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Rassegna stampa


   

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9 Luglio: 14^ domenica del tempo ordinario

Dove corriamo ?

Il tema dominante dei testi di questi domenica è l'umiltà. “Imparate da me che sono mite e umile di cuore” termine ormai in via d'estinzione in una società che predica l'arrivismo a tutti i costi, la corsa ai primi posti, l'importanza di strappare il consenso, l'applauso, l'audience, la prima pagina e poi anche la seconda e la terza e via di seguito.

In un mondo dunque, dove tutti dicono che bisogna farsi avanti, il Vangelo invita a farsi indietro o, perlomeno, a stare al proprio posto. "Imparate da me che sono mite e umile di cuore” - ed ecco il bello - “troverete ristoro per le vostre anime”. Ecco perché il mondo non trova ristoro e neanche riposo: perché è una gran fatica stare dietro a tutto quel farsi avanti, e anche un gran dispendio di energie, mentre starsene indietro o, perlomeno, starsene al proprio posto, sarebbe, oltre che un gran riposo, anche un gran ristoro per le nostre anime. Infatti solo allora saremmo veramente ristorati perché saremmo visitati dalla presenza dell'Amico per eccellenza che - finché siamo tutti occupati a cercare noi stessi - non possiamo pretendere di incontrarlo per il semplice fatto che non ci sogniamo neanche di cercarlo! E Lui rispetta e sta in disparte...

“Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli”. Solo occupandoci di ascoltare lui - e non le voci tonanti del mondo - impareremmo infatti, “quelle cose” che ci renderebbero veramente sapienti, di quella sapienza tutta speciale, nascosta, non appariscente né ridondante, ma tanto più sostanziale, perché procedente dalla Sapienza stessa, fatta Persona incarnata.                                                                                                                                                                                    (Wilma Chasseur)

 2 Luglio: 13^ domenica del tempo ordinario

 “Chi ama padre o madre più di me …”

             Non c'è antagonismo o sottovalutazione per l'amore al padre e alla madre, al figlio o alla figlia. Eppure trafigge la forza con la quale Gesù chiede che ogni relazione umana sia vissuta in relazione a Lui. Gesù non chiede di "amare di meno": è il contrario. Solo riferito a Lui ogni legame tra le persone trova fondamento e protezione. Quando Gesù dice che è venuto a portare sulla terra "non la pace, ma la spada" si riferisce alla necessità di risanare le ferite della natura umana, i rapporti - compreso quello fra padre e figlio - violenti o falliti.

             È sotto gli occhi di tutti, spesso vicino o persino dentro la propria famiglia, la sofferenza per la fragilità dei legami affettivi e le fratture dei vincoli d'amore fra uomo e donna. Quello di Gesù è l'invito a convertire le relazioni; nella croce pasquale, di morte e resurrezione, tutto deve rinascere in modo assolutamente nuovo, anche l'amore fra padre e figlio, fra marito e moglie. Il primato richiesto dal Signore è il principio garante di ogni relazione liberata da ogni deviazione idolatrica: solo Dio è Dio.

           Ogni cosa ha senso nell'amore, quando Dio è al primo posto: un bicchiere d'acqua come un momento del proprio tempo; se è grande il desiderio di Dio, allora anche il Vangelo è alla nostra portata. E i rapporti fra noi? Se ci si ama dando il primato a Dio, nulla ci può separare.

             In questo Vangelo Gesù disegna il profilo del suo apostolo inviato in gratuità e povertà, soprattutto libero di portare la croce, di offrire la propria vita per trovarla piena. E un apostolo così, accettato, porta il volto del maestro. Nell'apostolo è Gesù stesso che viene ricevuto perché l'apostolo compie la stessa opera del Figlio, la salvezza, perché è capace di un amore più grande di qualunque altro affetto.                                                                                                (don Angelo Sceppacerca)

 18 giugno: corpus domini

L’Eucaristia

             Per comprendere l'Amore di Dio, del Padre e del Figlio è essenziale comprendere come Lui si è pensato per donarsi a noi. "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo" ecco cosa ha voluto essere Dio: cibo e bevanda per noi.

             Il pane è per l'appunto cibo; qualcosa che necessita all'uomo per vivere. Il cibo è qualcosa che quando si mangia viene distrutto interamente, perde in tutto la sua natura, la sua forma per essere inglobato da chi lo assume e diventare un'unica cosa con lui. Si comincia ad intuire allora, dove vogliamo arrivare a parare? Dio si è pensato per noi Eucaristia: Corpo spezzato e Sangue versato. Gesù fa del Suo Corpo pane da divorare, cibo da mangiare: Dio, il Messia, non si è pensato per noi come Entità Suprema da venerare, adorare, da riconoscere come Maestà! No! Si è fatto servo per noi.

             Non siamo noi a "sfamare" Dio; non siamo noi al suo servizio ma Lui a nostro. Accetta di essere "divorato", "masticato", accetta di perdere la sua forma per farsi uno con noi. Ci si è presentato come un bambino, poi diventa per noi cibo e bevanda e tutto questo affinché noi superiamo ritrosie e timore e ci facciamo uno con LUI.

             Gesù stesso, quando ci ha consegnato il padre nostro, ha invitato i suoi discepoli a chiedergli «il pane quotidiano», come figli che con fiducia attendono tutto dal loro Padre celeste. "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell' ultimo giorno". Ancora una volta il vangelo ce lo ripete: Dio è per noi, aspetta solo di essere accolto, mangiato, non siamo noi a servire a Lui; affidiamoci a Lui; chiediamogli la vita quella vera; non è distante o lontano ma "scandalosamente" vicino.            (Giovani Missioitalia)

11 giugno: santissima trinità

Dalla Trinità uno stile di vita

La Trinità più che un dogma, è una storia che ci rivela la bellezza di Dio e il senso di tutte le cose, ci dice che Dio non ha scelto di essere solo perché ama creare la comunione: un Dio che è Padre, che si è manifestato nel Figlio e che rimane presente in noi tramite lo Spirito Santo.

Dio si rivela così perché Dio è amore e comunione, e questo implica almeno tre persone, più tutto il creato, noi compresi, che siamo chiamati a vivere in questa comunione e di questa comunione. Dire che Dio è amore o dire che è Trinità è la stessa cosa.

Ciò che è bello da notare in ogni manifestazione di queste tre persone è il fatto che quando parlano è sempre per valorizzare non se stesso ma uno degli altri. Il Padre invita ad ascoltare il Figlio, il Figlio invita a pregare il Padre e dice che è bene che se ne vada per fare spazio alla venuta dello Spirito che è meglio di Lui, lo Spirito si limita a ricordarci ciò che Gesù ha detto e fatto per rivelarci il Padre. Veramente gareggiano a stimarsi. Gesù addirittura arriva a dire che noi faremo cose più grandi di Lui, perché Lui va al Padre a pregare per noi, perché possiamo ricevere lo Spirito.

E' bello convertirsi alla Trinità cercando di vivere in questa comunione con Dio e tra di noi. Questo si fa mettendo in pratica il comandamento dell'amore. La Trinità è uno stile di vita che corrisponde alla vocazione cristiana alla quale siamo tutti chiamati. E attenzione: questa vocazione è ciò che fa passare l'uomo da una situazione di sottosviluppo morale e spesso anche economico ad una situazione di valorizzazione dell'uomo e quindi di sviluppo in tutti i sensi.

Rinunciare a questa vocazione porta il singolo e la società ad impoverirsi; perciò aderire alla dimensione trinitaria non solo è bello, è importante.   (p. Paul Devreux)

 28 maggio: ASCENSIONE

 Gesù è con noi, “dunque …”

             Chi è colui che sale al cielo? Il Dio che ha preso per sé la croce per offrirmi in ogni mio patire scintille di risurrezione, per aprire crepe nei muri delle mie prigioni: mio Dio, esperto di evasioni! Gesù lascia sulla terra il quasi niente: undici uomini impauriti e confusi, un piccolo nucleo di donne coraggiose e fedeli, che lo hanno seguito per tre anni, non hanno capito molto ma lo hanno molto amato e non lo dimenticheranno.

            E proprio a questi, che dubitano ancora, alla nostra fragilità affida il mondo e il Vangelo. Con un atto di enorme fiducia: crede che noi, che io riuscirò ad essere lievito e forse perfino fuoco; a contagiare di Vangelo e di nascite chi mi è affidato. Mi spinge a pensare in grande, a guardare lontano: il mondo è tuo.

              C'è un passaggio sorprendente nelle parole dette da Gesù il giorno della sua acensione: “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra... Andate dunque”. Quel «dunque» di per sé è illogico. Gesù non dice: ho il potere e «dunque» faccio questo e quest'altro. Ma dice: io ho ogni potere e «dunque» voi fate. Quel «dunque» è bellissimo: per Gesù è ovvio che ogni cosa sua sia nostra. Tutto: la sua vita, la sua morte, la sua forza è per noi! Cosa ho fatto per meritarmelo? Proprio nulla: sono al centro di un amore senza ragione. Non il peccato dell'uomo ma l'amore per l'uomo spiega Gesù.

             E se dicessi anch'io ogni tanto frasi illogiche, come quel «dunque», perché scritte secondo la sintassi stramba dell'amore? Se dicessi: questo mese ho guadagnato di più, dunque Alberto, Sara, Mohamed, … potrà pagarsi l'affitto. Se dicessi: oggi ho del tempo libero, dunque posso aiutare …. Allora capisco dove si trova quel cielo di Dio di cui siamo «cittadini» (Fil 3,20): in quelle oasi, dove la gente parla la lingua sgrammaticata dell'amore.                               (padre Ermes Ronchi)

 4 giugno: PENTECOSTE

 Preghiera allo spirito santo

Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto, ospite dolce dell'anima, dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo, nella calura, riparo, nel pianto, conforto.

O luce beatissima, invadi nell'intimo il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza, nulla è nell'uomo, nulla senza colpa.

Lava ciò che è sórdido, bagna ciò che è árido, sana ciò che sánguina.

Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato.

Dona ai tuoi fedeli, che solo in te confidano i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna.

 21 maggio: sesta domenica di Pasqua

 Non cambiate rotta

             Non siamo soli, il Signore lo ripete in tanti modi. Il ricordo delle sue parole ci conforta come anche l'esperienza viva di fede che non abbandona coloro che scrutano con attenzione le Scritture, né chi vive la propria quotidianità con cuore generoso e accogliente. Se misuriamo le nostre forze ci troviamo deboli e bisognosi, ma se riconosciamo serenamente di cosa siamo plasmati, quella Parola entra in noi come Spirito vivificante, promesso per colmare le nostre lacune, per dilatare i nostri orizzonti e spallare le pareti dei nostri cuori rimpiccioliti dalla paura. Se ospitiamo lo Spirito, con lui coltiviamo la speranza della quale possiamo rendere ragione con la gioia e la sicurezza dei figli di Dio.

             «Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi». Pietro, chiamato a confermare i fratelli e a guidare la Chiesa di ieri e di oggi, invita tutti noi alla dolcezza, al rispetto, alla rettitudine che fa discernere la volontà di Dio. È un cammino verso la nostra più vera e profonda identità, che non teme minacce esterne, e che si fortifica nelle avversità. È allora che possiamo verificare la forza dello Spirito che agisce in noi; solo con questa disponibilità si può evitare ciò che agita le acque e toglie stabilità alla nostra imbarcazione.

             Cambiare rotta è pericoloso; rischiamo di non incontrare Colui che non ha mai smesso di darci indicazioni chiare ed inequivocabili per giungere alla mèta, di indicarci la via più semplice e diretta, quella che forse, per natura, noi non avremmo mai scelto, quella dell’amore. «Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui». Possibile che ci intimorisca tanto l'invito ad amare e ad essere amati? Con il Signore non c’è paura, quindi non cambiate rotta!    (Monaci Benedettini Silvestrini)

Bollettino parrocchiale


A.C.R. Azione Cattolica Ragazzi

a partire da sabato 8 ottobre

TUTTI I SABATI
POMERIGGIO
in Patronato
al Sacro Cuore
(Via Belluno, 27)

*  dalle ore 14.30 alle 15.30

*   dalle 15.30 giochi e animazione per tutti fino alle ore 17

Patronato Padri Canossiani

Patronato dei Padri Canossiani

per ragazzi/e dai 6 ai 13 anni

Tutti i Pomeriggi

dalle ore 14.00 alle 17.45

per giocare, cantare, fare tante attivita' in amicizia

Parrocchia del Sacro Cuore
Via Belluno, 27
Tel. 0439-89749