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Rassegna stampa


   

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17 marzo: 2^ Domenica di Quaresima

Quaresima

tempo di fraternità

Nel messaggio per la Giornata del Povero (18 novembre 2018), dal titolo “Il povero grida, il Signore lo ascolta”, Papa Francesco si domanda: “come mai questo grido, che sale fino al cospetto di Dio, non riesce ad arrivare alle nostre orecchie e ci lascia indifferenti e impassibili?” Che non facciamo anche noi come quelli che hanno messo a tacere il mendicante Bartimeo che gridava “Pietà” dai bordi della strada!

Queste “sono voci stonate, spesso determinate da una fobia per i poveri, considerati non solo come persone indigenti, ma anche come gente portatrice di insicurezza, instabilità, disorientamento dalle abitudini quotidiane e, pertanto, da respingere e tenere lontani. Non ci si rende conto che in questo modo ci si allontana anche dal Signore Gesù, che non li respinge ma li chiama a sé e li consola, come ha fatto col cieco Bartimeo”.

Per rispondere positivamente a questo grido, ogni persona e comunità potrà mettere in atto delle iniziative, “senza paura di sporcarsi con il fango della strada o meglio, con gli scarti della nostra società”.

È la campagna che tradizionalmente va sotto il nome di: “UN PANE PER AMOR DI DIO”, che non si accontenta di un gesto quaresimale, pur buono e necessario, ma intende aiutarci a consolidare uno stile di vita fatto di attenzione e condivisione con la situazione reale di tanta gente che è povera non solo di pane, ma di giustizia, di fraternità, di pace, di fede, di dignità; gente che ricerca una luce per poter rialzarsi e camminare nella vita e che non la trova se qualche fratello non si avvicina e gli dice “Coraggio, alzati, il Maestro ti chiama!”

10 marzo: 1^ Domenica di Quaresima
Quaresima
Tempo di rinnovamento

Volendo essere fedeli alla “mappa” del Vangelo, ci ritroviamo anche noi con lo stato d’animo dei discepoli del Getsemani. A volte sembra che il nostro sguardo sia abbassato sull’Ora delle tenebre che ci par di prevalere nella storia dei nostri giorni, e così “siamo preoccupati di ciò che non funziona, bloccati da ciò che non comprendiamo o non riusciamo a spiegarci, trascinati giù da una logica lamentosa con cui valutiamo la nostra situazione pastorale e socio-culturale.” (Vescovo Renato).

È urgente, invece, “Alzarci e andare!”, alzando lo sguardo verso i nuovi orizzonti propostici oggi dalla Chiesa: si tratta di un passaggio “pasquale”: doloroso, ma che ci fa uscire dalle tenebre verso la Luce, ci fa gustare l’Ora di Dio, che vince sempre sull’Ora delle tenebre! “Una chiesa in uscita, aperta al rinnovamento, va preferita a una Chiesa “malata per la chiusura, la rigidità delle tradizioni e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze” (Ev.G. 49).

 Qui ci vuole il coraggio di rischiare sapendo che non andiamo soli, e non andiamo vagando senza meta per i deserti del mondo, ma il Signore ci tiene per mano per condurci a un porto sicuro.

 Papa Francesco rivolgendosi ai giovani, li sprona così: “Cari giovani, non abbiate paura di Cristo e della sua Chiesa! In essi si trova il tesoro che riempie di gioia la vita...”

 

 3 marzo: 8^ Domenica del tempo ordinario

Inizia la Quaresima

Con il “Mercoledì delle Ceneri” – 6 marzo – inizia il tempo liturgico della Quaresima. Il cammino della nostra Comunità Diocesana e quindi anche dalla nostra Comunità parrocchiale, è tracciato quest’anno dal tema:

Alzatevi, andiamo … (Mt 26,46)

“Alzatevi, andiamo…!” È l’invito pressante di Gesù agli apostoli a conclusione della drammatica preghiera del Getsemani, per avviarsi verso la sua Ora, quella di portare a compimento l’opera del Padre col dono definitivo della sua vita.

Il cammino della Quaresima approderà alla Pasqua di Risurrezione. Ma per arrivare a questo Giorno luminoso che non avrà più fine, bisogna passare per l’offerta della propria vita. È un passaggio doloroso in cui si incrociano sulla cima del Calvario l’ “Ora delle tenebre” (la cattiveria umana – il peccato) e l’ “Ora di Dio” (la misericordia del Signore – l’Amore).

Quaresima: tempo di preghiera

Gesù, segnato anche lui dalla debolezza umana in quel momento di tristezza e angoscia, si pone in preghiera rivolgendosi al Padre con la confidenza e la familiarità del termine “Abbà.” Ai discepoli sconcertati e addormentati Gesù ricorda di pregare per non «cadere in tentazione». Questo insegnamento è contenuto anche nella preghiera del Padre Nostro, affinché il Padre non abbandoni i suoi figli nel momento della tentazione, ma dia la forza per superarla.

La Quaresima è tempo favorevole per una più attenta vigilanza nella preghiera.

24 febbraio: 7^ Domenica del tempo ordinario

Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro (Lc 6,36)

La misericordia si esprime, anzitutto, nel perdono: «Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati» (v. 37).

Gesù non intende sovvertire il corso della giustizia umana, tuttavia ricorda ai discepoli che per avere rapporti fraterni bisogna sospendere i giudizi e le condanne. È il perdono infatti il pilastro che regge la vita della comunità cristiana, perché in esso si mostra la gratuità dell’amore con cui Dio ci ha amati per primo.

Il cristiano deve perdonare! Ma perché? Perché è stato perdonato. Tutti noi siamo stati perdonati. Nessuno di noi, nella propria vita, non ha avuto bisogno del perdono di Dio. E perché noi siamo stati perdonati, dobbiamo perdonare. Lo recitiamo tutti i giorni nel Padre Nostro: “Perdona i nostri peccati; perdona i nostri debiti come noi li perdoniamo ai nostri debitori”. Cioè perdonare le offese, perdonare tante cose, perché noi siamo stati perdonati da tante offese, da tanti peccati.

E così è facile perdonare: se Dio ha perdonato me, perché non devo perdonare gli altri? Sono più grande di Dio? Questo pilastro del perdono ci mostra la gratuità dell’amore di Dio, che ci ha amato per primi. Giudicare e condannare il fratello che pecca è sbagliato. Non perché non si voglia riconoscere il peccato, ma perché condannare il peccatore spezza il legame di fraternità con lui e disprezza la misericordia di Dio, che invece non vuole rinunciare a nessuno dei suoi figli.

Non abbiamo il potere di condannare il nostro fratello che sbaglia, non siamo al di sopra di lui: abbiamo piuttosto il dovere di recuperarlo alla dignità di figlio del Padre e di accompagnarlo nel suo cammino di conversione.     (Papa Francesco)

10 febbraio: 5^ Domenica del tempo ordinario

La Giornata per la vita, istituita 41 anni fa per iniziativa dei Vescovi italiani, mette in luce ogni anno il valore primario della vita umana e il dovere assoluto di difenderla, a partire dal suo concepimento fino al suo naturale spegnersi.

Prendersi cura della vita esige che lo si faccia durante tutta la vita e fino alla fine. Ed esige anche che si ponga attenzione alle condizioni di vita: la salute, l’educazione, le opportunità lavorative, e così via; insomma, tutto ciò che permette a una persona di vivere in modo dignitoso.

Perciò la difesa della vita non si compie in un solo modo o con un unico gesto, ma si realizza in una molteplicità di azioni, attenzioni e iniziative; né riguarda solo alcune persone o certi ambiti professionali, ma coinvolge ogni cittadino e il complesso intreccio delle relazioni sociali.

[…] La Giornata per la vita di quest’anno richiama un passo del profeta Isaia che ogni volta ci commuove, richiamandoci l’opera meravigliosa di Dio: «Ecco io faccio una cosa nuova!» (Is 43,19), dice il Signore, lasciando trapelare il suo cuore sempre giovane e il suo entusiasmo nel generare, ogni volta come al principio, qualcosa che prima non c’era e porta una bellezza inattesa. «Non ve ne accorgete?», aggiunge Dio per bocca del profeta, per scuoterci dal nostro torpore. “Come è possibile che non vi accorgiate del miracolo che si compie proprio sotto il vostro sguardo?”. E noi, come possiamo considerarlo un’opera solo nostra, fino a sentirci in diritto di disporne a nostro piacimento?

[…] Chiediamo con fiducia a Dio che la Giornata per la Vita porti una boccata di aria pulita, consenta a tutti di riflettere e impegnarsi con generosità, a partire dalle famiglie e da quanti operano in ruoli di responsabilità al servizio della vita. Ad ognuno di noi sia data la gioia della testimonianza, nella comunione fraterna.                      (Papa Francesco)

17 febbraio: 6^ Domenica del tempo ordinario

Le beatitudini per la santità

Ci possono essere molte teorie su cosa sia la santità, abbondanti spiegazioni e distinzioni. Tale riflessione potrebbe essere utile, ma nulla è più illuminante che ritornare alle parole di Gesù e raccogliere il suo modo di trasmettere la verità. Gesù ha spiegato con tutta semplicità che cos’è essere santi, e lo ha fatto quando ci ha lasciato le Beatitudini (cfr Mt 5,3-12)

Esse sono come la carta d’identità del cristiano. Così, se qualcuno di noi si pone la domanda: “Come si fa per arrivare ad essere un buon cristiano?”, la risposta è semplice: è necessario fare, ognuno a suo modo, quello che dice Gesù nel discorso delle Beatitudini. In esse si delinea il volto del Maestro, che siamo chiamati a far trasparire nella quotidianità della nostra vita.

La parola “felice” o “beato” diventa sinonimo di “santo”, perché esprime che la persona fedele a Dio e che vive la sua Parola raggiunge, nel dono di sé, la vera beatitudine.

Nonostante le parole di Gesù possano sembrarci poetiche, tuttavia vanno molto controcorrente rispetto a quanto è abituale, a quanto si fa nella società; e, anche se questo messaggio di Gesù ci attrae, in realtà il mondo ci porta verso un altro stile di vita. Le Beatitudini in nessun modo sono qualcosa di leggero o di superficiale; al contrario, possiamo viverle solamente se lo Spirito Santo ci pervade con tutta la sua potenza e ci libera dalla debolezza dell’egoismo, della pigrizia, dell’orgoglio.

Torniamo ad ascoltare Gesù, con tutto l’amore e il rispetto che merita il Maestro. Permettiamogli di colpirci con le sue parole, di provocarci, di richiamarci a un reale cambiamento di vita. Altrimenti la santità sarà solo parole.

(Papa Francesco – Gaudete et Exsultate –  cap. 3)

3 febbraio: 4^ Domenica del tempo ordinario

 è Vita, è Futuro

Nella nostra Comunità la “Giornata per la Vita”
sarà celebrata
Domenica 10 febbraio alle ore 10.30 in Duomo

Siete tutti invitati
bambini, ragazzi, giovani, adulti, anziani
perché la Vita è Festa per tutti 

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Messaggio dei Vescovi italiani per la 41ª Giornata Nazionale per la Vita

Germoglia la speranza

            «Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa» (Is 43,19). L’annuncio di Isaia al popolo testimonia una speranza affidabile nel domani di ogni donna e ogni uomo, che ha radici di certezza nel presente, in quello che possiamo riconoscere dell’opera sorgiva di Dio, in ciascun essere umano e in ciascuna famiglia.

È vita, è futuro nella famiglia!

L’esistenza è il dono più prezioso fatto all’uomo, attraverso il quale siamo chiamati a partecipare al soffio vitale di Dio nel figlio suo Gesù. Questa è l’eredità, il germoglio, che possiamo lasciare alle nuove generazioni: «facciano del bene, si arricchiscano di opere buone, siano pronti a dare e a condividere: così si metteranno da parte un buon capitale per il futuro, per acquistarsi la vita vera» (1Tim 6, 18-19).                                       

Vita che “ringiovanisce”

            Gli anziani, che arricchiscono questo nostro Paese, sono la memoria del popolo. Dalla singola cellula all’intera composizione fisica del corpo, dai pensieri, dalle emozioni e dalle relazioni alla vita spirituale, non vi è dimensione dell’esistenza che non si trasformi nel tempo, “ringiovanendosi” anche nella maturità e nell’anzianità, quando non si spegne l’entusiasmo di essere in questo mondo. Accogliere, servire, promuovere la vita umana e custodire la sua dimora che è la terra significa scegliere di rinnovarsi e rinnovare, di lavorare per il bene comune guardando in avanti. Proprio lo sguardo saggio e ricco di esperienza degli anziani consentirà di rialzarsi dai terremoti - geologici e dell’anima - che il nostro Paese attraversa.

Generazioni solidali

            Costruiamo oggi, pertanto, una solidale «alleanza tra le generazioni», come ci ricorda con insistenza Papa Francesco.  Così si consolida la certezza per il domani dei nostri figli e si spalanca l’orizzonte del dono di sé, che riempie di senso l’esistenza. «Il cristiano guarda alla realtà futura, quella di Dio, per vivere pienamente la vita con i piedi ben piantati sulla terra e rispondere, con coraggio, alle innumerevoli sfide», antiche e nuove. La mancanza di un lavoro stabile e dignitoso spegne nei più giovani l’anelito al futuro e aggrava il calo demografico, dovuto anche ad una mentalità antinatalista che, «non solo determina una situazione in cui l’avvicendarsi delle generazioni non è più assicurato, ma rischia di condurre nel tempo a un impoverimento economico e a una perdita di speranza nell’avvenire». Si rende sempre più necessario un patto per la natalità, che coinvolga tutte le forze culturali e politiche e, oltre ogni sterile contrapposizione, riconosca la famiglia come grembo generativo del nostro Paese.

L’abbraccio alla vita fragile genera futuro

            Per aprire il futuro siamo chiamati all’accoglienza della vita prima e dopo la nascita, in ogni condizione e circostanza in cui essa è debole, minacciata e bisognosa dell’essenziale. Nello stesso tempo ci è chiesta la cura di chi soffre per la malattia, per la violenza subita o per l’emarginazione, con il rispetto dovuto a ogni essere umano quando si presenta fragile. Non vanno poi dimenticati i rischi causati dall’indifferenza, dagli attentati all’integrità e alla salute della “casa comune”, che è il nostro pianeta. La vera ecologia è sempre integrale e custodisce la vita sin dai primi istanti.

La vita fragile si genera in un abbraccio: «La difesa dell’innocente che non è nato deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo». Alla «piaga dell’aborto» – che «non è un male minore, è un crimine» – si aggiunge il dolore per le donne, gli uomini e i bambini la cui vita, bisognosa di trovare rifugio in una terra sicura, incontra tentativi crescenti di «respingere profughi e migranti verso luoghi dove li aspettano persecuzioni e violenze».

Incoraggiamo quindi la comunità cristiana e la società civile ad accogliere, custodire e promuovere la vita umana dal concepimento al suo naturale termine. Il futuro inizia oggi: è un investimento nel presente, con la certezza che «la vita è sempre un bene», per noi e per i nostri figli. Per tutti. È un bene desiderabile e conseguibile.

Bollettino parrocchiale


Chiesa di Santa Maria degli Angeli

 

CHIESA DI SANTA MARIA DEGLI ANGELI

RISTRUTTURAZIONE DEL TETTO

Il Tetto della Chiesa e della canonica di Santa Maria degli Angeli necessita di un profondo intervento di ristrutturazione. Il progetto ha ormai ricevuto tutte le necessarie approvazioni. Il Comune di Feltre ha già deliberato di dare 15.000 euro dai cosidetti “Oneri di urbanizzazione”, come previsto per legge e si è in attesa di conoscere l’entità del contributo dall’8xmille della C.E.I. I lavori ammontano a 110.000 euro e sono necessarie quindi anche le offerte da parte dei fedeli delle Parrocchie del Centro di Feltre e di altri che hanno a cuore la Chiesa di S.M. degli Angeli

Per questo è stata aperta una sottoscrizione.
Chi desidera contribuire può farlo:   

 *  Con bonifico sul c/c intestato a Parrocchia S. Maria Angeli,

causale   “Per tetto Chiesa” – IBAN: IT 87 C 02008 61110 00000 3672527

*  Portando l’offerta al Parroco

*  Consegnando l’offerta ai sacrestani della Chiesa di S. Maria d Angeli

Museo Diocesano

Museo Diocesano
Belluno-Feltre

Via Paradiso, 19 - FELTRE (BL)

Aperto venerdì, Sabato, Domenica

Info e orari sul sito
www.museodiocesanobellunofeltre.it