Per la chiusura dell’Anno giubilare della Misericordia, Papa Francesco ha scritto una “Lettera Apostolica” per suggerirci come continuare il cammino di fede e di carità nella Misericordia di Dio (vedi il Sito www.vatican.va).

In queste settimane di Avvento vengono qui riportati alcuni brani della Lettera che ci possono aiutare a celebrare bene l’Avvento per prepararci al Natale del Signore.

FRANCESCO

a quanti leggeranno questa Lettera Apostolica

misericordia e pace

             […] La misericordia possiede anche il volto della consolazione. «Consolate, consolate il mio popolo» (Is 40,1) sono le parole accorate che il profeta fa sentire ancora oggi, perché possa giungere a quanti sono nella sofferenza e nel dolore una parola di speranza. Non lasciamoci mai rubare la speranza che proviene dalla fede nel Signore risorto.

             È vero, spesso siamo messi a dura prova, ma non deve mai venire meno la certezza che il Signore ci ama. La sua misericordia si esprime anche nella vicinanza, nell’affetto e nel sostegno che tanti fratelli e sorelle possono offrire quando sopraggiungono i giorni della tristezza e dell’afflizione.

             Asciugare le lacrime è un’azione concreta che spezza il cerchio di solitudine in cui spesso veniamo rinchiusi. Tutti abbiamo bisogno di consolazione perché nessuno è immune dalla sofferenza, dal dolore e dall’incomprensione. Quanto dolore può provocare una parola astiosa, frutto dell’invidia, della gelosia e della rabbia! Quanta sofferenza provoca l’esperienza del tradimento, della violenza e dell’abbandono; quanta amarezza dinanzi alla morte delle persone care!

             Eppure, mai Dio è lontano quando si vivono questi drammi. Una parola che rincuora, un abbraccio che ti fa sentire compreso, una carezza che fa percepire l’amore, una preghiera che permette di essere più forte... sono tutte espressioni della vicinanza di Dio attraverso la consolazione offerta dai fratelli.

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In questa Seconda Settimana di Avvento, cerchiamo di trovare il tempo per far visita a persone che stanno vivendo un periodo “buio” della loro vita. Andiamo da loro per portare, prima di tante parole, la consolazione della nostra presenza e il messaggio che Dio è vicino a loro. 
 
“Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra afflizione, affinché, mediante la consolazione con la quale siamo noi stessi da Dio consolati, possiamo consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione”  (cfr. Corinzi 1,3-7) 

 4 dicembre: Seconda Domenica di Avvento

La buona notizia del Dio vicino

La frase centrale dell'an­nuncio del Battista suo­na così: il regno dei cie­li è vicino, convertitevi. Sono le stesse parole con cui Gesù ini­zia la predicazione.
Dio è vicino, prima buona notizia.

Avvento è l'annuncio che Dio è vicino, vicino a tutti, rete che raccoglie insieme, in ar­monia, il lupo e l'agnello, il leone e il bue, il bambino e il serpente (parola di Isaia), uo­mo e donna, arabo ed ebreo, musulmano e cristiano, bianco e nero, per una nuo­va architettura del mondo e dei rapporti umani.

Il Regno dei cieli e la terra come Dio la sogna. Non si è ancora rea­lizzata? Non importa, il so­gno di Dio è il nostro futuro che ci chiama. Noi andiamo chiamati dal futuro.

La seconda buona notizia: allora la mia vita cambia.

Ciò che converte il freddo in calore è la vicinanza del fuo­co. Non si torna indenni dall'incontro col fuoco. La forza che cam­bia le persone è una forza non umana, una forza im­mane, il divino in noi, Dio che viene, entra e cresce den­tro. Ciò che mi converte è un pezzetto di Cristo in me.

Convertitevi! Più che un or­dine è una opportunità: cambiate strada, azioni, pen­sieri; con me il cielo è più vi­cino e più azzurro, il sole più caldo, il suolo più fertile, e ci sono cento fratelli, e alberi forti, e miele. Con me vivrai solo inizi. Vivrai vento e fuo­co. E frutti buoni. Rivelazione che nella vita il cambiamento è possibile sempre, che nessuna situa­zione è senza uscita, per gra­zia. (padre Ermes Ronchi)

Si informano i fedeli che a partire dal 1 gennaio 2017 gli orari delle Sante Messe feriali e festive nelle chiese del Duomo, Sacro Cuore, Santa Maria degli Angeli e San Giacomo subiranno delle variazioni.

Per la chiusura dell’Anno giubilare della Misericordia, Papa Francesco ha scritto una “Lettera Apostolica” per suggerirci come continuare il cammino di fede e di carità nella Misericordia di Dio (vedi il Sito www.vatican.va).

In queste settimane di Avvento vengono qui riportati alcuni brani della Lettera che ci possono aiutare a celebrare bene l’Avvento per prepararci al Natale del Signore.

FRANCESCO

A QUANTI LEGGERANNO QUESTA LETTERA APOSTOLICA
MISERICORDIA E PACE

  Misericordia et misera sono le due parole che sant’Agostino utilizza per raccontare l’incontro tra Gesù e l’adultera (cfr Gv 8,1-11). […]

Una donna e Gesù si sono incontrati. Lei, adultera e, secondo la Legge, giudicata passibile di lapidazione; Lui, che con la sua predicazione e il dono totale di sé, che lo porterà alla croce, ha riportato la legge mosaica al suo genuino intento originario. Al centro non c’è la legge e la giustizia legale, ma l’amore di Dio, che sa leggere nel cuore di ogni persona, per comprenderne il desiderio più nascosto, e che deve avere il primato su tutto. […]

 Gesù ha guardato negli occhi quella donna e ha letto nel suo cuore: vi ha trovato il desiderio di essere capita, perdonata e liberata. La miseria del peccato è stata rivestita dalla misericordia dell’amore. Nessun giudizio da parte di Gesù che non fosse segnato dalla pietà e dalla compassione per la condizione della peccatrice.

 A chi voleva giudicarla e condannarla a morte, Gesù risponde con un lungo silenzio, che vuole lasciar emergere la voce di Dio nelle coscienze, sia della donna sia dei suoi accusatori. I quali lasciano cadere le pietre dalle mani e se ne vanno ad uno ad uno (cfr Gv 8,9). E dopo quel silenzio, Gesù dice: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata? … Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più» (vv. 10-11). In questo modo la aiuta a guardare al futuro con speranza e ad essere pronta a rimettere in moto la sua vita; d’ora in avanti, se lo vorrà, potrà “camminare nella carità” (cfr Ef 5,2).

 Una volta che si è rivestiti della misericordia, anche se permane la condizione di debolezza per il peccato, essa è sovrastata dall’amore che permette di guardare oltre e vivere diversamente.

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In questa Prima Settimana di Avvento, proviamo a vigilare sui nostri pensieri e le nostre parole evitando il più possibile giudizi sulle persone, critiche e lamentele non costruttive, parole offensive, ……

 “Tra voi vi siano solo parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano” (cfr. Ef. 4,29)

 

20 novembre: SOLENNITA' DI CRISTO RE DELL’UNIVERSO

Un re che si dona, che muore amando

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».    (cfr. Lc 23,35-43)

Sta morendo e lo derido­no tutti, lo prendono in giro: «guardatelo, il re!» Sono scandalizzati i devoti, gli uomini religiosi: ma che Dio è questo che lascia morire il suo eletto? Si scandalizzano i sol­dati, gli uomini forti: se sei il re usa la forza! «Salva, salva, salva te stesso!» per tre volte.

 C'è forse qualcosa che vale più di aver salva la vita? Sì. Qualcosa vale di più: l'amore vale più della vita. E Gesù appare un re giustiziato, ma non vinto; un re con una de­risoria corona di spine che muore ostinatamente aman­do; un re che noi possiamo ri­fiutare, ma che non potrà mai più rifiutare noi.

E gli si accostavano per dargli da bere aceto. Il vino nella Bib­bia è il simbolo dell'amore, l'aceto è il suo contrario, il simbolo dell'odio. Tutti odia­no quell'uomo, lo rigettano. Di che cosa hanno bisogno questi che uccidono e deri­dono e odiano il loro re? Di u­na condanna definitiva, del­la pena di morte? No, hanno bisogno di un supplemento d'amore.

E Dio si mette in gio­co, si gioca il tutto per tutto per conquistare l'uomo, anche quello dalla vita sba­gliata, che però sa aggrappar­si al crocifisso amore: è que­sta la Buona Notizia di Gesù Cristo.    (padre Ermes Ronchi)

27 novembre: Prima Domenica di Avvento

E' avvento, tempo di essere attenti

Avvento è il tempo magnifico che sta tra il gemito delle creature e la venuta di Signore, lunga ora tra le do­glie e il parto. Tempo per guardare in alto e più lonta­no, per essere attenti a ciò che sta accadendo. Noi sia­mo così distratti, che non riusciamo a gustare i giorni e i mille doni. Per questo non siamo felici, perché siamo distratti.

I giorni di Noè: mangiavano e bevevano gli uomini in quei giorni, prendevano moglie e marito. Ma che face­vano di male? Niente, era­no solo impegnati a vivere. Ma a vivere senza mistero, in una quotidianità opaca: e non si accorsero di nulla. È possibile vivere così, senza sapere perché, senza accor­gersi neppure di chi ti sfio­ra nella tua casa, di chi ti ri­volge la parola, di questo pia­neta depredato, dei germo­gli che nascono. Non ci accorgiamo che questa affan­nosa ricerca di sempre più benessere sta generando un rischio di morte per l'intero pianeta. Un altro diluvio.

Il tempo dell'Avvento è un tempo per svegliarci, per ac­corgerci. Il tempo dell'at­tenzione. Attenzione è ren­dere profondo ogni mo­mento.

 Due uomini saranno nel campo, uno verrà portato via e uno lasciato. Non è dell'angelo della morte che parla il Vangelo, ma di due modi diversi di vivere nel campo della vita: uno vive affacciandosi sull'infinito, uno è chiuso solo dentro la sua pelle; u­no è chino solo sul suo piat­to, uno è generoso con gli altri di pane e di amore.

 Tra questi due uno è pronto all'incontro con il Signore, quello che ascolta, che vive attento, l'al­tro non si accorge di nulla.      (padre Ermes Ronchi)

13 novembre: 33^ Domenica del Tempo Ordinario

Vincere il male con la perseveranza

Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, … e uccideranno alcuni di voi ... ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.  (cfr. Lc 21,5-19)

Questo brano del Vangelo non racconta la fine del mondo, ma il significato, il mistero del mondo; Vange­lo dell'oggi ma anche del do­mani, del domani che si pre­para nell'oggi. Se lo leggiamo attentamente notiamo che ad ogni descri­zione di dolore, segue un punto di rottura dove tutto cambia, un tornante che apre l'orizzonte, la breccia della speranza: non è la fine, alza­te il capo, la vostra liberazio­ne è vicina.

Al di là di profeti ingannato­ri, anche se l'odio sarà do­vunque, ecco che “nem­meno un capello del vostro ca­po andrà perduto”. Nel caos della storia lo sguardo del Signore è fisso su di me, come custode innamo­rato.

Così, il Vangelo ci conduce sul cri­nale della storia: da un lato il versante oscuro della violen­za, il cuore di tenebra che di­strugge; dall'altro il versante della tenerezza che salva. In questa lotta contro il male, presente nella storia e nella natura, “con la vostra perseveranza salverete la vo­stra vita”.

La vita si salva con la perseveranza. Non nel di­simpegno, nel chiamarsi fuo­ri, ma nel tenace, umile, quo­tidiano lavoro che si prende cura della terra e delle sue fe­rite, degli uomini e delle loro lacrime. Anche quando tutto il lottare contro il male sembra senza esito, io non mi arren­do, perché so che il filo rosso della storia è saldo nelle ma­ni di Dio.   (padre Ermes Ronchi)

Bollettino parrocchiale


Museo Diocesano

Museo Diocesano

Via Paradiso, 19 - FELTRE (BL)

Aperto il Venerdì, Sabato, Domenica,

dalle ore 9.30 alle 13.00

e dalle ore 14.30 alle 19.00

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