Il Patronato vive!

Per sostenere le attività del Patronato per le famiglie, il dopo-scuola, l'accoglienza dei gruppi e delle associazioni, le attività caritative e di di integrazione, si può dare un contributo sul c/c IT 19 U 02008 61111 000004530634, oppure direttamente al Parroco e/o ai Padri Canossiani - causale "Per le attività del Patronato"

Rassegna stampa


   

Contatori visite gratuiti

 14 maggio: Quinta domenica di Pasqua

 F i d u c i a

             Non sia turbato il vostro cuore, ab­biate fiducia. L'invito del Maestro ad assumere questi due atteggia­menti vitali a fondamento del nostro rap­porto di fede: un «no» gridato alla paura e un «sì» consegnato alla fiducia. Due atteg­giamenti del cuore che sono alla base an­che di qualsiasi rapporto fecondo, armonioso, esatto con ogni forma di vita. Ad o­gni mattino, ad ogni risveglio, un angelo ri­pete a ciascuno le due parole: non avere paura, abbi fiducia.

             Noi tutti ci umanizzia­mo per relazioni di fiducia, a partire dai no­stri genitori; diventiamo adulti perché co­struiamo un mondo di rapporti umani e­dificati non sulla paura ma sulla fiducia. La fede religiosa poggia sull'atto umano del credere, e se oggi è in crisi, ciò è accaduto perché è entrato in crisi l'atto umano dell'aver fiducia negli altri, nel mondo, nel fu­turo, nelle istituzioni, nell'amore. In un mondo di fiducia rinnovata, anche la fede in Dio troverà respiro nuovo.

             Fiducia perché Gesù è la Via, la Verità, la Vita.

            Gesù è la strada per arriva­re a casa, a Dio, agli altri; una via davanti alla quale non si erge un muro o u­no sbarramento, ma orizzonti aperti. La strada che non si smarrisce, ma va' verso la storia più ambiziosa del mondo, il so­gno più grandioso mai sognato, la conqui­sta - per tutti - di amore e libertà, di bellez­za e di comunione: con Dio, con il cosmo, con l'uomo.

              Gesù è la Verità. Non in una dottrina, né in una legge, ma in un «io» sta la verità, in Gesù, ve­nuto a mostrarci il vero volto dell'uomo e il volto d'amore del Padre. La verità sono oc­chi e mani che ardono. Così è Gesù: accende occhi e mani. La sua è una Vita che si muove libera, regale e amorevo­le tra le creature.

             Il cristianesimo è una storia e una vita vissuta nella fiducia di un Dio che ci ama tanto da dilatare la nostra vita all’orizzonte dell’eternità.   (padre Ermes Ronchi)

 7 maggio: Quarta domenica di Pasqua

 Alzati, va’ e non temere

Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni

             Chi si è lasciato attrarre dalla voce di Dio e si è messo alla sequela di Gesù scopre ben presto, dentro di sé, l’insopprimibile desiderio di portare la Buona Notizia ai fratelli, attraverso l’evangelizzazione e il servizio nella carità. Tutti i cristiani sono costituiti missionari del Vangelo! Il discepolo, infatti, non riceve il dono dell’amore di Dio per una consolazione privata … la gioia del Vangelo che riempie la vita della comunità dei discepoli è una gioia missionaria.

             … Dinanzi alle domande che emergono dal cuore dell’uomo e alle sfide che si levano dalla realtà, possiamo provare una sensazione di smarrimento e avvertire un deficit di energie e di speranza. C’è il rischio che la missione cristiana appaia come una mera utopia irrealizzabile o, comunque, una realtà che supera le nostre forze. Ma se contempliamo Gesù Risorto, che cammina accanto ai discepoli di Emmaus, la nostra fiducia può essere ravvivata.

             … Gesù è accanto a noi! I due discepoli, feriti dallo scandalo della Croce, stanno ritornando a casa percorrendo la via della sconfitta: portano nel cuore una speranza infranta e un sogno che non si è realizzato. In loro la tristezza ha preso il posto della gioia del Vangelo. Che cosa fa Gesù? Percorre la loro stessa strada e lentamente trasforma il loro scoraggiamento, fa ardere il loro cuore e apre i loro occhi, annunciando la Parola e spezzando il Pane.

             Allo stesso modo, il cristiano non porta da solo l’impegno della missione, ma sperimenta, anche nelle fatiche e nelle incomprensioni, che Gesù cammina con lui, parla con lui, respira con lui, lavora con lui. Sente Gesù vivo insieme con lui nel mezzo dell’impegno di annunciare il Vangelo.    (dal Messaggio di Papa Francesco)

30 aprile: Terza domenica di Pasqua

La Parola e il Pane si fanno strada

Il Vangelo di Emmaus si snoda, come una grande li­turgia, in tre momenti: la liturgia della strada, della pa­rola e del pane.

La liturgia della strada.

Em­maus dista da Gerusalemme due ore di cammino, due ore trascorse a parlare di quel so­gno in cui avevano tanto spe­rato, un sogno naufragato nel sangue. Il salmo 84 dice “Beato l'uo­mo che ha sentieri nel cuore; che ha il coraggio di mettersi in cammino”. Anche la fede è un perpetuo camminare, perché Dio stesso è una vetta mai con­quistata, e l'infinito ci attende all'angolo di ogni strada. E Gesù si avvicinò e cam­minava con loro. Un Dio spar­pagliato per tutte le strade, un Dio vestito di umanità, conti­nuamente in cerca di noi.

La liturgia della parola.

Spie­gava loro le scritture, mostran­do che il Cristo doveva patire: la sublime follia della Croce è la parola definitiva che ogni cri­stiano deve custodire, tra­smettere, scrutare, capire, pre­gare. Gesù fa comprendere che la Croce non è un incidente ma la pienezza dell'amore, che cambia la comprensione di Dio e della vita. I due camminatori scoprono una verità immensa: c'è la ma­no di Dio posata là dove sem­bra impossibile, proprio là do­ve sembrava assurdo: sulla cro­ce.

La liturgia del pane.

“Resta con noi, perché si fa sera”. Ed egli ri­mase con loro. Da allora Cristo entra sempre, se soltanto lo de­sidero. Rimane con me e mi trasforma, cambiandomi il cuore, gli occhi, il cam­mino. La Parola ha acceso il cuore; il pane apre gli occhi dei discepoli. Infine la parola e il pane cam­biano il cammino, la direzione, il senso: “Partirono senza indu­gio e fecero ritorno a Gerusa­lemme”.      (Padre Ermes Ronchi)

23 aprile: seconda domenica di Pasqua

San Tommaso: Vedere e Credere

             Nella seconda Domenica di Pasqua – detta anche “Domenica in Albis” – i neobattezzati, deponevano la veste bianca con la quale erano stati rivestiti otto giorni prima, la notte di Pasqua, al momento del loro Battesimo.

              Il gesto liturgico di deporre la veste bianca sta a significare che la Grazia del Battesimo è “scesa” nel profondo del nostro intimo e non ha più bisogno di essere manifestata esteriormente con un abito particolare. Ciò che conta è vivere la Grazia del Battesimo nella vita quotidiana. “L'abito non fa il monaco” e quindi il vestito - compreso quello della prima Comunione o del Matrimonio - costituisce “solo” un segno, un simbolo, perciò come tale, allude ad una realtà complessa, che sta dietro e dà senso al simbolo stesso; diversamente sarebbe una finzione; fingere di credere, credere in astratto, credere a parole, ma non nei fatti. Questo è il peccato più grave che possiamo commettere.

              L’evangelista Giovanni lo mette in luce ripetutamente, presentando il conflitto tra Gesù e i farisei: il Figlio del falegname li chiama appunto ipocriti, coloro che fingono. Tanto vale dirlo; in parecchie circostanze, commentando fatti e persone, anche noi abbiamo detto: "Se non vedo, io non credo!".
Ormai è storia vecchia: “credere” e “vedere” sono due azioni che insieme non possono stare, né l'una può conseguire all'altra. Non possiamo affermare: “io credo perché ho visto di persona”: l'evidenza di un fatto esclude automaticamente l'atto di fede.

             Dobbiamo scegliere: vedere, oppure credere. E dobbiamo chiederci perché crediamo. Dio non ci obbliga a credere in Lui, a credere nella Sua risurrezione, a credere nella Sua presenza tra noi, dentro e fuori di noi.     (Fr. Massimo Rossi)

        “…e vide che la pietra

        era stata ribaltata dal sepolcro”  (Gv 20,1)

Tutto potrebbe finire sotto la pietra tombale,

compresi gli affetti, i sogni, i progetti,

ma la liberazione da questo destino mortale

ci è donata da un divino Liberatore:

il Cristo morto e Risorto!

Questa è la Pasqua di cui anche quest’anno

facciamo gioiosa memoria.

È la speranza che ci stimola a riprendere

il nostro cammino di fraternità

e di generosa accoglienza.                 (+ P.B.)

 

Il Signore è risorto, noi risorgiamo con Lui

Buona Pasqua!

 16 aprile: PASQUA DI RISURREZIONE

 Cristo è risorto, scegliamo la vita

             La Risurrezione di Gesù interpella il nostro aderire per fede e la perseveranza nella fiducia e nella speranza. Dobbiamo lasciarci provocare dal più grande Evento che sia mai potuto accadere nella storia dell'uomo e lasciarci avvincere dal fascino di un Fatto che ha radicalmente cambiato la storia. Occorre che esso diventi nostro patrimonio personale, che traspaia nella nostra gioia e che fondi le ragioni del vivere e dell'operare di ciascuno.

              Ma soprattutto, poiché Cristo risuscitato non muore più e la morte non ha più potere su di lui, dobbiamo permettere al Risorto di restare Tale anche nella nostra vita, nella consapevolezza che non solo noi siamo destinati a vivere per sempre quando sarà la disfatta del nostro corpo mortale, ma che siamo anche chiamati a risorgere tutti i giorni da morte vivendo la vita da vivi e non da morti.

             Ancora oggi c'è chi sceglie la morte alla vita negli espedienti inauditi dell'odio, della violenza, del possesso e del vizio. C'è ancora chi si rifugia nelle chimere della droga, dell'alcool, del gioco d’azzardo. Un nuovo criterio di vita risiede nel soppiantare le nefaste abitudini per darci alla costruzione di noi stessi nella virtù e nell'ottimismo. Ma fin quando non ci si rende conto che solamente nel Risorto e nel suo messaggio di salvezza si trovano questi incentivi, si brancolerà sempre nel buio della morte e dell'autodistruzione.

             La risurrezione riguarda quindi ciascuno nel suo vivere, nel suo attendere, sperare e ambire. Anche ciascuno di noi nel suo procedere peccaminoso ed errabondo. Se Cristo è risorto, cerchiamo le cose di lassù ed eleggiamo la vita che in ogni caso ha la meglio sulla morte.                (Padre Gian Franco Scarpitta)

Bollettino parrocchiale


A.C.R. Azione Cattolica Ragazzi

a partire da sabato 8 ottobre

TUTTI I SABATI
POMERIGGIO
in Patronato
al Sacro Cuore
(Via Belluno, 27)

*  dalle ore 14.30 alle 15.30

*   dalle 15.30 giochi e animazione per tutti fino alle ore 17

Patronato Padri Canossiani

Patronato dei Padri Canossiani

per ragazzi/e dai 6 ai 13 anni

Tutti i Pomeriggi

dalle ore 14.00 alle 17.45

per giocare, cantare, fare tante attivita' in amicizia

Parrocchia del Sacro Cuore
Via Belluno, 27
Tel. 0439-89749