26 maggio – 6^ Domenica di Pasqua

Chiamati a lasciarci amare da Dio


“Se uno mi ama, osserverà la mia parola” Questa afferma­zione di Gesù è così importante da essere ribadita subito al negativo: chi non mi ama non osserva le mie parole, non rie­sce, non ce la può fare, non da solo.


Una limpida constatazione: solo se ami il Signore, allora e solo allora la sua Parola, il tuo desiderio e la tua volontà co­minciano a coincidere. Come si fa ad amare il Signore Gesù? L'amore verso di lui è un'emozione, un gesto, molti ge­sti di carità, molte preghiere o sacrifici? No. Amare comincia con una resa, con il lasciarsi amare. Dio non si merita, si accoglie.


Il primo posto nel Vangelo non spetta alla morale, ma alla fe­de, alla relazione affettuosa con Dio, allo stringersi a Lui come un bambino si stringe al petto della madre e non la vuol lasciare, perché per lui è vita.


Dice Gesù “Lo Spirito vi insegnerà ogni co­sa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto”. Una affermazione colma di bellissimi significati profetici. Due verbi: Insegna­re e Ricordare. Sono i due poli entro cui soffia lo Spirito: la memoria cordiale dei grandi gesti di Gesù e l'apprendi­mento di nuove sillabe divine; le parole dette «in quei giorni» e le nuove conquiste della mente e dell'anima che lo Spi­rito induce. Colui che in prin­cipio covava le grandi acque e si librava sugli abissi, continua ancora a covare le menti e a li­brarsi, creatore, sugli abissi del cuore.   (Padre Ermes Ronchi)

 19 maggio – 5^ Domenica di Pasqua

Festa in onore di Santa Rita da Cascia

mercoledì 22 maggio

O Dio onnipotente ed eterno, che in Santa Rita da Cascia
ci hai dato un luminoso esempio di unione a Te
nella preghiera e di servizio e amore ai fratelli,
fa’ che superando per sua intercessione il nostro egoismo e la pigrizia,
possiamo imitarla per sperimentare nella prova il tuo amore misericordioso e la sua fraterna protezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio,
che è Dio, e vive e regna con Te, nell'unità dello
Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
Amen.

Chiesa di San Giacomo (Via Mezzaterra)

* Novena a Santa Rita, lunedì 20 e martedì 21 ore 17.30

* Mercoledì 22, Sante Messe alle ore 7 – 8 – 9 – 10.30 – 20.30

* Rito della Benedizione dei bambini alle ore 17.00

 

12 maggio – 4^ Domenica di Pasqua

Solennità dei Santi Martiri

VITTORE e CORONA

Martedì 14 maggio

 

O Signore, nostro Dio,

 tu hai donato al martire Vittore lo Spirito di fortezza nel professare la fede cristiana

fino a essere decapitato per non piegare la fronte davanti ai poteri del mondo.

Alla vergine Corona hai dato di contemplare e comprendere

la testimonianza di Vittore fino a seguirlo incondizionatamente

nel dono di sé e avere la corona del martirio.

Concedi a noi, per intercessione dei nostri Patroni, i Santi Martiri,

di «drizzarci e levare la testa» nella vigilanza cristiana come discepoli innamorati

di Gesù Cristo, pronti a sostenere avversità per professare la nostra fede, forti nella speranza che ci proietta nel futuro con libertà interiore, animati dall’amore verso ogni persona destinata alla risurrezione dal sangue versato per lei sulla croce.

Amen.

ore 5.30           Partenza del Pellegrinaggio dal Duomo di Feltre fino al Santuario dei Santi Martiri

ore 7.00           Santa Messa nel Santuario “Per la Città di Feltre”

ore 10.30          Santa Messa presieduta dal Vescovo Mons. Renato Marangoni

 5 maggio – 3^ Domenica di Pasqua

Mi vuoi bene ?

            In un mattino di primavera, sulle sponde del lago di Tiberiade, ha luogo il dialogo tra Gesù e Pietro. Vi si rileva un gioco di verbi molto significativo. In greco il verbo "filéo" esprime l’amore di amicizia, tenero ma non totalizzante, mentre il verbo "agapáo" significa l’amore senza riserve, totale ed incondizionato.

            Gesù domanda a Pietro la prima volta: “Simone, mi ami tu (agapâs-me)” con questo amore totale e incondizionato? Prima dell’esperienza del tradimento l’apostolo avrebbe certamente detto: "Ti amo (agapô-se) incondizionatamente". Ora che ha conosciuto l’amara tristezza dell’infedeltà, il dramma della propria debolezza, dice con umiltà: "Signore, ti voglio bene (filô-se)", cioè "ti amo del mio povero amore umano". Il Cristo insiste: "Simone, mi ami tu con questo amore totale che io voglio?". E Pietro ripete la risposta del suo umile amore umano: "Kyrie, filô-se", "Signore, ti voglio bene come so voler bene". Alla terza volta Gesù dice a Simone soltanto: "Fileîs-me?", "mi vuoi bene?". Simone comprende che a Gesù basta il suo povero amore, l’unico di cui è capace.

            Verrebbe da dire che Gesù si è adeguato a Pietro, piuttosto che Pietro a Gesù! È proprio questo adeguamento divino a dare speranza al discepolo, che ha conosciuto la sofferenza dell’infedeltà. Da qui nasce la fiducia che lo rende capace di seguire Gesù.

            Da quel giorno Pietro ha "seguito" il Maestro con la precisa consapevolezza della propria fragilità; ma questa consapevolezza non l’ha scoraggiato. Egli sapeva infatti di poter contare sulla presenza accanto a sé del Risorto.

            Sappiamo che Gesù si adegua alla nostra debolezza. Noi lo seguiamo, con la nostra povera capacità di amore e sappiamo che Gesù è buono e ci accetta. (Papa Benedetto XVI)

21 aprile

RISURREZIONE DEL SIGNORE

Karamàzov!”, gridò Kòlja. “È vero quello che dice la religione, che resusciteremo dai morti e, tornati in vita, ci vedremo di nuovo tutti, anche Iljùscenka?”.        

“Resusciteremo senz’altro, e ci vedremo e ci racconteremo l’un l’altro allegramente e gioiosamente tutto ciò che è stato”, rispose Aljòscia a metà tra il riso e l’entusiasmo.

“Ah, che bello che sarà”, sfuggì a Kòlja. (Fëdor Dostoevski)

La Risurrezione di Cristo è la nostra più grande certezza;
è il tesoro più prezioso! Come non condividere con gli altri questo tesoro, questa certezza? Non è soltanto per noi, è per trasmetterla, per darla agli altri, condividerla con gli altri.
È proprio la nostra testimonianza.  (Papa Francesco)

 28 aprile – 2^ Domenica di Pasqua

Cristo è davvero risorto

Dopo la sua morte e risurrezione, Gesù si è personalmente incontrato a singole persone e a gruppi anche numerosi. Apparizioni avvenute di giorno e di sera; in casa e all’aperto; in riva al lago e sui monti.

Dicono gli “Atti degli Apostoli” che Gesù si fece vedere per lo spazio di quaranta giorni, fornendo ai discepoli molte prove d’essere risorto  (At 1,3).

San Paolo dice che fu seppellito … risuscitò il terzo giorno … apparve a Cefa, quindi ai Dodici, poi apparve in una sola volta a più di cinquecento fratelli, dei quali, i più sono ancora vivi … inoltre apparve a Giacomo, poi a tutti gli Apostoli; ultimo fra tutti apparve anche a me (1Cor 15,4-9).

Quattro volte Paolo adopera il verbo apparve, insistendo sulla percezione visiva. Ciò allontana la tesi dell’allucinazione, di cui, del resto, gli Apostoli furono i primi ad ever paura. Essi pensarono infatti dapprima di vedere uno spirito, non il vero Gesù, tanto che questi li dovette rassicurare: perchè siete sconvolti? Guardate le mie mani e i miei piedi. Toccatemi; uno spirito non ha carne ed ossa come vedete che io ho. (Lc 24,38).

E ancora avete qualcosa da mangiare? Gli diedero un pezzo di pesce arrostito e lui lo mangiò davanti a loro” (Lc 24,41-43).

L’incredulità iniziale, dunque, non fu solo di Tommaso, ma di tutti gli Apostoli, gente sana, robusta, realista, allergica ad ogni fenomeno di allucinazione, che s’è arresa solo davanti all’evidenza dei fatti.     (Papa Luciani)

14 aprile: Domenica delle Palme  e della Passione

La settimana santa

Con la Domenica delle Palme iniziamo la “Settimana Santa” – centro di tutto l’Anno Liturgico – in cui accompagniamo Gesù nella sua Passione, Morte e Risurrezione.

Ma che cosa può voler dire vivere la Settimana Santa per noi? Che cosa significa seguire Gesù nel suo cammino sul Calvario verso la Croce e la Risurrezione? […]

Vivere la Settimana Santa seguendo Gesù vuol dire imparare ad uscire da noi stessi per andare incontro agli altri, per andare verso le periferie dell’esistenza, muoverci noi per primi verso i nostri fratelli e le nostre sorelle, soprattutto quelli più lontani, quelli che sono dimenticati, quelli che hanno più bisogno di comprensione, di consolazione, di aiuto. C’è tanto bisogno di portare la presenza viva di Gesù misericordioso e ricco di amore!

Vivere la Settimana Santa è entrare sempre più nella logica di Dio, nella logica della Croce, che non è prima di tutto quella del dolore e della morte, ma quella dell’amore e del dono di sé che porta vita. È entrare nella logica del Vangelo. Seguire, accompagnare Cristo, rimanere con Lui esige un “uscire”. Uscire da se stessi, da un modo di vivere la fede stanco e abitudinario, dalla tentazione di chiudersi nei propri schemi che finiscono per chiudere l’orizzonte dell’azione creativa di Dio. Dio è uscito da se stesso per venire in mezzo a noi, ha posto la sua tenda tra noi per portarci la sua misericordia che salva e dona speranza. Anche noi, se vogliamo seguirlo e rimanere con Lui, non dobbiamo accontentarci di restare nel recinto delle novantanove pecore, dobbiamo “uscire”, cercare con Lui la pecorella smarrita, quella più lontana.

La Settimana Santa è un tempo di grazia che il Signore ci dona per aprire le porte del nostro cuore, della nostra vita, delle nostre parrocchie dei movimenti, delle associazioni, ed “uscire” incontro agli altri, farci noi vicini per portare la luce e la gioia della nostra fede. (Papa Francesco – Udienza Generale, 27.03.2013)

Bollettino parrocchiale


Museo Diocesano

Museo Diocesano

Via Paradiso, 19 - FELTRE (BL)

Aperto il Venerdì, Sabato, Domenica,

dalle ore 9.30 alle 13.00

e dalle ore 14.30 alle 19.00

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