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Rassegna stampa


   

 23 ottobre: 30^ Domenica del Tempo Ordinario

 Nel nome della misericordia

90a Giornata Missionaria Mondiale

Misericordia è una parola che negli ultimi tempi abbiamo sentito e pronunciato, anche se è sempre stata usata e pronunciata nella Chiesa. La differenza è che oggi più che mai, grazie alla lettura del mondo attuale fatta da Papa Francesco, essa è e deve sempre più diventare la cifra per dirigere i nostri pensieri e le nostre azioni.

Il mondo oggi ha bisogno di riconciliarsi con il passato per progettare un futuro che, attraverso la misericordia, sappia tornare a sperare in un mondo abitabile per tutti.  Il cardinale Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila, in un recente intervento ha sottolineato come dobbiamo imparare a “sorgere nella misericordia” e, attraverso di essa, guarire le tante ferite dell’umanità: “E’ guardando e toccando le ferite degli altri, che possiamo vedere e toccare anche le nostre ferite”.

Il Papa, nella Bolla d’indizione del Giubileo, Misericordiae Vultus (cfr. n.1), afferma in modo semplice che la misericordia di Dio si è fatta carne nel Volto del Figlio Gesù. Chi vive in essa, non elimina i mali subiti, ma li “trasforma” in occasione di vita nuova: Cristo Risorto mantiene ancora le ferite pasquali, ma queste sono la via per la riconciliazione. Dove si esprime e si vive la misericordia, il Volto di Cristo risplende in chi la pratica.

 A ciascuno di noi, discepoli missionari, l’augurio di testimoniarlo.

 16 ottobre: 29^ Domenica del Tempo Ordinario

Il vagito di una storia nuova

 In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai …   (cfr. Lc 1,81-8)

C’era un giu­dice corrotto in una città; u­na vedova sola si recava ogni gior­no da lui e gli chiedeva: fam­mi giustizia contro il mio av­versario! Che bella figura, forte e dignitosa, che nessu­na sconfitta abbatte, fragile e indomita, maestra di pre­ghiera: ogni giorno bussa a quella porta chiusa.

Come lei, anche noi: quante pre­ghiere sono volate via senza portare una risposta! Ma al­lora, Dio esaudisce o no le nostre preghiere? «Dio esau­disce sempre: non le nostre richieste, le sue promesse» (Bonhoeffer). E il Vangelo ne trabocca: “sono venuto per­ché abbiate la vita in pienez­za”, “non vi lascerò orfani”, “sarò con voi tutti i giorni fino al­la fine del tempo”, …

Con l'immagine della vedo­va mai arresa Gesù vuole so­stenere la nostra fiducia: Se un giudice, che è in tutto al­l'opposto di Dio, alla fine a­scolta, Dio non farà forse giu­stizia ai suoi eletti che grida­no a lui, prontamente? Ci perdoni il Signore, ma a vol­te la sensazione è proprio questa, che Dio non rispon­da così prontamente e che ci faccia a lungo aspettare. Ma quel prontamente di Ge­sù non vuol dire «subito», ma «sicura­mente».

 La preghiera rinsalda in me la certezza che non sono abbandonato da Dio; che Lui interviene; che anche una “piccola” fede può molto. La Preghiera è il primo vagito di una sto­ria nuova che Dio genera con noi.         (padre Ermes Ronchi)

 9 ottobre: 28^ Domenica del Tempo Ordinario

 Fede è dire “grazie”

 Vennero incontro a Gesù dieci lebbrosi, che dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.  (cfr. Lc 17,11-19)

Dieci lebbrosi all'ingres­so di un villaggio, nove giudei e un samarita­no insieme. La sofferenza li ha uniti, la guarigione li separerà. Insieme pregano Gesù ed egli - appena li vede - dice loro: Andate a pre­sentarvi ai sacerdoti. E mentre andavano, furono purificati. Sono purificati non quando arrivano dai sacerdoti, ma mentre camminano, sui passi della fede.

Nove dei guariti non tornano: scompaiono nel vortice della loro felicità, dentro gli abbrac­ci ritrovati. Un ereti­co straniero torna indietro e lo fa perché perché intuisce che la salute non viene dai sacerdoti, ma da Gesù; non dall'osservanza di leggi e riti, ma dal rapporto vi­vo con lui. “La tua fede ti ha salvato”: nove sono guariti, uno so­lo è salvato. Per fede.

La fede nasce dal “bisogno”, dal grido universale che chiede vita, senso, amore, sa­lute. Poi “mi fido”; il gri­do del bisogno è ricco di fidu­cia: qualcuno ascolterà, qual­cuno verrà. I dieci si fidano di Gesù e sono guariti. Ma a questa fede man­ca qualcosa, una dimensione fondamentale: la gioia di un abbraccio, una relazione, una reciprocità, una risposta.

“Ti ringrazio”: la fede è la li­bera risposta dell'uomo al cor­teggiamento di Dio. Fede è anche dire “Grazie”.   (padre Ermes Ronchi)

2 ottobre: 27^ Domenica del Tempo Ordinario

La fede, un “Niente” che può tutto

Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Gesù rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.   (cfr. Lc 17,5-10)

Gesù ha appena detto: “Uni­ca misura del perdono è perdonare senza misura”. Agli Apostoli appare un obietti­vo inarrivabile, al di là delle lo­ro forze, e così sgorga spontanea la richiesta: “accresci in noi la fede; da soli non ce la faremo mai”. Ma Gesù cambia la prospettiva da cui guardare la fede, introdu­cendo come unità di misura il granello di senape, proverbial­mente il più piccolo di tutti i semi: non si tratta di quantità, ma di qualità della fede.

 Fede come granello, come briciola; non quella sicura e spavalda ma quella che, nella sua fragi­lità, ha ancora più bisogno di Lui, che per la propria picco­lezza ha ancora più fiducia nel­la Sua forza. Allora ne basta un granello, po­ca, anzi meno di poca, per ot­tenere risultati impensabili.

La fede è un niente che è tutto. Ha la forza di sradicare alberi e la leggerezza di farli volare sul mare. Io ho visto alberi volare, ho vi­sto il mare riempirsi di gelsi. Ho visto – fuori metafora – discepoli del Vangelo riempire l'orizzon­te di imprese al di sopra delle forze umane. «Noi siamo i flauti, ma il soffio è tuo, Signore» (Rumi).

Quindi chiedere «ac­cresci la mia fede» significa do­mandare che questa forza vivi­ficante entri come linfa nelle vene del cuore.  (padre Ermes Ronchi)

 18 settembre: 25^ Domenica del Tempo Ordinario

Amici non soldi

 Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi ...   (cfr. Lc 16,1-13)

Un amministratore, sorpreso a truffare il suo padrone, capisce che verrà licenziato e allora escogi­ta un modo geniale per cavarsela: adotta la strategia dell'amicizia, creare una rete di amici, cancellando parte dei lo­ro debiti.

Con questa scel­ta, inconsapevolmente, e­gli compie un gesto profe­tico, fa ciò che Dio fa ver­so ogni uomo: dona e per­dona, rimette i nostri de­biti. Così da malfattore di­venta benefattore: regala pane, olio, cioè vita, ai de­bitori. Lo fa per interesse, certo, ma intanto cambia il senso, rovescia la dire­zione del denaro, che non va più verso l'accumulo ma verso il dono, non ge­nera più esclusione ma a­micizia.

Il padro­ne loda quell'amministra­tore disonesto, perché ha agito con scaltrezza, puntando tutto sull'a­micizia. E Gesù spiega: fatevi degli amici con la disonesta ricchezza perché quando es­sa verrà a mancare vi ac­colgano nelle dimore eter­ne. Fatevi degli amici. Amicizia diventata coman­damento, umanissimo e gioioso, elevata a proget­to di vita, fatta misura dell'eternità.

Le persone contano più del denaro. Fatevi amici che vi accolgano nel­la casa del cielo: prima di Dio ci verranno incontro coloro che abbiamo aiutato, nel loro abbraccio ri­conoscente si annuncerà l'abbraccio di Dio, dentro un paradiso generato dal­le nostre scelte di vita.     (padre Ermes Ronchi)

 25 settembre: 26^ Domenica del Tempo Ordinario

 Non si è cattivi perché ricchi

 C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta. (cfr. Lc 16,19-31)

Nella Parabola del ricco epulone e di Lazzaro c’è tutto un contrasto clamoroso tra le condizioni del ricco e del povero che li fanno totalmente separati. Da una parte c'è la fragile e incosciente beatitudine del ricco; dall'altra l'umiliazione silenziosa di Lazzaro. Il giudizio finale, che mostra rovesciate le due condizioni, più che spaventare sul destino di un inferno, è uno scossone alla coscienza dinanzi all'orrore dell'oggi della storia, per fare tutto il possibile, prima che sia troppo tardi.

Il ricco (un uomo di cui non conosciamo il nome, salvo il riferimento al suo passare da un banchetto - epulum - all'altro) non è cattivo perché è ricco, ma perché non si accorge del povero Lazzaro che mendica la sua vita, che è privo di tutto ma non del nome che ne dice l'identità e che ne farà nel tempo patrono degli ospizi per poveri e dei lazzaretti.

 Povertà e ricchezza: non è una questione di valori, ma di relazioni. La parabola ci mostra la mancanza di relazione col povero nella sua quotidiana liturgia di mendicante. La vita del ricco è un abisso, non si accorge del povero che muore alla sua porta. L'abisso è nel suo cuore e nelle sue infondate sicurezze. È l'abisso della omissione di chi non valica la disunione per andare incontro al fratello.   (don Angelo Sceppacerca)

11 settembre: 24^ Domenica del Tempo Ordinario

La cattiva opinione sul padre

 In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro»  (cfr. Lc 15,1-32)

Dopo le parabole della pecora e della moneta perdute e ritrovate, nel Vangelo c’è la parabola che parla del rapporto fra un padre e i suoi due figli. Un figlio si separa dal padre e chiede i “suoi” (??) averi; l’altro che vive come un separato in casa.

   In questa parabola sconvolge la figura di un padre che si fa più piccolo dei due figli. Il figlio minore torna e il padre fa festa; l’altro figlio entra in crisi perché ha un cuore diverso dal padre e questi esce di casa per supplicarlo di entrare e unirsi al banchetto.

  Così Gesù ci rassicura che l'iniziativa della salvezza è di Dio e che per lui la gioia e la festa saranno piene quando tutti, anche i giusti, si convertiranno. La loro conversione però è più difficile di quella dei peccatori perché non sanno che la misericordia di Dio non è proporzionata ai meriti, ma alla miseria.

 Dio non ci ama perché siamo bravi, ma perché siamo suoi figli. Ed è bello pensare che la parabola del Padre misericordioso non parli della conversione del peccatore alla giustizia, ma del giusto alla misericordia, perché la radice del peccato è la cattiva opinione sul Padre.                                     (Don Angelo Sceppacerca)

Bollettino parrocchiale



Chiesa di Santa Maria degli Angeli

 

CHIESA DI SANTA MARIA DEGLI ANGELI

RISTRUTTURAZIONE DEL TETTO

Il Tetto della Chiesa e della canonica di Santa Maria degli Angeli necessita di un profondo intervento di ristrutturazione. Il progetto ha ormai ricevuto tutte le necessarie approvazioni. Il Comune di Feltre ha già deliberato di dare 15.000 euro dai cosidetti “Oneri di urbanizzazione”, come previsto per legge e si è in attesa di conoscere l’entità del contributo dall’8xmille della C.E.I. I lavori ammontano a 110.000 euro e sono necessarie quindi anche le offerte da parte dei fedeli delle Parrocchie del Centro di Feltre e di altri che hanno a cuore la Chiesa di S.M. degli Angeli

Per questo è stata aperta una sottoscrizione.
Chi desidera contribuire può farlo:   

 *  Con bonifico sul c/c intestato a Parrocchia S. Maria Angeli,

causale   “Per tetto Chiesa” – IBAN: IT 87 C 02008 61110 00000 3672527

*  Portando l’offerta al Parroco

*  Consegnando l’offerta ai sacrestani della Chiesa di S. Maria d Angeli

Museo Diocesano

Museo Diocesano
Belluno-Feltre

Via Paradiso, 19 - FELTRE (BL)

Aperto venerdì, Sabato, Domenica

Info e orari sul sito
www.museodiocesanobellunofeltre.it