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Attese ripagate

È notte fonda; l’unico rumore che si percepisce appena è il vento. Il buio denso è squarciato da un grido: immaginiamo l’angoscia, lo sgomento che prende il cuore destato all’improvviso da un sonno già tormentato dall’ansia dell’attesa. «Ecco lo sposo! Andategli incontro»: chissà quanto ognuna delle fanciulle protagoniste del Vangelo di questo momento avevano atteso e sognato la persona accanto a cui la loro vita avrebbe potuto fiorire in tutta la sua bellezza.

Quella parola è detta oggi a noi: il nostro cuore la cerca, la nostra anima ha sete di un cambio radicale della nostra vita, di qualcosa che ci metta in cammino, di un andare incontro che sazi finalmente la continua inquietudine della nostra esistenza.

Quella parola continua a squarciare le notti della nostra vita, il periodo difficile che stiamo vivendo, la sofferenza, la malattia: eppure, non ci nascondiamo che, in fondo in fondo, in noi c’è anche tanta delusione. Perché l’attesa è stata faticosa, sfibrante, lunga, si è fatto buio, e lo Sposo non è arrivato.

Tanti nostri gesti di bontà sono caduti di fronte ai muri di indifferenza o di ostilità che ci siamo trovati davanti; ci è sembrato che non valesse la pena perdonare, amare, prenderci cura.

La differenza tra le vergini sagge e le vergini stolte è il bivio che abbiamo oggi di fronte a noi: continuare a custodire l’olio perché forse qualcuno arriverà o gettare la spugna ed arrendersi alla durezza implacabile della vita?

Sforzarci, con l’aiuto di Dio, di volere quel poco di bene che ci è consentito o lasciare che la luce che possiamo dare solo noi si spenga nella notte?

Vegliare significa tenere vivo il ricordo della Risurrezione, sapere che la notte, per quanto buia, è stata illuminata: ci stiamo?
S. D. G.

Un aiuto per pregare
• Come alimenti la speranza nel Signore nei momenti di buio?
• In che modo ti stai prendendo cura della lampada che il Signore ha messo nelle tue mani?

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Celebrazioni nel Cimitero urbano


1 novembre:
ore 15.00: Preghiera di suffragio e benedizione delle tombe


2 novembre:
ore 11.45: visita del Vescovo Renato e preghiera di suffragio
ore 15.00: Santo Rosario per i defunti

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Celebrazioni nelle Chiese di Feltre


1 novembre
Concattedrale ore 8.30
Santa Maria degli Angeli ore 9.45
Concattedrale ore 10.30: presiede il Vescovo Renato
Sacro Cuore ore 11.00
Sacro Cuore ore 17.00
Concattedrale ore 18.00
S. Maria degli Angeli ore 19.00

2 novembre
ore 7.00 Sacro Cuore
ore 8.00 Concattedrale
ore 10.30: Concattedrale. Presiede il Vescovo
ore 18.30: Sacro Cuore
ore 19.00: Santa Maria degli Angeli

Una delle regole più faticose da rispettare in questo lungo periodo di pandemia è certamente l’evitare di farsi prossimi fisicamente ai parenti delle persone che muoiono: una stretta di mano, un abbraccio, un bacio, il piangere insieme ci sembrano atti dovuti per lenire la solitudine di chi si trova a fare i conti con la morte di un proprio caro. Sono gesti semplici, immediati, ma che la fede cristiana ci permette di cogliere in tutto il loro significato, lasciandoci intravedere una traccia di Dio.

Ecco nascere, allora, le feste che ci prepariamo a celebrare: la festa di Tutti i Santi ci ricorda che non crediamo mai da soli, che la Buona Notizia si trasmette attraverso la vita buona di tante persone che, anche nella nostra vita, ci sono sta-te vicine, si sono fatte presenti, ci hanno donato qualcosa di loro; è la festa della comunione con Dio, ovvero della preziosità che ogni vita viene ad assumere per il Signore quando ha cercato di essere amore.

Se il nostro cuore si ribella al silenzio feroce della morte di coloro che amiamo, se ci sembra impossibile che il bene che abbiamo voluto e con cui siamo sta-ti amati venga inghiottito dal buio e dal freddo, la Commemorazione dei defunti ci invita a desiderare la gloria e la pace di Dio anche per quelle persone: ci mette di fronte, sulle tombe dei nostri cari ricche di ricordi, al desiderio di risurrezione che ognuno di noi custodisce in sé.

Non dunque un vago rivivere, ma il rivedere, il riabbracciare, il toccare di nuovo anche il corpo di coloro che hanno incrociato la nostra vita e l’hanno resa bella: è la novità della fede cristiana, è il desiderio di “quello che non è stato ancora rivelato”: è l’attesa della nostra definitiva beatitudine.

 S. D.G

Qual è il tuo sguardo sulla situazione attuale?

C’è spazio per la speranza?

Quanto nutri il tuo desiderio di Risurrezione?

613 precetti, tante quante erano ritenute le vene attraverso cui il sangue vivificava il corpo dell’uomo: un pio israelita, per esse-re gradito a Dio, doveva osservare questa selva di leggi, tutti considerati più o meno sullo stesso piano. Gesù opera una poderosa sintesi: basandosi sul libro del Deuteronomio, indica nell’amore di Dio il comandamento più grande della Legge.

Ricorda anche le modalità attraverso cui vivere l’amore, che già Dio aveva manifestato al suo popolo: ne è un esempio la squisita attenzione che chiude il brano dell’Esodo della liturgia odierna.

 Amare con tutto il cuore, con tutta la men-te, con tutte le forze rischia di diventare uno sforzo titanico, che considera più la nostra bravura e la nostra abilità che non il destinatario del nostro amore; e, dall’altro lato, amare solo il nostro prossimo può appiattirci su una vaga filantropia, benevola, ma non amorosa. La tensione viva che Gesù ci indica ci riporta alla concretezza della nostra quotidianità, lì dove possiamo rendere vero il nostro amore per Dio e dove possiamo coglierlo nei gesti di amore che diamo e riceviamo:

 Egli stesso, per dimostrarci il suo amore, si è fatto carne, uomo, ed ha voluto percorrere la strada della nostra precarietà, della nostra fragilità, dell’apparente inconsistenza dei piccoli atti.

Lo viviamo in questo tempo di pandemia: piccoli gesti di cura e di attenzione agli altri, ai più deboli, diventano l’occasione concreta per voler bene a Dio, per cercare di dimostrare agli altri che sono un tesoro prezioso per noi perché creati, voluti, amati da Lui.

Sarà Dio a purificare il nostro amore concreto dalla sua inevitabile parzialità, dai suoi idoli, dalle sue imperfezioni: sarà Lui a farci capaci di servire il Dio vivo e vero nella bellezza delle nostre relazioni, ogni nostro giorno, fino alla pienezza della comunione con Lui.

S. D. G.

Un aiuto per pregare

- Dove si vede nella tua vita il tuo amore per Dio?

- Quali aspetti fai più fatica ad amare negli altri?

  58 anni fa come oggi si apriva a Roma il Concilio Vaticano II, nato dall’intuizione semplice di Papa Giovanni XXIII e portato a termine dalla grandezza timida di Papa Paolo VI.

Ancora oggi, la Chiesa intera cerca di naviga-re verso gli orizzonti intravisti e sognati da questo grande evento ecclesiale, talvolta con fatica, talvolta con gioia e speranza.

Il Vangelo di questa domenica ci racconta un Dio che vuole fare festa e che, se non trova invitati degni, si spinge ai crocicchi delle strade, alle frontiere, per accogliere con sé i passanti. Il desiderio di Dio non si ferma di fronte alle resistenze che, per la nostra natura umana, gli opponiamo; non si ferma di fronte alle forme cristallizzate del nostro essere Chiesa, di fronte alle tante sicurezze in cui ci barrichiamo per non doverci lasciare interrogare e cambiare dal Vangelo. Siamo poco abituati a vedere un Dio che reagisce con forza e interviene con la veemenza descritta dal testo che la liturgia ci propone: nasce dalla lettura di questo brano l’invito pressante ad accorgersi dell’azione di Dio nella storia e negli eventi che la segnano.

Possiamo vedere nel Concilio una sterzata decisiva che lo Spirito ha impresso al cammino della Chiesa, dalle ultime comunità sparse nel mondo fino ai grandi centri: non perché il passa-to fosse un invitato indegno, ma perché, come nella nostra vita lasciamo abitudini e atteggia-menti assunti in una determinata fase della crescita, siamo chiamati a riappropriarci del Vangelo, a spingerci lì dove non eravamo mai stati, lì dove pensavamo che non vi fossero invitati.

Davanti a noi sta il buon Pastore, con un banchetto pronto e già imbandito: a noi sta scoprire insieme la strada per raggiungerlo.

S. D. G.

Un aiuto per pregare

- La tua vita ha le caratteristiche di una festa a cui sei chiamato a partecipare?

- Che cosa ti impedisce oggi di prendere par-te pienamente al banchetto che Dio prepara anche per te?

La sentenza che chiude il brano evangelico di questa domenica è entrata nella saggezza po-polare, segno che da sempre avvertiamo la delicatezza di un rapporto giusto tra vita personale e potere politico. Che cosa è di Cesare e che cosa è di Dio? Sulle monete e sulle banconote bene evidenziato il valore che esse hanno: 1, 2, 5 euro, e così avanti. Lo strumento che media e rende possibili tanti rapporti – non sempre equi e giusti, per la verità  nella nostra società, strumento che ci è messo a disposizioni dalle istituzioni di cui facciamo parte, è uno strumento che procede per valori crescenti. Il profeta Isaia ci parla, invece, di un nome con cui Dio ci chiama: ci sembra, forse, una realtà effimera, banale, non concreta. Eppure è proprio il nome il possesso di Dio, è proprio il nome ciò che siamo chiamati a rendergli: per tutta la tradizione biblica, il nome indica la persona in tutte le sue componenti, in tutti i suoi aspetti, non ultimo il mistero che ogni vita nasconde e custodisce.

Rendere a Dio quello che è di Dio significa condividere con Lui la nostra vita: vedere nei figli che abbiamo, nella moglie o nel marito che ci è a fianco, nella comunità di cui facciamo parte, nel creato che ci circonda la traccia fragile di un amore immenso. Significa non centellinare quello che diamo a Dio – il nostro tempo, la nostra preghiera, la nostra carità, ma avere il coraggio di presentargli anche le nostre fatiche, le nostre difficoltà, il nostro peccato. Quello che è di Dio è segnato dalla fragilità di una presenza altra, che stride con la forza esibita e possente delle logiche economiche anche del nostro tempo: quello che è di Dio vive della fraternità, della condivisione, della giustizia, della bellezza, della bontà. A noi la sfida di rendere, in ogni via della nostra vita, a Dio quello che è di Dio.

 S.D.G.

Un aiuto per pregare

- In che condizioni è l’affresco che reca l’immagine di Dio in te?

- Quanta importanza dai al culto della tua immagine nelle relazioni?

Due figli... un padre

Ammettiamolo: la parte finale del Vangelo non ci va proprio giù. Pensare di impegnarci una vita intera per poi essere “superati” all’ultimo momento ci indispone, tanto più se consideriamo i protagonisti del sorpasso, i pubblicani e le prostitute.

Tuttavia, se proviamo a chiudere gli occhi e ad immaginare la folla immensa che si avvia al banchetto del cielo, la sensazione di gioia che accompagna il vedere tanti fratelli e sorelle che pensavamo perduti, lontani, smarriti, ci allarga il cuore.

L’amore di Dio supera il peccato e ci restituisce al coraggio della nostra libertà, della responsabilità che siamo chiamati ad assumerci, in famiglia, a scuola e nello sport, in parrocchia, nella società civile: tra i due figli della parabola, il primo sa che l’amore del Padre non verrà meno per il suo rifiuto di andare nei campi, mentre il secondo ama soprattutto la sua immagine di bravo ragazzo.

Il primo è libero di dire “no”, ma anche di voler bene al padre e, quindi, di convertirsi, di cambiare lo sguardo sulla vigna, sul lavoro da fare, sulla sua identità di figlio; il secondo è prigioniero della sua paura, del giudizio che pensa gli altri facciano su di lui.

I pubblicani e le prostitute sono simili al primo figlio: vi sono cuori in cui la vera depravazione non è ancora mai arrivata, anche se la vita è smarrita e la via sfocata. E noi?

Talvolta, i nostri “no” alla volontà di Dio sono chiari, frutto maturo della nostra responsabilità, della nostra umanità; altre volte, ci mascheriamo da bravi figlioli, ma sotto sotto quello che cerchiamo è la quiete di chi sa di avere ingannato l’altro.

Solo l’amore di Dio ci aiuta a farci carico appieno della nostra libertà, sia essa per il sì o per il no: solo l’amore di Dio ci libera dalla paura e ci apre alla possibilità del pentimento, alla possibilità di amare.

 S. D. G.

 Un aiuto per pregare

- Cosa senti quando pensi alla figura del padre?

- Sei una persona che tende a protesta o a compiacere?

Informazioni parrocchiali




Museo Diocesano

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Belluno-Feltre

Via Paradiso, 19 - FELTRE (BL)

Aperto venerdì, Sabato, Domenica

Info e orari sul sito
www.museodiocesanobellunofeltre.it

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