Rassegna stampa


   

Il Patronato vive!

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7 agosto: 19^ Domenica del Tempo Ordinario

Valigie mai disfatte

 « In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese »    (cfr. Lc 12,32-48)

Prosegue la salita di Gesù a Gerusalemme. Ed il Maestro invita i suoi discepoli ad essere attenti, accorti, vigilanti nell'attendere il suo ritorno, come chi è cinto della cintura ai fianchi per il viaggio o per lavorare; come chi veglia alla luce della lanterna, aspettando l'alba e chi viene ogni giorno; come chi sta all'erta, temendo che arrivi il ladro per depredare.

Attenzione dunque. Nessuna distrazione. È imprevedibile la ricomparsa. Occorre stare svegli per partecipare al convito, serviti dal Signore, considerati Beati.  Beato il servo operoso! E più s'è ricevuto, molto di più si dovrà ricambiare. Ed allora occhio alla porta (quale?). Occhio alla maniglia (solo interna) per aprire! Occhio in quali vesti Egli appare!           

Non avere paura, non dare ascolto alla paura! Sembra sia un ritornello ricorrente, per quanti vogliono seguire Gesù, diventandone discepoli. Senza paura, e non per spavalderia od incoscienza.

 L'ascolto della Parola libera dalla paura. Liberi di vivere, liberi di avere fiducia. Liberi di fare il bene facendo fruttare i talenti ricevuti. Operosi. Liberi di non sotterrare la propria vitalità. Responsabili. Liberi d'essere aperti alla relazione condividendo speranza. Generosi. Di tutto questo bene ci fa ricchi Gesù.  (Padre  M. Castiglione)

 31 luglio: 18^ Domenica del Tempo Ordinario

 Ciò che è utile è arricchire davanti a Dio

 «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede» (cfr. Lc 12,13-21)

Oggi Gesù tocca il tema della ricchezza. Non la condanna, ma dice che è pericolosa, che la vita dell'uomo non dipende dalle sue ricchezze. È  pericolosa per via delle preoccupazioni che genera, dell'orgoglio che provoca e della insensibilità che può far nascere nei confronti di tutti coloro che temiamo possano intaccarcela, cioè i poveri.

Nella parabola, Gesù non rimprovera a quest'uomo il fatto di avere un buon raccolto o di ingrandire i suoi magazzini; anzi, queste sono cose buone, degne di un buon amministratore. Ciò che gli viene rimproverato è il fatto che non ha nient'altro in testa se non il grano e le pietre. È un uomo morto.

Cosa gli manca? La dimensione del donare o del donarsi, la capacità di amare e servire la vita. Ci sono tante cose interessanti da fare e che danno senso e sapore alla vita, ma tutte hanno come punto in comune il fatto che ci rendono utili per gli altri e quindi amabili. La ricchezza ci rende solo invidiabili e quindi non amati e soli.

Per riassumere, il trinomio vincente è: AVERE, ESSERE E DONARE.

L'essere si realizza pienamente quando con ciò che possiede serve gli altri, quando donandosi scopre la sua vocazione e missione.  (Padre  Paul Devreux)

 24 luglio: 17^ Domenica del Tempo Ordinario

Dio esaudisce sempre le sue promesse

 «Quando pregate dite: Padre, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno ….; e non abbandonarci alla tentazione»  (cfr. Lc 11,1-13)

Nel linguaggio corrente la parola «pregare» indica l'in­sistere, il convincere qualcuno, il portarlo a cambiare atteggiamento. Pregare per noi equivale a chiedere. Per Gesù no: pregare equivale a evocare dei volti: quello del Padre e quello di un amico.

Nella preghiera di Gesù l'uo­mo si interessa della causa di Dio (il nome, il regno, la volontà) e Dio si interessa della causa dell'uomo (il pa­ne, il perdono, il male), o­gnuno è per l'altro.

 E impa­ro a pregare senza mai dire io, senza mai dire mio, ma sempre Tu e nostro: il tuo Nome, il nostro pane, Tu do­na, Tu perdona. Il Padre no­stro mi vieta di chiedere so­lo per me: il pane per me è un fatto materiale, il pane per mio fratello è un fatto spirituale. Prega­re cambia la storia.

Da duemila anni ripetiamo il Padre Nostro, ma non sia­mo diventati fratelli e il pa­ne continua a mancare. U­na domanda enorme corro­de le nostre preghiere: Dio esaudisce? «Dio esaudisce sempre, ma non le nostre ri­chieste bensì le sue pro­messe» (Bonhoeffer): Io sarò con te, fino alla fine del tem­po. Dio si coinvolge, intrec­cia il suo respiro con il mio, mescola le sue lacrime con le mie. Se pregando non ottengo la cosa che chiedo, ottengo però sempre un volto di Pa­dre e il sogno di un abbrac­cio.  (P.  Ermes Ronchi)

 17 luglio: 16^ Domenica del Tempo Ordinario

 L’ascolto, primo servizio a Dio

«Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta»     (cfr. Lc 10,38-42)

Gesù ha una meta, Gerusa­lemme, ma non «passa oltre» quando incontra qualcuno. Per lui, come per il buon sa­maritano, ogni incontro diventa una meta. Così entra da Marta e Maria.

Maria seduta ai piedi del Si­gnore ascolta la sua parola. Il primo servizio da rendere a Dio - e a tutti - è l'ascolto. Dare un po' di tempo e un po' di cuore; è dall'ascolto che comincia la relazione. Allora una sorta di contagio ti prende quando sei vicino a uno come Lui, un conta­gio di luce quando sei vici­no alla Luce. Mi piace immaginare questi due totalmente presi l'uno dall'altra, lui a darsi, lei a ri­ceverlo. E li sento tutti e due felici, lui di aver trovato un nido e un cuore in ascolto, lei di avere un rabbi tutto per sé, per lei che è donna, a cui nessuno insegna.

E c’è anche Marta che si affanna e si agita. Ge­sù, nel rimproverarla, affettuosamente raddoppia il nome e non contesta il cuore generoso di Marta ma l'agi­tazione. Perché Gesù non cerca ser­vitori, ma amici, non perso­ne che fanno delle cose per lui, ma gente che gli la­scia fare delle cose dentro di sé. Il centro della fede non è ciò che io faccio per Dio, ma ciò che Dio fa per me. In me le due sorelle si ten­gono per mano. Con loro passerò da un Dio sentito come affanno, a un Dio sentito come stupore. Imparerò a passare da un Dio sentito come do­vere, a un Dio sentito come desiderio.      (P.  Ermes Ronchi)

3 luglio: 14^ Domenica del Tempo Ordinario

Operai del bello, mietitori del buono

Gesù diceva: “La messe è abbondante, ma sono pochi quelli che vi lavorano! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi chi lavori nella sua messe”. (cfr. Lc 10,1-12)

Interpretiamo spesso questo brano come un lamento sul tanto lavoro da fare e sulla scarsità di vocazioni sacerdotali o religiose. Ma Gesù dice qualcosa di molto più importante: il mondo è buono. C'è tanto bene sulla terra. Gesù sa che il Padre suo ha seminato bene nei cuori degli uomini: molti di essi vivono una vita buona, tanti cuori inquieti cercano solo un piccolo spiraglio per aprirsi verso la luce, tanti dolori solitari attendono una carezza per sbocciare alla fiducia.

Gesù manda discepoli, ma non a lamentarsi - come facciamo noi - di un mondo lontano da Dio, ma ad annunciare un capovolgimento: il Regno di Dio si è fatto vicino, Dio è vicino, vicino alla tua casa... Mai è stato così vicino! Viviamo oggi un momento epocale di rinascita spirituale, di rinascita alla vita. Questo mondo che a noi sembra avviato verso la crisi, è un immenso laboratorio di idee nuove, progetti, esperienze di giustizia e pace, un altro mondo sta nascendo, e reca frutti di libertà, di consapevolezza, di salvaguardia del creato.

Qualcosa però manca: mancano operai del bello, mietitori del buono, contadini che sappiano far crescere i germogli di un mondo più giusto, di una mentalità più positiva, più umana. Forse manco io?   (Padre Ermes Ronchi)

 10 luglio: 15^ Domenica del Tempo Ordinario

 “Va’ e anche tu fa’ così”

 «Chi ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così» (cfr. Lc 10,25-37)

             Guardati attorno e attraversa la strada: c'è qualcuno che ha bisogno del tuo amore. I nostri occhi vedono le ferite e si spostano altrove quasi per annullare quella spinta profonda a farsi accanto, a farsi carico, a impegnarsi. È un attimo di scelta che determina ogni attimo futuro. Resti nel tuo o vai nel suo?

             Se resti nel tuo, soffri di meno e nell'immediato ti senti sollevato da pesi in più: ne hai già tanti di tuoi, ci mancano pure quelli altrui! Se vai nel suo, guardi, ti chini, ti prendi cura, spendi ciò che ti appartiene, coinvolgi altri in quest'opera di amore. Perdi tempo e risorse, ma acquisti molto di più perché la tua vitalità cresce e, facendosi dono, ti ritorna come patrimonio di vita.

             Amare non è facoltativo, è la tua identità. Quando non ami interamente Dio e l'altro, non ami te stesso, perché ti privi di ciò che nutre il tuo esistere. Quante luci, quanti rumori, quante parole si muovono in questo mondo, ma dietro di esse ci sono i tuoi fratelli, figli di Dio con te. E questi fratelli sono lì che aspettano non un istante di bontà, ma tutto il tuo cuore e la tua vita.

             E quando ti sarai fatto prossimo alla vita di qualcuno, sgorgherà dalle profondità del tuo spirito l'abbondanza dell'amore eterno e tu vedrai trasformarsi la tua esistenza.    (Monastero Janua Coeli)

26 giugno: 13^ Domenica del Tempo Ordinario

Liberati per la libertà

Cristo ci ha liberati per la libertà; state saldi e non lasciatevi imporre il giogo della schiavitù. (cfr. Gal 5.1)

Cristo ci ha liberati. È come dire che Gesù ha pagato un prezzo altissimo per liberarci dal peccato, dal non senso, da quel giogo in cui incappa l'uomo quando non vive l'Alleanza, il patto d'amore che Dio ha stipulato con lui, e al contrario, rincorre gli idoli.

Lo sappiamo: gli idoli sono causa di schiavitù e di morte. Il guaio è che, sulle prime, ti affascinano con il loro sorriso falso ma ammaliatore. Prima ti adescano a questo modo e ti danno l'illusione d'essere libero. Invece la vera libertà, quella con cui Cristo ci ha liberato è la libertà interiore delle Beatitudini. Sei libero a misura che vivi un profondo atteggiamento di distacco da quello che hai e che vivi (tempo, denaro, successo, potere, progetti, volontà di gestire la tua vita da padrone).

La libertà di una vita che si ispira alle Beatitudini è quella del figlio: egli ha fiducia in un Padre che sa ciò di cui ha bisogno. Per questo si fida! Certo collabora responsabilmente al progetto del Padre, ma con cuore sereno, sgombro da attaccamenti. Tutto appartiene a Dio, tutto ci è dato in uso. Non è il caso di appropriarsi di nulla perché abbiamo tutto a disposizione.

 Spirito del Signore, Spirito di libertà, concedimi un cuore innamorato di Cristo, afferrato dalle beatitudini del suo vangelo. Camminerò sicuro verso la vera libertà che è libertà di amare Dio e, in Lui, tutto e tutti.     (Casa di Preghiera S. Biagio)

Bollettino parrocchiale


A.C.R. Azione Cattolica Ragazzi

TUTTI I SABATI
POMERIGGIO

ore 14.30 - 16.30

presso il Patronato
Canossiani
al Sacro Cuore

in via Belluno

 Per informazioni:        

-  Alba 339 159 1654     

-   Maria 338 248 9319

Attività in Patronato

Patronato dei Padri Canossiani

Proposte per ragazzi/e
dai 6 ai 13 anni

  dalle ore 14 alle 17 Per Giocare, fare tante Attività in Amicizia

Il Dopo-scuola CompitInsieme” per bambini e ragazzi dalla 2° 
  elem. alla 3° media - 
dalle ore 14.30 alle 17.00

  Padri Canossiani:     tel. 0439.89749  e-mail: canossifeltre@virgilio.it

 Si inizia lunedì 22 ottobre

LE PROPOSTE PER RAGAZZI/E  6 – 13 anni

 

Museo Diocesano

Museo Diocesano

Via Paradiso, 19 - FELTRE (BL)

Aperto il Venerdì, Sabato, Domenica,

dalle ore 9.30 alle 13.00

e dalle ore 14.30 alle 19.00

www.museodiocesanobellunofeltre.it