ISCRIZIONI GREST 2021

Sono aperte le iscrizioni per il Gruppo estivo che si terrà nelle prime tre settimane di luglio presso la Parrocchia del Sacro Cuore. 

ISCRIZIONI ONLINE
CLICCA QUI

Tra Feltro e Feltre... 700 anni dalla morte di Dante

Campeggio elementari

Dal 25 al 31 luglio sarà possibile partecipare al campeggio per i bambini delle elementari che si terrà presso la ex Colonia feltrina di Passo Cereda. 

ISCRIZIONI ONLINE
CLICCA QUI

Incontro condivisione biblica per adulti

Incontro di condivisione biblica per adulti
MERCOLEDI
dalle 20.30 alle 21.30,
Clicca qui per collegarti.

Cantiere catechismo

Contatori visite gratuiti

 9 ottobre: 28^ Domenica del Tempo Ordinario

 Fede è dire “grazie”

 Vennero incontro a Gesù dieci lebbrosi, che dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.  (cfr. Lc 17,11-19)

Dieci lebbrosi all'ingres­so di un villaggio, nove giudei e un samarita­no insieme. La sofferenza li ha uniti, la guarigione li separerà. Insieme pregano Gesù ed egli - appena li vede - dice loro: Andate a pre­sentarvi ai sacerdoti. E mentre andavano, furono purificati. Sono purificati non quando arrivano dai sacerdoti, ma mentre camminano, sui passi della fede.

Nove dei guariti non tornano: scompaiono nel vortice della loro felicità, dentro gli abbrac­ci ritrovati. Un ereti­co straniero torna indietro e lo fa perché perché intuisce che la salute non viene dai sacerdoti, ma da Gesù; non dall'osservanza di leggi e riti, ma dal rapporto vi­vo con lui. “La tua fede ti ha salvato”: nove sono guariti, uno so­lo è salvato. Per fede.

La fede nasce dal “bisogno”, dal grido universale che chiede vita, senso, amore, sa­lute. Poi “mi fido”; il gri­do del bisogno è ricco di fidu­cia: qualcuno ascolterà, qual­cuno verrà. I dieci si fidano di Gesù e sono guariti. Ma a questa fede man­ca qualcosa, una dimensione fondamentale: la gioia di un abbraccio, una relazione, una reciprocità, una risposta.

“Ti ringrazio”: la fede è la li­bera risposta dell'uomo al cor­teggiamento di Dio. Fede è anche dire “Grazie”.   (padre Ermes Ronchi)

2 ottobre: 27^ Domenica del Tempo Ordinario

La fede, un “Niente” che può tutto

Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Gesù rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.   (cfr. Lc 17,5-10)

Gesù ha appena detto: “Uni­ca misura del perdono è perdonare senza misura”. Agli Apostoli appare un obietti­vo inarrivabile, al di là delle lo­ro forze, e così sgorga spontanea la richiesta: “accresci in noi la fede; da soli non ce la faremo mai”. Ma Gesù cambia la prospettiva da cui guardare la fede, introdu­cendo come unità di misura il granello di senape, proverbial­mente il più piccolo di tutti i semi: non si tratta di quantità, ma di qualità della fede.

 Fede come granello, come briciola; non quella sicura e spavalda ma quella che, nella sua fragi­lità, ha ancora più bisogno di Lui, che per la propria picco­lezza ha ancora più fiducia nel­la Sua forza. Allora ne basta un granello, po­ca, anzi meno di poca, per ot­tenere risultati impensabili.

La fede è un niente che è tutto. Ha la forza di sradicare alberi e la leggerezza di farli volare sul mare. Io ho visto alberi volare, ho vi­sto il mare riempirsi di gelsi. Ho visto – fuori metafora – discepoli del Vangelo riempire l'orizzon­te di imprese al di sopra delle forze umane. «Noi siamo i flauti, ma il soffio è tuo, Signore» (Rumi).

Quindi chiedere «ac­cresci la mia fede» significa do­mandare che questa forza vivi­ficante entri come linfa nelle vene del cuore.  (padre Ermes Ronchi)

 25 settembre: 26^ Domenica del Tempo Ordinario

 Non si è cattivi perché ricchi

 C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta. (cfr. Lc 16,19-31)

Nella Parabola del ricco epulone e di Lazzaro c’è tutto un contrasto clamoroso tra le condizioni del ricco e del povero che li fanno totalmente separati. Da una parte c'è la fragile e incosciente beatitudine del ricco; dall'altra l'umiliazione silenziosa di Lazzaro. Il giudizio finale, che mostra rovesciate le due condizioni, più che spaventare sul destino di un inferno, è uno scossone alla coscienza dinanzi all'orrore dell'oggi della storia, per fare tutto il possibile, prima che sia troppo tardi.

Il ricco (un uomo di cui non conosciamo il nome, salvo il riferimento al suo passare da un banchetto - epulum - all'altro) non è cattivo perché è ricco, ma perché non si accorge del povero Lazzaro che mendica la sua vita, che è privo di tutto ma non del nome che ne dice l'identità e che ne farà nel tempo patrono degli ospizi per poveri e dei lazzaretti.

 Povertà e ricchezza: non è una questione di valori, ma di relazioni. La parabola ci mostra la mancanza di relazione col povero nella sua quotidiana liturgia di mendicante. La vita del ricco è un abisso, non si accorge del povero che muore alla sua porta. L'abisso è nel suo cuore e nelle sue infondate sicurezze. È l'abisso della omissione di chi non valica la disunione per andare incontro al fratello.   (don Angelo Sceppacerca)

S. Messa in diretta streaming


Informazioni parrocchiali



Archivio storico - ricerche anagrafiche

Seguici su Facebook

Casera Faibon

Abbonamento a L'Amico del Popolo

Chi desidera rinnovare o fare un nuovo abbonamento a "L'Amico del Popolo" può rivolgersi anche presso le Canoniche del Duomo e del Sacro Cuore.
www.amicodelpopolo.it