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Rassegna stampa


   

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27 agosto: 21^ domenica del tempo ordinario

Cristo mi chiede: chi sono io per te?

Voi chi dite che io sia? Anzi, la domanda è preceduta da un «ma»: Ma voi... come se i Dodici, e con loro i cristiani tutti, fossero diversi, non appiattiti sul pensiero dominante, gente che non parla mai per sentito dire.

La domanda di Gesù arriva oggi fino a me: Ma tu, chi dici che io sia? Non chiede: cosa hai imparato da me? Qual è il riassunto del mio insegnamento? Ma: Io chi sono per te? Cosa porto io a te, cosa immetto nella tua vita? E non c'è risposta nelle parole d'altri. Non servono libri e studi. Chi sei per me Gesù?

Per me tu sei vita. E il nome della vita è gioia libertà e pienezza. Tu sei vita, che è forza, coraggio e capacità di risorgere dalle cadute. Vita che non finisce mai, eternità. Più Dio in me equivale a più io. E mi accorgo che Cristo non è ciò che dico di lui, ma ciò che di Lui brucia in me. La verità non è una formula, è ciò che arde dentro, scalda il cuore e muove la vita.

Pietro e, secondo la tradizione, i suoi successori, continuano ad annunciare quell'unica parola: «Cristo è il Figlio del Dio vivente». La Chiesa trasmette all’umanità il messaggio che Dio è amore, che la sua casa è ogni uomo; che Cristo, crocifisso, è ora vivo, possibilità di una vita buona, bella e beata per l'intera umanità.

La benedizione di Gesù a Pietro (beato te, Simone) raggiunge ogni discepolo: Felice sei tu, se la tua vita ha trovato Cristo, la roccia. Anche tu sei pietra viva, con te edifico la mia casa; anche tu sei chiave. Sacerdozio comune dei credenti: essere roccia che dà sicurezza, stabilità e senso anche ad altri; essere chiave che spalanca le porte belle di Dio e la vita in pienezza. Tutti possiamo passare nel mondo come strumenti di solidità e di apertura, garantendo: Tu crederai o non crederai, come vuoi. Ma io terrò Dio accanto a te.               (padre Ermes Ronchi)

20 agosto: 20^ domenica del tempo ordinario

La fede della donna delle briciole

             Gesù, uomo di incontri. Incontri che trasformano. E la svolta avviene attorno all'immagine dei cagnolini e delle briciole. Gesù dapprima si sottrae: Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini. Nella mentalità comune dei giudei i pagani erano considerati cani. E poi la risposta geniale della madre Cananea: è vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. La donna sembra dire «fai delle briciole di miracolo, briciole di guarigione anche per noi, gli ultimi». Qualcosa commuove Gesù e ne cambia l'atteggiamento: è la convinzione assoluta di quella donna che tutti, anche i pagani sono amati, che per Dio non esistono figli e no; è l'umiltà di chi va in cerca solo di briciole, di pane perduto.

            Donna, grande è la tua fede! Non tanto o non solo per il suo indomito amore di madre, che non si arrende ai silenzi di Gesù, al suo atteggiamento prima gelido («non le rivolse nemmeno una parola») e poi ruvido. Lo farebbe qualsiasi madre! La grande fede della donna non sta in formule o dichiarazioni, ma in una convinzione profonda, che la incalza: Dio è più attento alla vita e al dolore dei suoi figli che non alla fede che professano.

            Non ha la fede dei teologi, ma quella delle madri che soffrono per la carne della loro carne: esse conoscono Dio dal di dentro, lo sentono pulsare nel profondo delle loro piaghe, all'unisono con il loro cuore di madre. Credono che il diritto supremo davanti a Dio è dato dalla sofferenza e dal bisogno, non dalla razza o dalla religione. E che questo diritto appartiene a tutti i figli di Dio, che sono tutti uguali, giudei e fenici, credenti e pagani, sotto il cielo di Tiro o sotto quello di Nazaret. Gesù non è venuto solo per quelli di Israele; lui è pastore del dolore del mondo..          (padre Ermes Ronchi)

13 agosto: 19^ domenica del tempo ordinario

Nella bellezza della fede “nuda”

Dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani e la notte passata da solo in preghiera, Gesù andò verso i suoi apostoli camminando sul mare. Quando lo vide, Pietro gli dis­se: Signore se sei tu, comandami di venire ver­so di te sulle acque. Ed egli gli disse: Vieni! “Se sei figlio di Dio”. Notiamo che pronuncia le stesse parole del tentatore nel deserto: se sei figlio di Dio, buttati e verranno gli ange­li. Se vuoi fare il Messia devi essere potente, conquistare gli uomini con i miracoli, di­menticare la follia della croce.

Pietro nella sua richiesta, coraggiosa e scri­teriata insieme, domanda due cose: una giu­sta e una sbagliata. Comanda che io venga verso di te, richiesta bella, perfetta: andare verso Dio! Ma poi sbaglia chiedendo di an­darci camminando sulle acque. A che cosa serve questa esibizione di potenza fine a se stessa, clamorosa ma sterile, questo inter­vento divino che non ha come scopo il be­ne delle persone?

 E infatti è un miracolo che fallisce, che non va a buon fine, e Pietro inizia ad affondare. Pietro si rivela uomo di poca fede non quando è travolto dalla paura delle on­de, del vento e della notte, ma prima, quan­do chiede questo genere di segni per il suo cammino di fede. Pietro tu andrai verso il Signore, ma non camminando sul luccichio illusorio di acque mi­racolose, bensì sulla strada polverosa del buon samaritano; andrai verso Gesù, ma prolungando il suo modo di vivere, di acco­gliere, di inventare strade che conducano al cuore dell'uomo.

Pietro, emblema di tutti i credenti, imparerà a camminare verso un mondo nuovo contando non sulla forza di imprevedibili miracoli ma sulla forza prodigiosa di un amore quotidiano che non si ar­rende, sulla bellezza di una fede nuda.         (padre Ermes Ronchi)

6 agosto: Trasfigurazione del Signore

E si trasfigurò davanti a loro

La liturgia odierna celebra la trasfigurazione del nostro Salvatore.
Gesù, dopo aver annunciato la sua passione e morte ai discepoli, intende rafforzare la loro fede vacillante, messa in crisi proprio dalla predizione della sua crocifissione.

L’evangelista Matteo narra che il Maestro prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su di un alto monte “in disparte”. Molti studiosi di Sacra Scrittura identificano il monte con il Tabor; altri propongono il monte Hermon. L'evangelista molto spesso parla di "monte" attribuendo al termine un valore simbolico: un luogo privilegiato per la preghiera, più vicino a Dio.

La trasfigurazione di Gesù indica una trasformazione momentanea del suo corpo, prefigurazione della gloria pasquale. Qui è Dio Padre che svela ai discepoli la vera identità del Signore: “è il mio Figlio diletto”; in Lui il Padre si compiace perché attua il suo progetto di salvezza attraverso la morte in croce; per questo motivo, l'intera umanità deve ascoltare Gesù che rivela ad essi l'amore infinito del Padre.

La presenza di Mosè ed Elia designa la pienezza della rivelazione divina dell'Antico Testamento, rispettivamente Legge e Profeti, concretizzata dall'incarnazione del Verbo e dalla Sua missione in mezzo agli uomini.
Quando Gesù ritorna al suo stato normale tocca i Suoi discepoli che, intanto, erano rimasti come morti: “alzatevi” significa "risorgete".  

Il Signore trasfigurato è la salvezza dell'uomo: nella Sua gloria Egli intende condurre ogni uomo; è il profeta escatologico (del compimento finale di ogni cosa) che va ascoltato per conseguire i beni futuri del regno.   (Salvati Gaetano)

23 Luglio: 16^ domenica del tempo ordinario

Una spiga di buon grano

Conquistare anche noi lo sguardo di Dio, che non si posa mai per prima cosa sul male o sul peccato di una persona, ma privilegia il bene. Quel campo seminato di buon seme e assediato dalle erbacce è il nostro cuore. I servi dicono: Andiamo e sradichiamo la zizzania. Il padrone del campo li blocca: No, rischiate di strapparmi anche il buon grano! L'uomo violento che è in noi dice: strappa subito da te tutto ciò che è immaturo, sbagliato, puerile, cattivo. Invece il Signore dice: abbi pazienza, non agire con violenza, perché il tuo spirito è capace di grandi cose solo se ha grandi valori.

Quanti difetti sono riuscito a sradicare in tutti questi anni? Neppure uno. La via è un'altra: mettersi sulla strada di come agisce Dio. Per vincere la notte accende il mattino, per far fiorire la steppa sterile semina milioni di semi, per sollevare la pasta immobile immette un pizzico di lievito. Questa è l'attività solare, positiva, vitale da esercitare verso noi stessi: non preoccupiamoci prima di tutto della zizzania, delle debolezze, dei difetti, nessuno è senza zizzania nel cuore; ma preoccupiamoci di coltivare una venerazione profonda per tutte le forze che Dio ci consegna, forze di bontà, di generosità, di bellezza, di libertà. Facciamo che queste erompano in tutta la loro forza, in tutta la loro bellezza, in tutta la loro potenza, e vedremo le tenebre scomparire.

Noi dobbiamo conquistare lo sguardo di Dio: una spiga di buon grano conta più di tutta la zizzania del campo, il bene conta più del male. Addirittura la spiga futura, il bene possibile domani, è più importante del peccato di ieri. La nostra strategia è coprire il male di bene, soffocarlo di bontà, di generosità, di coraggio, di canto, di luce. Ed è il bene, quel pezzetto di Dio in noi, che dice la verità di una persona.   (Padre Ermes Ronchi)

 

30 Luglio: 17^ domenica del tempo ordinario

Un tesoro nascosto in te

 Tesoro: parola magica, parola da in­namorati, da avventure, da favole, ma anche da Vangelo, uno dei nomi più belli di Dio.

 Il regno dei cieli è simile a un tesoro.

Acca­de per il regno ciò che accade a chi trova un tesoro o una perla: un capovolgimen­to, un ribaltone totale e gioioso che travol­ge l'esistenza. Un tesoro non è pane quo­tidiano, è rivoluzione della vita. Ebbene, anche in giorni disillusi e scon­tenti, i nostri, il Vangelo osa annunciare te­sori. Osa dire che l'esito della storia sarà felice, comunque felice, nonostante tutto felice. Perché nel mondo sono in gioco for­ze più grandi di noi, che non verranno me­no, alle quali possiamo sempre attingere, dono non meritato. Il regno è di Dio, ma è per l'uomo.

Un uomo trova un tesoro e pieno di gioia va. La gioia è il primo tesoro che il tesoro regala. Che il Vangelo regala. Entrarvi «è come entrare in un fiume di gioia» (Papa Francesco), respirare un'aria fresca e ca­rica di pollini. Dio instaura con noi la pedagogia della gioia! Nel libro del Siracide è riportato un testo sorprendente: Figlio, per quanto ti è possibile, trattati bene... Non privarti di un solo giorno felice (Sir 14.11.14).

È l'invito affettuoso del Padre ai suoi figli, il volto di un Dio attraente, bello, solare, il cui o­biettivo non è essere finalmente obbedi­to o pregato da questi figli sempre ribelli che noi siamo, ma che adopera tutta la sua pedagogia per crescere figli felici. Co­me ogni padre e madre. Figlio non pri­varti di un giorno felice! Prima che chie­dere preghiere, Dio offre tesori. E il van­gelo possiede la mappa per trovarli. (Padre Ermes Ronchi)

16 Luglio: 15^ domenica del tempo ordinario

Farmi terra buona

 Magia delle parabole: un linguaggio che contiene di più di quel che dice. Un racconto minimo, che funziona come un carburante: lo leggi e accende idee, evoca immagini, suscita e­mozioni, avvia un viaggio. Gesù amava i campi di grano, le distese di spighe, di papaveri, di fiordalisi, osservava la vita e nascevano parabole. Oggi osserva un se­minatore e nel suo gesto intuisce qual­cosa di Dio.

Il seminatore uscì a seminare: la parabola non perde tempo in preamboli o analisi, racconta un fatto o un’esperienza. Il se­minatore, non “un” ma “il” Seminatore per eccel­lenza, Colui che con il seminare si identifica, perché non fa altro che questo: dare vita, fecondare. Seminatore: uno dei più belli nomi di Dio.

E subito l'immagine d'un tempo antico ci riempie gli occhi della mente: un uomo con una sacca al collo che percorre un campo, con un gesto largo del­la mano, sapiente e solenne. Ma il quadro collima solo fin qui. Il semi­natore della parabola è diverso, eccessivo, illogico: lancia manciate generose anche sulla strada e sui rovi. È uno che spera an­che nei sassi, un prodigo inguaribile, im­prudente e fiducioso. Un sognatore che ve­de vita e futuro ovunque. Una pioggia continua di semi di Dio cade tutti i giorni sopra di noi. Semi di Vangelo riempiono l'aria. Si staccano dalle pagine della Scrittura, dalle parole degli uomini, dalle loro azioni, da ogni incontro.

Ma per quanto il seme sia buono, se non trova ac­qua, luce e protezione, la giovane vita che ne nasce morirà presto. Il Seminatore get­ta il seme, ma è il terreno che permette di crescere. Allora io voglio farmi terra buo­na, terra madre, culla accogliente per il pic­colo germoglio.     (Padre Ermes Ronchi)

Bollettino parrocchiale


A.C.R. Azione Cattolica Ragazzi

a partire da sabato 8 ottobre

TUTTI I SABATI
POMERIGGIO
in Patronato
al Sacro Cuore
(Via Belluno, 27)

*  dalle ore 14.30 alle 15.30

*   dalle 15.30 giochi e animazione per tutti fino alle ore 17

Patronato Padri Canossiani

Patronato dei Padri Canossiani

per ragazzi/e dai 6 ai 13 anni

Tutti i Pomeriggi

dalle ore 14.00 alle 17.45

per giocare, cantare, fare tante attivita' in amicizia

Parrocchia del Sacro Cuore
Via Belluno, 27
Tel. 0439-89749