Tra Feltro e Feltre... 700 anni dalla morte di Dante

Cantiere catechismo

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19 novembre: 33^ Domenica del tempo ordinario

Giornata mondiale dei poveri

“Al termine del Giubileo della Misericordia ho voluto offrire alla Chiesa la Giornata Mondiale dei Poveri, perché in tutto il mondo le comunità cristiane diventino sempre più e meglio segno concreto della carità di Cristo per gli ultimi e i più bisognosi. Alle altre Giornate mondiali istituite dai miei Predecessori, che sono ormai una tradizione nella vita delle nostre comunità, desidero che si aggiunga questa, che apporta al loro insieme un elemento di completamento squisitamente evangelico, cioè la predilezione di Gesù per i poveri.

Invito la Chiesa intera e gli uomini e le donne di buona volontà a tenere fisso lo sguardo, in questo giorno, su quanti tendono le loro mani gridando aiuto e chiedendo la nostra solidarietà. Sono nostri fratelli e sorelle, creati e amati dall’unico Padre celeste. Questa Giornata intende stimolare in primo luogo i credenti perché reagiscano alla cultura dello scarto e dello spreco, facendo propria la cultura dell’incontro. Al tempo stesso l’invito è rivolto a tutti, indipendentemente dall’appartenenza religiosa, perché si aprano alla condivisione con i poveri in ogni forma di solidarietà, come segno concreto di fratellanza. Dio ha creato il cielo e la terra per tutti; sono gli uomini, purtroppo, che hanno innalzato confini, mura e recinti, tradendo il dono originario destinato all’umanità senza alcuna esclusione. […]

Questa Giornata Mondiale, pertanto, diventi un richiamo forte alla nostra coscienza credente affinché siamo sempre più convinti che condividere con i poveri ci permette di comprendere il Vangelo nella sua verità più profonda. I poveri non sono un problema: sono una risorsa a cui attingere per accogliere e vivere l’essenza del Vangelo.”      (Dal Messaggio di Papa Francesco)

Ai Presbiteri e a tutte le Comunità parrocchiali

Carissimi,

si è già diffuso l’annuncio che Papa Francesco ha firmato il decreto con cui dichiara “venerabile” il “nostro” Papa Luciani, in attesa della sua beatificazione e canonizzazione. Il complesso iter che ha avuto questo felice esito ha visto l’impegno e la passione di tanti testimoni e di persone che hanno approfondito la vicenda umana, cristiana e ministeriale di questo nostro conterraneo.

Non avevamo dubbi circa la bellezza e la bontà della vita di Albino Luciani, tra le inevitabili situazioni difficili che egli ha attraversato. Prima di giungere a Roma come Vescovo della Chiesa che presiede nella carità tutte le altre – prendendo il nome significativo di Giovanni Paolo – egli ha vissuto tra le nostre montagne e le nostre valli, nelle nostre terre venete, con la nostra gente. Ha abitato, onorato, servito questa “casa comune”.

Ora gioiamo per queste semplici e profonde verità della sua e nostra storia. Questa gioia è anche un canto di gratitudine a Dio che con paterna e materna vicinanza sta donando a tutti noi, nella testimonianza di vita di Albino Luciani, un forte incoraggiamento, in particolare alle giovani generazioni e a chi ha motivi per guardare al futuro con trepidazione. Il “nostro don Albino” – come è ancora chiamato a Canale d’Agordo – ci ha lasciato parecchi segni delle sorprese di Dio, delle sue grandi cose, del suo confidare in noi.  + Renato, vescovo

 12 novembre: 32^ domenica del tempo ordinario

Dio è una voce che ci risveglia

Ecco lo sposo! Andategli incontro!         In queste parole trovo l'immagine più bella dell'esistenza umana, rappresentata come un uscire e un andare incontro. Uscire da spazi chiusi e, in fondo alla notte, lo splendore di un abbraccio. Dio come un abbraccio.

Il secondo elemento importante della parabola delle Vergini saggie e stolte è la luce: il Regno di Dio è simile a dieci ragazze armate solo di un po' di luce, di quasi niente, del coraggio sufficiente per il primo passo. Il regno di Dio è simile a dieci piccole luci, anche se intorno è notte. Ma sorge un problema: cinque ragazze sono sagge, hanno portato dell'olio, saranno custodi della luce; cinque sono stolte, hanno un vaso vuoto, una vita vuota, presto spenta. Gesù non spiega che cosa sia l'olio delle lampade. Sappiamo però che ha a che fare con la luce e col fuoco: in fondo, è saper bruciare per qualcosa o per Qualcuno. L'alternativa centrale è tra vivere accesi o vivere spenti.

Dateci un po’ del vostro olio perché le nostre lampade si spengono! la risposta è dura: no, perché non venga a mancare a noi e a voi. Il senso profondo di queste parole è un richiamo alla responsabilità: un altro non può amare al posto mio, essere buono o onesto al posto mio, desiderare Dio per me. Se io non sono responsabile di me stesso, chi lo sarà per me?

Parabola esigente e consolante. Tutte si addormentano, sagge e stolte, ed è la nostra storia: tutti ci siamo stancati, forse abbiamo mollato. Ma nel momento più nero, qualcosa, una voce una parola una persona, ci ha risvegliato. La nostra vera forza sta nella certezza che la voce di Dio verrà. Dio è una voce che ci risveglia anche nel buio più fitto. A me basta avere un cuore che ascolta, ravvivarlo come una lampada, e uscire incontro a un abbraccio. (P. Ermes Ronchi)

S. Messa in diretta streaming


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