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Rassegna stampa


   

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 5 maggio – 3^ Domenica di Pasqua

Mi vuoi bene ?

            In un mattino di primavera, sulle sponde del lago di Tiberiade, ha luogo il dialogo tra Gesù e Pietro. Vi si rileva un gioco di verbi molto significativo. In greco il verbo "filéo" esprime l’amore di amicizia, tenero ma non totalizzante, mentre il verbo "agapáo" significa l’amore senza riserve, totale ed incondizionato.

            Gesù domanda a Pietro la prima volta: “Simone, mi ami tu (agapâs-me)” con questo amore totale e incondizionato? Prima dell’esperienza del tradimento l’apostolo avrebbe certamente detto: "Ti amo (agapô-se) incondizionatamente". Ora che ha conosciuto l’amara tristezza dell’infedeltà, il dramma della propria debolezza, dice con umiltà: "Signore, ti voglio bene (filô-se)", cioè "ti amo del mio povero amore umano". Il Cristo insiste: "Simone, mi ami tu con questo amore totale che io voglio?". E Pietro ripete la risposta del suo umile amore umano: "Kyrie, filô-se", "Signore, ti voglio bene come so voler bene". Alla terza volta Gesù dice a Simone soltanto: "Fileîs-me?", "mi vuoi bene?". Simone comprende che a Gesù basta il suo povero amore, l’unico di cui è capace.

            Verrebbe da dire che Gesù si è adeguato a Pietro, piuttosto che Pietro a Gesù! È proprio questo adeguamento divino a dare speranza al discepolo, che ha conosciuto la sofferenza dell’infedeltà. Da qui nasce la fiducia che lo rende capace di seguire Gesù.

            Da quel giorno Pietro ha "seguito" il Maestro con la precisa consapevolezza della propria fragilità; ma questa consapevolezza non l’ha scoraggiato. Egli sapeva infatti di poter contare sulla presenza accanto a sé del Risorto.

            Sappiamo che Gesù si adegua alla nostra debolezza. Noi lo seguiamo, con la nostra povera capacità di amore e sappiamo che Gesù è buono e ci accetta. (Papa Benedetto XVI)

 28 aprile – 2^ Domenica di Pasqua

Cristo è davvero risorto

Dopo la sua morte e risurrezione, Gesù si è personalmente incontrato a singole persone e a gruppi anche numerosi. Apparizioni avvenute di giorno e di sera; in casa e all’aperto; in riva al lago e sui monti.

Dicono gli “Atti degli Apostoli” che Gesù si fece vedere per lo spazio di quaranta giorni, fornendo ai discepoli molte prove d’essere risorto  (At 1,3).

San Paolo dice che fu seppellito … risuscitò il terzo giorno … apparve a Cefa, quindi ai Dodici, poi apparve in una sola volta a più di cinquecento fratelli, dei quali, i più sono ancora vivi … inoltre apparve a Giacomo, poi a tutti gli Apostoli; ultimo fra tutti apparve anche a me (1Cor 15,4-9).

Quattro volte Paolo adopera il verbo apparve, insistendo sulla percezione visiva. Ciò allontana la tesi dell’allucinazione, di cui, del resto, gli Apostoli furono i primi ad ever paura. Essi pensarono infatti dapprima di vedere uno spirito, non il vero Gesù, tanto che questi li dovette rassicurare: perchè siete sconvolti? Guardate le mie mani e i miei piedi. Toccatemi; uno spirito non ha carne ed ossa come vedete che io ho. (Lc 24,38).

E ancora avete qualcosa da mangiare? Gli diedero un pezzo di pesce arrostito e lui lo mangiò davanti a loro” (Lc 24,41-43).

L’incredulità iniziale, dunque, non fu solo di Tommaso, ma di tutti gli Apostoli, gente sana, robusta, realista, allergica ad ogni fenomeno di allucinazione, che s’è arresa solo davanti all’evidenza dei fatti.     (Papa Luciani)

21 aprile

RISURREZIONE DEL SIGNORE

Karamàzov!”, gridò Kòlja. “È vero quello che dice la religione, che resusciteremo dai morti e, tornati in vita, ci vedremo di nuovo tutti, anche Iljùscenka?”.        

“Resusciteremo senz’altro, e ci vedremo e ci racconteremo l’un l’altro allegramente e gioiosamente tutto ciò che è stato”, rispose Aljòscia a metà tra il riso e l’entusiasmo.

“Ah, che bello che sarà”, sfuggì a Kòlja. (Fëdor Dostoevski)

La Risurrezione di Cristo è la nostra più grande certezza;
è il tesoro più prezioso! Come non condividere con gli altri questo tesoro, questa certezza? Non è soltanto per noi, è per trasmetterla, per darla agli altri, condividerla con gli altri.
È proprio la nostra testimonianza.  (Papa Francesco)

14 aprile: Domenica delle Palme  e della Passione

La settimana santa

Con la Domenica delle Palme iniziamo la “Settimana Santa” – centro di tutto l’Anno Liturgico – in cui accompagniamo Gesù nella sua Passione, Morte e Risurrezione.

Ma che cosa può voler dire vivere la Settimana Santa per noi? Che cosa significa seguire Gesù nel suo cammino sul Calvario verso la Croce e la Risurrezione? […]

Vivere la Settimana Santa seguendo Gesù vuol dire imparare ad uscire da noi stessi per andare incontro agli altri, per andare verso le periferie dell’esistenza, muoverci noi per primi verso i nostri fratelli e le nostre sorelle, soprattutto quelli più lontani, quelli che sono dimenticati, quelli che hanno più bisogno di comprensione, di consolazione, di aiuto. C’è tanto bisogno di portare la presenza viva di Gesù misericordioso e ricco di amore!

Vivere la Settimana Santa è entrare sempre più nella logica di Dio, nella logica della Croce, che non è prima di tutto quella del dolore e della morte, ma quella dell’amore e del dono di sé che porta vita. È entrare nella logica del Vangelo. Seguire, accompagnare Cristo, rimanere con Lui esige un “uscire”. Uscire da se stessi, da un modo di vivere la fede stanco e abitudinario, dalla tentazione di chiudersi nei propri schemi che finiscono per chiudere l’orizzonte dell’azione creativa di Dio. Dio è uscito da se stesso per venire in mezzo a noi, ha posto la sua tenda tra noi per portarci la sua misericordia che salva e dona speranza. Anche noi, se vogliamo seguirlo e rimanere con Lui, non dobbiamo accontentarci di restare nel recinto delle novantanove pecore, dobbiamo “uscire”, cercare con Lui la pecorella smarrita, quella più lontana.

La Settimana Santa è un tempo di grazia che il Signore ci dona per aprire le porte del nostro cuore, della nostra vita, delle nostre parrocchie dei movimenti, delle associazioni, ed “uscire” incontro agli altri, farci noi vicini per portare la luce e la gioia della nostra fede. (Papa Francesco – Udienza Generale, 27.03.2013)

31 marzo: 4^ Domenica di Quaresima

Il Padre Misericordioso

La Parabola (Lc. 15,11-32) parla di un padre e dei suoi due figli, e ci fa conoscere la misericordia infinita di Dio.

Partiamo dalla fine, cioè dalla gioia del cuore del Padre, che dice: «Facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». Con queste parole il padre ha interrotto il figlio minore nel momento in cui stava confessando la sua colpa: «Non sono più degno di essere chiamato tuo figlio…». Ma questa espressione è insopportabile per il cuore del padre, che invece si affretta a restituire al figlio i segni della sua dignità: il vestito bello, l’anello, i calzari.

Gesù non descrive un padre offeso e risentito, un padre che, ad esempio, dice al figlio: “Me la pagherai”: no, il padre lo abbraccia, lo aspetta con amore.  L’unica cosa che il padre ha a cuore è che questo figlio sia davanti a lui sano e salvo e questo lo fa felice e fa festa […].

La misericordia del padre è traboccante, incondizionata, e si manifesta ancor prima che il figlio parli. Certo, il figlio sa di avere sbagliato e lo riconosce: «Ho peccato … trattami come uno dei tuoi salariati». Ma queste parole si dissolvono davanti al perdono del padre. L’abbraccio e il bacio di suo papà gli fanno capire che è stato sempre considerato figlio, nonostante tutto. È importante questo insegnamento di Gesù: la nostra condizione di figli di Dio è frutto dell’amore del cuore del Padre; non dipende dai nostri meriti o dalle nostre azioni, e quindi nessuno può togliercela, neppure il diavolo! Nessuno può toglierci questa dignità. Questa parola di Gesù ci incoraggia a non disperare mai.

(Papa Francesco – Udienza generale 11.5.2016)

7 aprile: 5^ Domenica di Quaresima

Il perdono in una carezza

In questa quinta domenica di Quaresima, il Vangelo ci presenta l’episodio della donna adultera (cfr Gv 8,1-11), che Gesù salva dalla condanna a morte.

Colpisce l’atteggiamento di Gesù: non sentiamo parole di disprezzo, non sentiamo parole di condanna, ma soltanto parole di amore, di misericordia, che invitano alla conversione. "Neanche io ti condanno: va e d’ora in poi non peccare più!" (v. 11).

Fratelli e sorelle, il volto di Dio è quello di un padre misericordioso, che sempre ha pazienza. Avete pensato voi alla pazienza di Dio, la pazienza che lui ha con ciascuno di noi? Quella è la sua misericordia. Sempre ha pazienza, pazienza con noi, ci comprende, ci attende, non si stanca di perdonarci se sappiamo tornare a lui con il cuore contrito. "Grande è la misericordia del Signore", dice il Salmo (103).

Un po’ di misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto.     
Abbiamo bisogno di capire bene questa misericordia di Dio, questo Padre misericordioso che ha tanta pazienza

Ricordiamo il profeta Isaia, che afferma che anche se i nostri peccati fossero rossi scarlatti, l’amore di Dio li renderà bianchi come la neve (Is 1,18).

Dio mai si stanca di perdonare, ma noi, a volte, ci stanchiamo di chiedere perdono.          
Lui è il Padre amoroso che sempre perdona, che ha quel cuore di misericordia per tutti noi. E anche noi impariamo ad essere misericordiosi con tutti.

Invochiamo l’intercessione della Madonna che ha avuto tra le sue braccia la Misericordia di Dio fatta uomo.                    

(Papa Francesco – Angelus di domenica 17 marzo 2013)

 24 marzo: 3^ Domenica di Quaresima

Quaresima

Digiuno, preghiera, elemosina

Se la Quaresima del Figlio di Dio “è stata un entrare nel deserto del creato per farlo tornare ad essere quel giardino della comunione con Dio che era prima del peccato delle origini”, i cristiani sono chiamati a “incarnare più intensamente e concretamente il mistero pasquale nella loro vita personale, familiare e sociale”, in modo speciale attraverso “il digiuno, la preghiera e l’elemosina”. Digiunare vuol dire rinunciare alla tentazione di “divorare” tutto per “saziare la nostra ingordigia”; pregare significa “saper rinunciare all’idolatria e all’autosufficienza del nostro io; e fare elemosina ci aiuta a “uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi, nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene”. Su questi binari, è possibile “ritrovare la gioia del progetto che Dio ha messo nella creazione e nel nostro cuore”: l’amore, unica sorgente della “vera felicità”.

Il “travaglio” della conversione

Il cammino verso la Pasqua, dunque, ci chiama “a restaurare il nostro volto e il nostro cuore di cristiani, tramite il pentimento, la conversione e il perdono”, una chiamata che coinvolge tutta la “creazione” a uscire “dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio”.

Questa “impazienza”, questa attesa del creato troverà compimento quando si manifesteranno i figli di Dio, cioè quando i cristiani e tutti gli uomini entreranno decisamente in questo “travaglio” che è la conversione.

(dal Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2019)

Bollettino parrocchiale


Chiesa di Santa Maria degli Angeli

 

CHIESA DI SANTA MARIA DEGLI ANGELI

RISTRUTTURAZIONE DEL TETTO

Il Tetto della Chiesa e della canonica di Santa Maria degli Angeli necessita di un profondo intervento di ristrutturazione. Il progetto ha ormai ricevuto tutte le necessarie approvazioni. Il Comune di Feltre ha già deliberato di dare 15.000 euro dai cosidetti “Oneri di urbanizzazione”, come previsto per legge e si è in attesa di conoscere l’entità del contributo dall’8xmille della C.E.I. I lavori ammontano a 110.000 euro e sono necessarie quindi anche le offerte da parte dei fedeli delle Parrocchie del Centro di Feltre e di altri che hanno a cuore la Chiesa di S.M. degli Angeli

Per questo è stata aperta una sottoscrizione.
Chi desidera contribuire può farlo:   

 *  Con bonifico sul c/c intestato a Parrocchia S. Maria Angeli,

causale   “Per tetto Chiesa” – IBAN: IT 87 C 02008 61110 00000 3672527

*  Portando l’offerta al Parroco

*  Consegnando l’offerta ai sacrestani della Chiesa di S. Maria d Angeli

Museo Diocesano

Museo Diocesano
Belluno-Feltre

Via Paradiso, 19 - FELTRE (BL)

Aperto venerdì, Sabato, Domenica

Info e orari sul sito
www.museodiocesanobellunofeltre.it