GREST 2019

 

FELTRE

GREST

2019

da lunedì 10

a venerdì 28

giugno 2019

dalle 14.30 alle 18.00

dai 7 ai 14 anni

presso il Patronato

di via Belluno 27

Termine iscrizioni:

31 maggio 2019

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Rassegna stampa


   

Il Patronato vive!

Per sostenere le attività del Patronato per le famiglie, il dopo-scuola, l'accoglienza dei gruppi e delle associazioni, le attività caritative e di di integrazione, si può dare un contributo sul c/c IT 19 U 02008 61111 000004530634, oppure direttamente al Parroco e/o ai Padri Canossiani - causale "Per le attività del Patronato"

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4 settembre: 23^ Domenica del Tempo Ordinario

Essere suo discepolo

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo»       (cfr. Lc 14,25-33)

All'inizio c'è una folla che va appresso a Gesù e alla fine è il singolo discepolo dinanzi alla scelta di lasciare tutto per abbracciare una croce.

Per costruire una torre servono molti mezzi e per vincere una guerra ci vuole un grande esercito con mezzi e uomini. Seguire Gesù non è cosa da poco: somiglia a un grattacielo; è una vera e propria battaglia da vincere. Eppure, per questa grande impresa, secondo la logica del Vangelo che rovescia la nostra, per riuscire bisogna perdere, per ottenere occorre lasciare, per costruire bisogna rinunciare a tutto ciò che si ha. Il motivo è semplice: solo così si dipende in modo assoluto da Dio.

Prendere la croce è desiderare e compiere la volontà del Padre, non la nostra, posporre l'amore per i parenti a quello per Dio, rinunciando ad ogni appoggio umano, anche quello di sangue. Solo Dio. Molto presto arriva una pienezza di vita, una ricchezza straordinaria, una familiarità con tanti. Il centuplo è la misura di paragone.   

La croce buona da portare è quella degli umili e obbedienti discepoli del Signore, che vivono il comandamento dell'amore e che, seduti alla mensa del Signore, hanno il cuore colmo di pace.    (Don Angelo Sceppacerca)

 28 agosto: 22^ Domenica del Tempo Ordinario

 Chi si umilia sarà esaltato

Gesù diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto»     (cfr. Lc 14,1.7-14)

La parabola dell'ultimo posto e quella dell'invito rivolto ai poveri e agli storpi non sono solo scuola di umiltà e carità, ma aprono a qualcosa di più grande e splendente. Dicono che Dio è tutto perché, in Gesù, è Lui a mettersi all'ultimo posto. È il canto dell'inno ai Filippesi: "Cristo, pur essendo di natura divina... spogliò se stesso... fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi... e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore".       

San Clemente Maria Hofbauer andava a fare la questua per i suoi orfani e, passando a chiedere in una locanda, uno degli avventori gli sputò in faccia; "questo era per me ed era giusto" - gli disse san Clemente - "ora però, ti prego, dammi qualcosa per i miei orfani". L'uomo fu talmente colpito dall'umiltà del santo che cambiò vita.  

A Madre Teresa di Calcutta un giornalista domandò che cosa secondo lei non andava bene nel mondo; rispose: "Quello che non funziona, signore, siamo lei ed io".    (Don Angelo Sceppacerca)

21 agosto: 21^ Domenica del Tempo Ordinario

Dio non si merita ma si accoglie

Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.»  (cfr. Lc 13,22-30)

Sono pochi quelli che si salvano, o molti? Gesù non risponde sul nume­ro dei salvati ma sulle moda­lità. Dice: la porta è stretta, ma non perché ami gli sforzi, le fatiche, i sacrifici. Stretta per­ché è la misura del bambino: «Se non sarete come bambini non entrerete!».

Se la porta è piccola, per passare devo far­mi piccolo anch'io. I piccoli e i bambini passano senza fati­ca alcuna. Perché se ti centri sui tuoi meriti, la porta è stret­tissima, non passi; se ti centri sulla bontà del Signore, come un bambino che si fida delle mani del padre, la porta è lar­ghissima.

L'insegnamento è chiaro: fat­ti piccolo, e la porta si farà grande; lascia giù tutti i tuoi bagagli, i portafogli gonfi, l'e­lenco dei meriti, la tua bravu­ra, sgònfiati di presunzione, dal crederti buono e giusto, e dalla paura di Dio, del suo giu­dizio.

La porta è stretta ma aperta. In questo momento aperta. Quello che Gesù offre non è solo rimandato per l'aldilà, ma è salvezza che inizia già o­ra. È un mondo più bello, più umano, dove ci sono costrut­tori di pace, uomini dal cuore puro, onesti sempre, e allora la vita di tutti è più bella, più pie­na, più gioiosa se vissuta se­condo il vangelo.   (Padre Ermes Ronchi)

 14 agosto: 20^ Domenica del Tempo Ordinario

 L’amore non vuole compromessi

 Gesù disse ai suoi discepoli: «D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre … »     (cfr. Lc 12,49-53)

Gesù è venuto a portare una bruciante inquietudine nel cuore di chi accetta di essere suo discepolo. Il Cristianesimo non appare certo ai Suoi occhi come un cammino ordinato e pacifico, la creazione di una agenzia onlus per la pace sociale ed il buon costume. Il cristianesimo è fuoco, desiderio bruciante di seguire a verità e la vita che il Signore ci indica, senza timore di trovarci contro corrente, rispetto al normale stile di vita della maggioranza.

Seguire la voce della coscienza che nell'intimo ci richiama al bene ed alla giustizia del Vangelo, può portare anche ad uno scontro con il proprio ambiente più intimo e personale: la famiglia, i fratelli, gli amici. Ciò non comporta però uno stile arrabbiato ed apocalittico nell'annuncio; non significa proclamare la neccessità di una “Mano forte”, o di una punizione immediata dei colpevoli, o la violenza come strada per difendersi.

L'andare contro corrente tipico dell'annuncio evangelico può essere anche proclamare la misericordia, rivendicare lo spazio della pazienza di Dio, ricordare che nessuno può ergersi a giudice del fratello senza aver cercato fino in fondo di accoglierlo e di comprenderlo di cuore in tutte le sue debolezze. La forza mite del vangelo è spesso oggi più dirompente del grido sguaiato di giustizialisti a buon mercato.    (Marconi don Nazzareno)

 31 luglio: 18^ Domenica del Tempo Ordinario

 Ciò che è utile è arricchire davanti a Dio

 «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede» (cfr. Lc 12,13-21)

Oggi Gesù tocca il tema della ricchezza. Non la condanna, ma dice che è pericolosa, che la vita dell'uomo non dipende dalle sue ricchezze. È  pericolosa per via delle preoccupazioni che genera, dell'orgoglio che provoca e della insensibilità che può far nascere nei confronti di tutti coloro che temiamo possano intaccarcela, cioè i poveri.

Nella parabola, Gesù non rimprovera a quest'uomo il fatto di avere un buon raccolto o di ingrandire i suoi magazzini; anzi, queste sono cose buone, degne di un buon amministratore. Ciò che gli viene rimproverato è il fatto che non ha nient'altro in testa se non il grano e le pietre. È un uomo morto.

Cosa gli manca? La dimensione del donare o del donarsi, la capacità di amare e servire la vita. Ci sono tante cose interessanti da fare e che danno senso e sapore alla vita, ma tutte hanno come punto in comune il fatto che ci rendono utili per gli altri e quindi amabili. La ricchezza ci rende solo invidiabili e quindi non amati e soli.

Per riassumere, il trinomio vincente è: AVERE, ESSERE E DONARE.

L'essere si realizza pienamente quando con ciò che possiede serve gli altri, quando donandosi scopre la sua vocazione e missione.  (Padre  Paul Devreux)

7 agosto: 19^ Domenica del Tempo Ordinario

Valigie mai disfatte

 « In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese »    (cfr. Lc 12,32-48)

Prosegue la salita di Gesù a Gerusalemme. Ed il Maestro invita i suoi discepoli ad essere attenti, accorti, vigilanti nell'attendere il suo ritorno, come chi è cinto della cintura ai fianchi per il viaggio o per lavorare; come chi veglia alla luce della lanterna, aspettando l'alba e chi viene ogni giorno; come chi sta all'erta, temendo che arrivi il ladro per depredare.

Attenzione dunque. Nessuna distrazione. È imprevedibile la ricomparsa. Occorre stare svegli per partecipare al convito, serviti dal Signore, considerati Beati.  Beato il servo operoso! E più s'è ricevuto, molto di più si dovrà ricambiare. Ed allora occhio alla porta (quale?). Occhio alla maniglia (solo interna) per aprire! Occhio in quali vesti Egli appare!           

Non avere paura, non dare ascolto alla paura! Sembra sia un ritornello ricorrente, per quanti vogliono seguire Gesù, diventandone discepoli. Senza paura, e non per spavalderia od incoscienza.

 L'ascolto della Parola libera dalla paura. Liberi di vivere, liberi di avere fiducia. Liberi di fare il bene facendo fruttare i talenti ricevuti. Operosi. Liberi di non sotterrare la propria vitalità. Responsabili. Liberi d'essere aperti alla relazione condividendo speranza. Generosi. Di tutto questo bene ci fa ricchi Gesù.  (Padre  M. Castiglione)

 24 luglio: 17^ Domenica del Tempo Ordinario

Dio esaudisce sempre le sue promesse

 «Quando pregate dite: Padre, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno ….; e non abbandonarci alla tentazione»  (cfr. Lc 11,1-13)

Nel linguaggio corrente la parola «pregare» indica l'in­sistere, il convincere qualcuno, il portarlo a cambiare atteggiamento. Pregare per noi equivale a chiedere. Per Gesù no: pregare equivale a evocare dei volti: quello del Padre e quello di un amico.

Nella preghiera di Gesù l'uo­mo si interessa della causa di Dio (il nome, il regno, la volontà) e Dio si interessa della causa dell'uomo (il pa­ne, il perdono, il male), o­gnuno è per l'altro.

 E impa­ro a pregare senza mai dire io, senza mai dire mio, ma sempre Tu e nostro: il tuo Nome, il nostro pane, Tu do­na, Tu perdona. Il Padre no­stro mi vieta di chiedere so­lo per me: il pane per me è un fatto materiale, il pane per mio fratello è un fatto spirituale. Prega­re cambia la storia.

Da duemila anni ripetiamo il Padre Nostro, ma non sia­mo diventati fratelli e il pa­ne continua a mancare. U­na domanda enorme corro­de le nostre preghiere: Dio esaudisce? «Dio esaudisce sempre, ma non le nostre ri­chieste bensì le sue pro­messe» (Bonhoeffer): Io sarò con te, fino alla fine del tem­po. Dio si coinvolge, intrec­cia il suo respiro con il mio, mescola le sue lacrime con le mie. Se pregando non ottengo la cosa che chiedo, ottengo però sempre un volto di Pa­dre e il sogno di un abbrac­cio.  (P.  Ermes Ronchi)

Bollettino parrocchiale


A.C.R. Azione Cattolica Ragazzi

TUTTI I SABATI
POMERIGGIO

ore 14.30 - 16.30

presso il Patronato
Canossiani
al Sacro Cuore

in via Belluno

 Per informazioni:        

-  Alba 339 159 1654     

-   Maria 338 248 9319

Attività in Patronato

Patronato dei Padri Canossiani

Proposte per ragazzi/e
dai 6 ai 13 anni

  dalle ore 14 alle 17 Per Giocare, fare tante Attività in Amicizia

Il Dopo-scuola CompitInsieme” per bambini e ragazzi dalla 2° 
  elem. alla 3° media - 
dalle ore 14.30 alle 17.00

  Padri Canossiani:     tel. 0439.89749  e-mail: canossifeltre@virgilio.it

 Si inizia lunedì 22 ottobre

LE PROPOSTE PER RAGAZZI/E  6 – 13 anni

 

Museo Diocesano

Museo Diocesano

Via Paradiso, 19 - FELTRE (BL)

Aperto il Venerdì, Sabato, Domenica,

dalle ore 9.30 alle 13.00

e dalle ore 14.30 alle 19.00

www.museodiocesanobellunofeltre.it