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Chi sono io per te?

Una delle domande più importanti che attraversano in modo più o meno esplicito la vita di ogni uomo riguarda la propria identità: “Chi sono io?”. Non è una domanda a cui si possa rispondere da soli: siamo sempre impastati di altri. Siamo la nostra famiglia, i nostri amici, la nostra cultura. Siamo il nostro tempo, la nostra storia, il nostro paese. E al contempo, siamo molto più della somma di tutti questi elementi: siamo impastati di mistero.

Forse con un po’ di ardore, mi immagino Gesù che si smarrisce nella ricerca di una risposta, se non definitiva, almeno con-vincente: Lui, che portava nel cuore, nella mente, nel corpo, il mistero di essere uomo e Dio, di essere figlio e Figlio. La domanda che fa a Pietro è la domanda che viene posta a ciascuno di noi: “Come io trovo posto nella tua vita?”.

Tante volte, ci accontentiamo di risposte pie, che ci rassicurano, ma che non ci mettono in cammino: Gesù è la mia vita, il mio migliore amico, il mio Signore, il mio tutto.

Forse, però, la risposta che Gesù vuole da noi assomiglia al bellissimo brano della Lettera ai Romani, che riassume l’esperienza del Risorto dell’Apostolo Paolo: Dio è sempre più in là di quello che noi diciamo o viviamo. Dio è sempre più grande di come noi lo pensiamo o lo raffiguriamo.

Dio è la vita, perché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. Gesù chiede di diventare la nostra vita, chiede di adotta-re il suo stile, i suoi sentimenti, il suo modo di agire, di guardare, di discernere eventi e situazioni, di camminare, di parlare. Ci chiede di amare il mistero dell’essere figli di Dio, vivendo come fratelli. Solo allora potremmo rispondere in sincerità: “Tu sei il Cristo”.  S. D. G.

Un aiuto per pregare

– Chi è Gesù per te in questo momento della tua vita?

– In che modo potresti rinnovare la tua relazione con il Signore?

Tra cielo e terra... 

Due donne sono le protagoniste indiscusse di questo fine settimana di festa: la Vergine Assunta e la donna cananea. Se proviamo ad immaginarle, forse ci vengono alla mente due immagini diversissime: se la figura di Maria ci è suggerita dalle tante opere d’arte che occupano le nostre chiese e i nostri musei, la Cananea è una donna del popolo, vicina ad una quotidianità feriale che è anche la nostra. Due donne diverse, nemmeno accomunate dalla stessa fede nel Dio di Israele: due donne che ci raccontano con la loro vita come Dio si pone di fronte all’esistenza umana.

L’Assunta ci parla del mistero grande della Risurrezione, del sigillo ultimo e irrevocabile che Dio pone sulle strade incerte della nostra vita; la donna di Canaan ci suggerisce che l’uomo è sempre chiamato a collaborare con Dio per far fiorire la vita, per generare bellezza e pienezza.

Al fondo della vita di queste due donne, sta una fiducia incrollabile nella bontà della vita, un affidarsi continuo a Colui che è la sorgente della vita: Maria si lascia turbare dalle parole dell’angelo ed accoglie in sé il Figlio di Dio, la donna cananea stupisce Gesù con la profondità della sua preghiera.

Siamo guidati da queste due donne, la cui semplicità ci disarma, alla riscoperta del desiderio di vivere, e di vivere per sempre: è il sogno di Dio per noi, per ciascuno di noi.

Siamo guidati da queste due donne di preghiera e di fiducia ad assaporare la forza dell’affidarci agli altri, dell’amare, del voler bene: e questo solo significa, in fondo in fondo, vivere. S. D. G.

Un aiuto per pregare

- Come cerco di far crescere in me uno stile di fiducia in Dio e nel prossimo?

- In che modo posso amare la bellezza della vita?

 Bisogno di un approdo

«Coraggio, sono io, non abbiate paura»: è la frase forte che sta proprio nel cuore del Vangelo di questa domenica, il suo punto di svolta. Sono parole buone, che liberano, che spingono all’ardimento e al rischio di fidarsi dell’altro: Pietro, subito, incurante delle onde e della tempesta che ancora infuria, osa chiedere a Gesù di poter andare verso di Lui, di poter abbracciarlo, di poter essere sostenuto e guidato. Chiede di poter obbedire!

Dio non è sordo alla domanda dell’amore: la strada per amare pienamente, per im-parare a fidarsi, per poter camminare anche su un terreno pericoloso, tuttavia, non è un cammino facile, perché chiede costanza, impegno, capacità di tenere lo sguardo fisso sulla meta senza lasciarsi distrarre.

L’amore di Pietro non è ancora maturo: l’amore di ogni uomo non è ancora maturo, non è pieno, non è concluso. È la sofferenza di cui parla Paolo: un’inquietudine continua, uno stimolo a rinnovarsi e a crescere.

Abbiamo bisogno di una sosta, in questo nostro amare sofferto e combattuto, abbiamo bisogno di un approdo: il Signore ci viene incontro, si offre a noi come porto sicuro, come certezza di vita e di speranza. Tante volte, a noi pare poco: ci pare che la brezza leggera che stupisce Elia non sia presenza di Dio, che starebbe ben meglio in mezzo a terremoti, vento impetuoso, fuoco ardente. Ci pare che non bastino le parole di Gesù per farci attraversare quel tratto di mare che ci spaventa così tanto. Ci pare che la notte abbia il sopravvento: l’invito for-te della Parola di oggi è, ancora una volta, una conversione profonda, un rinnovamento della nostra fede in Colui che è Signore della vita e della morte.

Accogliamo come un balsamo per la nostra vita, per la vita della nostra comunità, questa rassicurazione di Gesù: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». S. D. G.

Un aiuto per pregare

– Come affronti i momenti in cui la tempesta si abbatte sulla tua vita e il vento è contrario?

– In che modo oggi puoi rinnovare la tua fede in Gesù?

Voglio che tu viva!

Diciamocelo pure: la folla protagonista del Vangelo di questa domenica è, a voler essere clementi, sprovveduta. Come fai a partire da casa per il deserto senza un orcio d’acqua, sen-za un minimo di provviste? Se vedi che i viveri stanno finendo, perché non torni a casa? Non temi il caldo, la fatica, la disidratazione?

La Parola di questa domenica ci aiuta ad andare in profondità, a soffermarci sulla disattenzione di questa folla: anzitutto, perché essa suscita la compassione di Gesù, lo provoca all’azione. Era per cercare Lui che le folle si erano messe in cammino, sfidando il deserto rovente; erano alla ricerca di cura, di attenzione, di guarigione.

L’atteggiamento di queste persone è ben descritto dal Salmo: con gli occhi vigili, attendevano con pazienza l’apertura della mano, il gesto di un dono gratuito. La risposta di Dio non delude l’attesa, ma la supera: il cibo che viene offerto è regalato, acquisito senza spendere nulla (come ci ricorda il profeta Isaia), decisamente sovrabbondante (ne avanzano dodici ceste piene, annota l’evangelista Matteo).

Vino, latte, pane e pesce: Dio non disdegna, per mostrare la sua benevolenza, cibi buoni, che servono per la sopravvivenza e il sostenta-mento di ogni giorno. Dio non è altrove rispetto ai nostri bisogni materiali: il suo amore viene incontro alle nostre necessità materiali, al bi-sogno di cibo solido, concreto. Ma c’è un oltre, un orizzonte più grande: ce lo dicono le parole della lettera ai Romani.

In Gesù, Dio viene incontro alla nostra fame di amore, al desiderio di eternità che ci abita, alla sete di “per sempre” che palpita in ogni nostra relazione. Dare da mangiare a qualcuno significa dirgli: “Voglio che tu viva, che tu sia con me, voglio che tu stia bene, sia nel pieno delle tue forze, sono attento a te”. È l’intento di Dio: “Venite, mangiate, vivete con me!”.

S. D. G.

Un aiuto per pregare

 – Dove stai cercando oggi una risposta alla tua fame?

 – In che modo stai aiutando Gesù a portare il suo cibo agli altri?

Informazioni parrocchiali




Museo Diocesano

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Belluno-Feltre

Via Paradiso, 19 - FELTRE (BL)

Aperto venerdì, Sabato, Domenica

Info e orari sul sito
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