Rassegna stampa


   

Il Patronato vive!

Per sostenere le attività del Patronato per le famiglie, il dopo-scuola, l'accoglienza dei gruppi e delle associazioni, le attività caritative e di di integrazione, si può dare un contributo sul c/c IT 19 U 02008 61111 000004530634, oppure direttamente al Parroco e/o ai Padri Canossiani - causale "Per le attività del Patronato"

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 Uomini e donne in cerca di pace

Pace a tutte le persone e a tutte le nazioni della terra!

             La pace, che gli angeli annunciano ai pastori nella notte di Natale, è un’aspirazione profonda di tutte le persone e di tutti i popoli, soprattutto di quanti più duramente ne patiscono la mancanza. Tra questi, che porto nei miei pensieri e nella mia preghiera, voglio ancora una volta ricordare gli oltre 250 milioni di migranti nel mondo, dei quali 22 milioni e mezzo sono rifugiati. Questi ultimi, come affermò il mio amato predecessore Benedetto XVI, «sono uomini e donne, bambini, giovani e anziani che cercano un luogo dove vivere in pace». Per trovarlo, molti di loro sono disposti a rischiare la vita in un viaggio che in gran parte dei casi è lungo e pericoloso, a subire fatiche e sofferenze, ad affrontare reticolati e muri innalzati per tenerli lontani dalla meta.

             Con spirito di misericordia, abbracciamo tutti coloro che fuggono dalla guerra e dalla fame o che sono costretti a lasciare le loro terre a causa di discriminazioni, persecuzioni, povertà e degrado ambientale.

             Siamo consapevoli che aprire i nostri cuori alla sofferenza altrui non basta. Ci sarà molto da fare prima che i nostri fratelli e le nostre sorelle possano tornare a vivere in pace in una casa sicura. Accogliere l’altro richiede un impegno concreto, una catena di aiuti e di benevolenza, un’attenzione vigilante e comprensiva, la gestione responsabile di nuove situazioni complesse che, a volte, si aggiungono ad altri e numerosi problemi già esistenti, nonché delle risorse che sono sempre limitate.   (dal messaggio di Papa Francesco per la Giornata della Pace – 1 gennaio 2018)

NATALE

«È apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini»

"Come i Pastori di Betlemme di tanti anni fa, hanno riconosciuto il Figlio di Dio nato in una stalla, così anche voi sappiatelo riconoscere quando viene nel mistero dell'Eucaristia. La Notte del Natale illumini con la gioia e con la pace la vita di ciascuno di voi, delle vostre famiglie, delle persone a voi care e, in modo particolare, delle persone sole, dei sofferenti e dei senza tetto"

(Papa Francesco)

Buon Natale nel Signore

 24 dicembre: Quarta domenica di Avvento

 Andiamo ad incontrare Gesù

 «È apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini» (Tt 2,11). Le parole dell’apostolo Paolo rivelano il mistero di questa notte santa: è apparsa la grazia di Dio, il suo regalo gratuito; nel Bambino che ci è donato si fa concreto l’amore di Dio per noi.

 È una notte di gloria, quella gloria proclamata dagli angeli a Betlemme e anche da noi oggi in tutto il mondo. È una notte di gioia, perché da oggi e per sempre Dio, l’Eterno, l’Infinito, è Dio con noi: non è lontano, non dobbiamo cercarlo nelle orbite celesti o in qualche mistica idea; è vicino, si è fatto uomo e non si staccherà mai dalla nostra umanità, che ha fatto sua. È una notte di luce: quella luce, profetizzata da Isaia, che avrebbe illuminato chi cammina in terra tenebrosa, è apparsa e ha avvolto i pastori di Betlemme (cfr Lc 2,9).

 I pastori scoprono semplicemente che «un bambino è nato per noi» (Is 9,5) e comprendono che tutta questa gloria, tutta questa gioia, tutta questa luce si concentrano in un punto solo, in quel segno che l’angelo ha loro indicato: «Troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia» (Lc 2,12).

 Questo è il segno di sempre per trovare Gesù. Non solo allora, ma anche oggi. Se vogliamo festeggiare il vero Natale, contempliamo questo segno: la semplicità fragile di un piccolo neonato, la mitezza del suo essere adagiato, il tenero affetto delle fasce che lo avvolgono. Lì sta Dio.                    (Papa Francesco)

17 dicembre: Terza domenica di Avvento

La richiesta del pane

 Come suggerisce Papa Francesco nel suo messaggio per la “Giornata Mondiale dei Poveri” (19.11.17), la preghiera del Padre nostro è occasione di trasformare in preghiera al Padre quella che dovrebbe essere l’anima ispiratrice dei nostri atteggiamenti verso i poveri:         

            Non dimentichiamo che il Padre nostro è la preghiera dei poveri. La richiesta del pane, infatti, esprime l’affidamento a Dio per i bisogni primari della nostra vita. Quanto Gesù ci ha insegnato con questa preghiera esprime e raccoglie il grido di chi soffre per la precarietà dell’esistenza e per la mancanza del necessario. Ai discepoli che chiedevano a Gesù di insegnare loro a pregare, Egli ha risposto con le parole dei poveri che si rivolgono all’unico Padre in cui tutti si riconoscono come fratelli. Il Padre nostro è una preghiera che si esprime al plurale: il pane che si chiede è “nostro”, e ciò comporta condivisione, partecipazione e responsabilità comune. In questa preghiera tutti riconosciamo l’esigenza di supeerare ogni forma di egoismo per accedere alla gioia dell’accoglienza reciproca.

 La Terza Domenica di Avvento è ormai di tradizione una giornata di animazione alla fraternità materiale per riscoprire il valore della condivisione e dell’attenzione ai poveri anche attraverso il dono di quanto può essere necessario per sostenersi nella quotidianità.

 Da questa Domenica e fino a sabato 23 dicembre, in chiesa – vicino all’altare – trovate un cesto dove è possibile portare alimenti che saranno dati ai poveri della nostra comunità parrocchiale.

3 dicembre: Prima domenica di Avvento

Siamo tutti poveri, siamo tutti ricchi

Il tempo liturgico dell’Avvento può essere per ognuno di noi occasione importante per aprirci al mistero di Cristo presente soprattutto nelle persone sole, fragili e povere.

In questa prima settimana di Avvento, siamo invitati a riflettere sul fatto che siamo tutti poveri, ma tutti ricchi perché siamo poveri che Dio ama e sceglie ancor prima che ci rivolgiamo a lui.

Tutti noi che formiamo la Chiesa dobbiamo, pertanto, sentire che siamo uniti proprio in questo amore di Dio. Così non esiste “il povero”, ma ognuno di noi unisce in sé la ricchezza e la povertà. E dunque ognuno di noi è chiamato alla condivisione, alla ricerca della giustizia e della verità. È un modo nuovo di guardare alla povertà. È abbracciare il povero, come il Cristo abbraccia noi. La ricchezza dell’amore donato a noi da Dio non può rimanere senza risposta.

 Siamo quindi chiamati a scoprire insieme le nostre ricchezze e le nostre povertà, nella verità e con i fatti.

Nella verità: con un’attenta analisi dei bisogni nelle singole comunità con particolare attenzione a coloro che vengono messi da parte come le persone diversamente abili, malati psichici, persone che vivono il degrado della loro famiglia, anziani soli, persone sfruttate.

Nei fatti: chiediamoci come le nostre comunità vivono concretamente il Vangelo, se esista ancora un tessuto profondamente cristiano di vicinanza e di relazioni; se le persone della comunità cristiana partecipano attivamente alle iniziative che cercano di risanare il tessuto sociale.

"Non amiamo a parole, ma con i fatti e nella verità” (1Gv 3,18)

 10 dicembre: seconda domenica di Avvento

 Le povertà nascoste: i giovani

Carichi di tutto quello che di materiale loro serve (sicuramente anche più del necessario), attaccati giorno e notte allo smartphone di ultima generazione, spesso condannati come vuoti e superficiali, ma altrettanto spesso non ascoltati nelle loro esigenze, difficilmente riusciamo a immaginare che forse sono proprio loro – i nostri giovani – i grandi “poveri” del nostro tempo.

Ci aiutano a riflettere le parole di Papa Francesco:

I giovani entrano a far parte della cultura dello scarto. E tutti sappiamo che oggi, in questo impero del dio denaro, si scartano le cose e si scartano le persone. Si scartano i bambini perché non li si vuole o perché li si uccide prima che nascano. Si scartano gli anziani – sto parlando del mondo, in generale – si scartano gli anziani perché non producono più. Si scartano i giovani perché non si dà loro lavoro. […] Ci sono giovani che sembrano andare in pensione a 22 anni. Sono giovani con una tristezza esistenziale. Sono giovani che hanno puntato la loro vita sul disfattismo di base. Sono giovani che si lamentano. Sono giovani che fuggono dalla vita. Il cammino della speranza non è facile e non si può percorrere da soli. (20.09.2015)

Possiamo dire, dunque, che i giovani sono “poveri” perché ingannati da un mondo di maschere; perché incapaci di accettare l’insuccesso; perché bloccati sull’amare, amarsi, lasciarsi amare; perché insicuri nel progettare e progettarsi.

Ma una Comunità che si prepara ad accogliere il Signore nel suo Natale, non dovrebbe verificare se in qualche modo nutre queste povertà, invece di combatterle? E non dovrebbe impegnarsi per andare incontro concretamente a queste difficoltà dei giovani?

 

26 novembre: Gesù Cristo re dell’Universo

 Peccato è smarrire lo sguardo di dio

Avevo fame, avevo sete, ero straniero, nudo, malato, in carcere... Dal Vangelo emerge un fatto straordinario: lo sguardo di Gesù si posa sempre, in primo luogo, sul bisogno dell'uomo, sulla sua povertà e fragilità. E dopo la povertà, il suo sguardo va alla ricerca del bene che circola nelle vite: mi hai dato pane, acqua, un sorso di vita, e non già, come ci saremmo aspettati, alla ricerca dei peccati e degli errori dell'uomo. Ed elenca sei opere buone che rispondono alla domanda su cui si regge tutta la Bibbia: che cosa hai fatto di tuo fratello?

Quelli che Gesù evidenzia non sono grandi gesti, ma gesti potenti, perché fanno vivere, perché nascono da chi ha lo stesso sguardo di Dio. Grandioso capovolgimento di prospettive: Dio non guarda il peccato commesso, ma il bene fatto. Cosa rimane quando non rimane più niente? L'amore, dato e ricevuto.

Nella seconda parte del racconto ci sono quelli mandati via, perché condannati. Che male hanno commesso? Il loro peccato è non aver fatto niente di bene. Non sono stati cattivi o violenti: semplicemente non hanno fatto nulla per i piccoli della terra. Indifferenti.

Non basta essere buoni solo interiormente e dire: io non faccio nulla di male. Perché si uccide anche con il silenzio, si uccide anche con lo stare alla finestra. Non impegnarsi per il bene comune, per chi ha fame o patisce ingiustizia, stare a guardare, è già farsi complici del male, della corruzione, del peccato sociale.

Il contrario esatto dell'amore non è allora l'odio, ma l'indifferenza, che riduce al nulla il fratello: non lo vedi, non esiste, per te è un morto che cammina. Il male più grande è aver smarrito lo sguardo, l'attenzione, il cuore di Dio fra noi.      (padre Ermes Ronchi)

Bollettino parrocchiale


A.C.R. Azione Cattolica Ragazzi

TUTTI I SABATI
POMERIGGIO

ore 14.30 - 16.30

presso il Patronato
Canossiani
al Sacro Cuore

in via Belluno

 Per informazioni:        

-  Alba 339 159 1654     

-   Maria 338 248 9319

Attività in Patronato

Patronato dei Padri Canossiani

Proposte per ragazzi/e
dai 6 ai 13 anni

  dalle ore 14 alle 17 Per Giocare, fare tante Attività in Amicizia

Il Dopo-scuola CompitInsieme” per bambini e ragazzi dalla 2° 
  elem. alla 3° media - 
dalle ore 14.30 alle 17.00

  Padri Canossiani:     tel. 0439.89749  e-mail: canossifeltre@virgilio.it

 Si inizia lunedì 22 ottobre

LE PROPOSTE PER RAGAZZI/E  6 – 13 anni

 

Museo Diocesano

Museo Diocesano

Via Paradiso, 19 - FELTRE (BL)

Aperto il Venerdì, Sabato, Domenica,

dalle ore 9.30 alle 13.00

e dalle ore 14.30 alle 19.00

www.museodiocesanobellunofeltre.it