perdonati da tante offese, da tanti peccati.

E così è facile perdonare: se Dio ha perdonato me, perché non devo perdonare gli altri? Sono più grande di Dio? Questo pilastro del perdono ci mostra la gratuità dell’amore di Dio, che ci ha amato per primi. Giudicare e condannare il fratello che pecca è sbagliato. Non perché non si voglia riconoscere il peccato, ma perché condannare il peccatore spezza il legame di fraternità con lui e disprezza la misericordia di Dio, che invece non vuole rinunciare a nessuno dei suoi figli.

Non abbiamo il potere di condannare il nostro fratello che sbaglia, non siamo al di sopra di lui: abbiamo piuttosto il dovere di recuperarlo alla dignità di figlio del Padre e di accompagnarlo nel suo cammino di conversione.     (Papa Francesco)

 3 marzo: 8^ Domenica del tempo ordinario

Inizia la Quaresima

Con il “Mercoledì delle Ceneri” – 6 marzo – inizia il tempo liturgico della Quaresima. Il cammino della nostra Comunità Diocesana e quindi anche dalla nostra Comunità parrocchiale, è tracciato quest’anno dal tema:

Alzatevi, andiamo … (Mt 26,46)

“Alzatevi, andiamo…!” È l’invito pressante di Gesù agli apostoli a conclusione della drammatica preghiera del Getsemani, per avviarsi verso la sua Ora, quella di portare a compimento l’opera del Padre col dono definitivo della sua vita.

Il cammino della Quaresima approderà alla Pasqua di Risurrezione. Ma per arrivare a questo Giorno luminoso che non avrà più fine, bisogna passare per l’offerta della propria vita. È un passaggio doloroso in cui si incrociano sulla cima del Calvario l’ “Ora delle tenebre” (la cattiveria umana – il peccato) e l’ “Ora di Dio” (la misericordia del Signore – l’Amore).

Quaresima: tempo di preghiera

Gesù, segnato anche lui dalla debolezza umana in quel momento di tristezza e angoscia, si pone in preghiera rivolgendosi al Padre con la confidenza e la familiarità del termine “Abbà.” Ai discepoli sconcertati e addormentati Gesù ricorda di pregare per non «cadere in tentazione». Questo insegnamento è contenuto anche nella preghiera del Padre Nostro, affinché il Padre non abbandoni i suoi figli nel momento della tentazione, ma dia la forza per superarla.

La Quaresima è tempo favorevole per una più attenta vigilanza nella preghiera.

17 febbraio: 6^ Domenica del tempo ordinario

Le beatitudini per la santità

Ci possono essere molte teorie su cosa sia la santità, abbondanti spiegazioni e distinzioni. Tale riflessione potrebbe essere utile, ma nulla è più illuminante che ritornare alle parole di Gesù e raccogliere il suo modo di trasmettere la verità. Gesù ha spiegato con tutta semplicità che cos’è essere santi, e lo ha fatto quando ci ha lasciato le Beatitudini (cfr Mt 5,3-12)

Esse sono come la carta d’identità del cristiano. Così, se qualcuno di noi si pone la domanda: “Come si fa per arrivare ad essere un buon cristiano?”, la risposta è semplice: è necessario fare, ognuno a suo modo, quello che dice Gesù nel discorso delle Beatitudini. In esse si delinea il volto del Maestro, che siamo chiamati a far trasparire nella quotidianità della nostra vita.

La parola “felice” o “beato” diventa sinonimo di “santo”, perché esprime che la persona fedele a Dio e che vive la sua Parola raggiunge, nel dono di sé, la vera beatitudine.

Nonostante le parole di Gesù possano sembrarci poetiche, tuttavia vanno molto controcorrente rispetto a quanto è abituale, a quanto si fa nella società; e, anche se questo messaggio di Gesù ci attrae, in realtà il mondo ci porta verso un altro stile di vita. Le Beatitudini in nessun modo sono qualcosa di leggero o di superficiale; al contrario, possiamo viverle solamente se lo Spirito Santo ci pervade con tutta la sua potenza e ci libera dalla debolezza dell’egoismo, della pigrizia, dell’orgoglio.

Torniamo ad ascoltare Gesù, con tutto l’amore e il rispetto che merita il Maestro. Permettiamogli di colpirci con le sue parole, di provocarci, di richiamarci a un reale cambiamento di vita. Altrimenti la santità sarà solo parole.

(Papa Francesco – Gaudete et Exsultate –  cap. 3)

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