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Carissimi tutti,

domani domenica 19 aprile, il Vescovo Renato celebrerà in Concattedrale. E' tradizione che per la Pasqua la Santa Messa solenne sia celebrata e presieduta dal Vescovo. Quest’anno non è stato possibile, ma domani don Renato sarà tra noi.

Sentiamo che non un’occasione come le altre: in questo tempo particolare è segno di vicinanza, di condivisione di tante preoccupazioni che il vescovo Renato vorrà illuminare con le sue parole.

Ci uniremo in preghiera non solo come parrocchie della città di Feltre, ma anche con tutti coloro che hanno questa Concattedrale come punto di riferimento per la propria vita spirituale e sacramentale, in attesa che nuove direttive permettano una graduale possibilità di tornare a ritrovarci insieme per «l’ascolto della parola e lo spezzare il pane».

La Santa Messa sarà celebrata a porte chiuse nel rispetto della normativa vigente, e trasmessa dal sito delle Parrocchie, dalla pagina facebook delle stesse e dal sito della Diocesi a partire dalle ore 10,00.

Se saranno chiuse le porte del Duomo, non resteranno chiusi di certo i nostri cuori per restare in sintonia tra noi con  il nostro Vescovo, colui che è preposto ad animare la fede, la carità e suscitare speranza e fiducia.

Sarà un tempo della nostra giornata di domani che ci viene offerto per tenerci uniti spiritualmente e continuare a prepararci per il giorno in cui potremo scambiare di nuovo e di persona un saluto, incrociare i nostri sguardi e rinvigorire legami di amicizia o - perché no – spero anche crearne di nuovi!

Domenica 19 aprile è la domenica dedicata alla Divina misericordia. So che qualcuno s’è preparato a questo giorno. Il Vangelo di domani (Gv 20,19-31) ci richiama il giorno in cui Gesù risorto dona la pace e risveglia la fede di Tommaso, ma soprattutto dona lo Spirito ai discepoli perché vadano nel mondo per “rimettere i peccati”. È un comando forte di Gesù di farci strumenti di misericordia. Questa pagina del Vangelo possa toccare i cuori di molti; sia stimolo per ciascuno a riscrivere la nostra esperienza di vita alla luce del perdono, della giustizia, della mitezza e della reciproca comprensione.

Buona domenica dal vostro Parroco

Don Angelo

Domenica 19 aprile, II Domenica di Pasqua, il Vescovo di Belluno-Feltre Mons. Renato Marangoni presiederà la Santa Messa delle ore 10.00 nella Concattedrale di Feltre. La celebrazione, senza concorso di popolo in ottemperanza alle disposizioni di legge sul distanziamento sociale, sarà trasmessa in diretta streaming sul sito della parrocchia del Duomo www.parrocchiaduomo.it.

Comunichiamo a tutti i fedeli che questa settimana ogni giorno, alle ore 18.00, trasmetteremo la Santa Messa in diretta dalla Concattedrale di San Pietro Apostolo di Feltre (BL). Alcuni minuti prima delle 18 apparirà una schermata video per seguire la celebrazione.

<<Siamo giunti al giorno più intenso che discepoli e famigliari di Gesù sono chiamati a vivere. All'alba di oggi hanno visto Gesù uscire da casa di Caifa ed entrare nel pretorio. Tutto avviene con fredda determinazione e in poco tempo. Appare Pilato, la folla che arriva, la flagellazione di Gesù, l'oltraggio alla sua persona, la derisione pubblica di un innocente che non perde nè forza d'animo nè coraggio per affermare la propria dignità. Nel frattempo si avvicina mezzogiorno, proprio quando Pilato consegna Gesù per la crocifissione. Dall'alba a mezzogiorno, sono queste le ore che il Vangelo di Giovanni ci consegna e registra. L'unico degli Apostoli presenti a distanza ravvicinata guarda il corso del sole che sta raggiungendo il punto più alto sopra la terra. Agli occhi di tutti la Passione di Gesù sembra una serie di umiliazioni umane di grande violenza, come si possono consumare ancora oggi in tante parti del mondo. Ma agli occhi del credente l'amore di Dio si sta alzando sopra tutti come sole che sorge sui buoni e sui cattivi. La croce con il corpo martoriato di Gesù è il momento in cui l'amore di Dio trova la sua più grande manifestazione ai nostri occhi. Allora oggi a mezzogiorno, avvicinandosi quest'ora, guardiamo anche noi il sole senza dimenticarci di questi particolari che ci parlano di fiducia e di speranza>> (Don Angelo Balcon)

Guarigione degli occhi...

 Carissimi tutti, il tempo sta scorrendo, nel silenzio delle nostre vie e delle nostre piazze, ma anche nel silenzio al quale siamo costretti. Thomas Merton, nel suo celebre libro Nessun uomo è un’isola, ci suggerisce di dedicare «un tempo della giornata in cui chi deve parlare sta in assoluto silenzio e la sua mente non formula più proposizioni ed gli si chiede: avevano esse un significato?». Abbiamo tutto il tempo di ripensare alla nostra vita e allo stile che ci eravamo dati: è proprio tutto da salvare in vista del futuro? Continua Merton: «Nel silenzio impariamo a fare distinzioni. Chi fugge il silenzio fugge le distinzioni; non desidera vedere troppo chiaro, preferisce la confusione» (pg. 266).

Ci sono tante distinzioni che stiamo facendo in noi. Siamo tutti più guardinghi, molte relazioni si stanno allentando. Forse sta emergendo anche il carattere di molti di noi: sperimentiamo personalismi, qualche ripicca, nervosismo, perfino egoismo. Nelle prove, soprattutto quando esse si prolungano, emerge anche la nostra personale verità.

La tensione poi spinge a cercare continuamente colpevoli: o in terra o in cielo. Essa porta, ovunque si rivolga, all’indurimento dei cuori. Romano Guardini ebbe a scrivere: «L’indurimento dei cuori abbandonati a se stessi, ripiegati su se stessi, si oppose come un muro alla potenza del Suo amore redentore e non lo lasciò passare».

Purtroppo è una storia che si ripete: nel momento di ristrettezza il nostro cuore o si apre o si chiude. Si chiude ripiegandosi su tante fragilità personali, riversando all’esterno rabbia e frustrazione e, con motivi più o meno condivisibili. Riempiamo perfino i social con post che parlano chiaro del nostro stato d’animo o si trovano rimproveri a chi invita alla preghiera.

L’alternativa è quella dei discepoli, sulle orme di Gesù: farsi empatici, aprirci all’ascolto della sofferenza o della gioia altrui, con vera compassione, saper trovare una realistica lettura della realtà che è sempre aperta alla speranza.

Concludo la citazione iniziata prima: «La volontà di redenzione di Gesù si infranse contro la durezza dei cuori [... ] ma è necessario che l’amore del Salvatore, la sua luce, la Sua vita attraversino le tenebre» così come hanno attraversato le tenebre delle quali era prigioniero il cieco nato, protagonista del Vangelo di questa domenica.

E' una pagina incredibile, sempre attuale: ci affidiamo all’omelia del nostro Vescovo Renato riportata in altra parte del sito delle nostre parrocchie.

La buona notizia della nostra fede cristiana ci ricorda che non siamo abbandonati, non siamo lasciati in balìa di forze che per quanto microscopiche, ci stanno condizionando così a fondo. Allora rendiamo questo tempo di forzata solitudine in «luogo di conversione: il luogo dove il vecchio io muore, il luogo dove si verifica la comparsa del nuovo uomo e della nuova donna» (H.J-Nowen, “Silenzio. solitudine, preghiera”, pg. 29)

Il vostro parroco
don Angelo

Il messaggio per la festività della Pasqua di don Angelo Balcon, parroco dell'Unità Pastorale cittadina di Feltre (Duomo - Sacro Cuore - Santa Maria degli Angeli).

Carissimi parrocchiani,

siamo giunti ormai nella Settimana Santa. Inutile sottolineare ancora che sarà una settimana del tutto particolare e senza i riti che per decenni della nostra vita hanno accompagnato questa stagione.

Non ci sarà la Processione con gli Ulivi, ma potremo proclamare con la stessa forza di sempre che il Signore giunge a noi per portarci salvezza.

Non vi sarà l’Adorazione eucaristica solenne, ma nelle nostre case terremo in onore il Crocifisso e metteremo in pratica quanto San Paolo ha raccomandato ai cristiani di Filippi: «nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, in terra e sottoterra». Lo possiamo fare, senza paura, insieme ai nostri familiari.

Non vi sarà la lavanda dei piedi nella Messa vespertina di giovedì, né il Venerdì santo vivremo la processione con la Croce per le vie di Feltre.

Questo silenzio sarà occasione di un digiuno spirituale, che del resto già viviamo ogni Sabato santo, per amore e come risposta all’amore di Dio.

L’esperienza di quest’anno ci sia di insegnamento per i prossimi anni: «qualche volta abbiamo bisogno di un a medicina contro la nostra assuefazione e la nostra distrazione; qualche volta abbiamo bisogno della fame - spirituale e corporale - per comprendere di nuovo i doni del Signore... il digiuno corporale e spirituale è un veicolo dell’amore» (J. Ratzinger, Il cammino pasquale, Ancora 1985 - 2006, pg 143).

Vi sarà invece un’occasione unica e veramente irripetibile, anche se dettataci dalle circostanze: l’occasione di una Pasqua vissuta in casa, come il momento vissuto da Gesù con i suoi discepoli la sera della sua ultima cena.

I piccoli, i giovani e gli anziani che condividono i nostri spazi possono così imparare ad incontrare ed ascoltare il Signore nella preghiera e nella testimonianza dei propri cari, riuniti intorno al tavolo di casa.

Vi sarà una Pasqua da vivere in comunione: la preghiera dei cristiani trova forza quando si eleva al cielo insieme a quella dei Pastori. La ricchezza liturgica della Settimana Santa è già un “immenso oceano” a cui attingere per la salvezza che si nutre della Liturgia per arrivare alla comunione con Dio. La comunione tra noi è il bene maggiore a cui aspirare in quanto discepoli di Gesù, il bene da preservare e da coltivare oggi per riprendere la vita pubblica delle comunità in modo ancor più motivato.

Vi sarà una Pasqua da vivere con vicinanza spirituale tra tutti, grazie alla possibilità offertaci dalla tecnologia moderna.

Negli orari della Settimana Santa ho indicato le Celebrazioni facilmente raggiungibili da tutti, in modo di restare in sintonia con coloro che sono stati chiamati per custodire la fede e presiedere la carità nella Chiesa, universale e locale: il Papa e il nostro Vescovo.

Vi sarà una Pasqua in cui chiedere perdono ed invocare misericordia. Per quanto riguarda la Confessione pasquale, si raccomanda di attenersi alla dottrina della Chiesa, quando non è possibile accostare un sacerdote: raccogliersi in preghiera, accostare una pagina del Vangelo con una delle parabole della misericordia, fare il proprio esame di coscienza e l’atto di contrizione, esprimere l’impegno di una vita migliore ed accostarci appena possibile al Sacramento della Confessione.

Aiutiamoci così, con gli strumenti che abbiamo oggi crescere nel vincolo della carità e della fraternità, ma anche nella lode di Dio.

 

«Tu sei santo Signore,

solo Dio che operi cose meravigliose.

Tu sei forte, Tu sei grande,

Tu sei Altissimo,

Tu sei re onnipotente, Tu, padre santo,

Re del cielo e della terra.

Tu sei la nostra carità.

Tu sei tutta la nostra dolcezza.

Tu sei la vita eterna...

... e ti rendiamo grazie, perché,

come tu ci hai creati

per mezzo del tuo Figlio...

ci hai voluto redimere dalla schiavitù.

 

dalle “Lodi al Dio Altissimo”

e dalla “Regole non bollata”

di S. Francesco d’Assisi

 

Con i migliori auguri e un cordialissimo saluto

Il Vostro parroco

Don Angelo

Cappella Centro Giovanni XXIII - Belluno 22 marzo 2020

1 Sam 17,3-7; Sal 22 (23); Ef 5,8-14; Gv 9,1-41

                «Sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: “Va’ a lavarti nella piscina di Siloe […]. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva».

                Questa minuziosa descrizione dei gesti e delle parole di Gesù ritorna incalzante nel racconto, almeno quattro volte. Ed ecco un’importante annotazione dell’evangelista: «Era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi».

                Questa descrizione ci riporta all’inizio della Bibbia, lì dove si dice: «Dio, nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro che aveva fatto» (Gn 2,2). Alcuni versetti più avanti, riprendendo una seconda volta il racconto di creazione, si dice: «Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente» (Gn 2,7).

                In questi giorni - mentre sempre più ci preoccupa l’emergenza in cui siamo - ci sembra di essere lì, in quel misterioso inizio dove Dio «portò a compimento il lavoro che aveva fatto». Ci sembra di essere fatti «con polvere del suolo» e siamo ad attendere «un alito di vita».

                Per cui la figura di quell’uomo cieco dalla nascita, accanto al quale passa Gesù, è in noi.

                Pensarci come creature che ancora sono tra le laboriose mani dell’artigiano, dell’artista, del creatore da cui proveniamo, ci aiuta a lasciarci plasmare ancora.

                Il fango che Gesù fa impastando la terra con la sua saliva è gesto di creazione che sfocia in guarigione; è salvezza. Il fango spalmato sugli occhi del cieco e poi l’invito ad andare a lavarsi con l’acqua della piscina di Siloe sono la premura e la cura con cui si va compiendo l’opera di Dio.

                Quell’uomo, cieco dalla nascita, attendeva ancora il compiersi del suo nascere: vedere la luce, dunque entrare appieno nel mondo. Se consideriamo in profondità quello che siamo, potremmo ammettere che il nostro vivere è ancora un nascere, un “venire alla luce”. Un’espressione di Maria Zambrano esprime bene quello che noi sperimentiamo: «Noi tutti nasciamo a metà e tutta la vita ci serve per nascere del tutto».

                Penso che ogni situazione di sofferenza ci porti a scoprirci “nati a metà”, in particolare lì dove nessuna colpa può essere attribuita a qualcuno e quando ci sfugge l’origine del male. Proprio qui si colloca la confidenza che Gesù fa ai suoi discepoli che l’avevano interrogato: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». E Gesù così risponde: «Né lui ha peccato né i suoi genitori».

                Ed ecco la conoscenza nuova che Gesù affida ai discepoli: «Ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio». Poi Gesù aggiunge: «Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato». E, rompendo ogni indugio, dichiara: «Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». È proprio a questo punto che Gesù opera per la guarigione del cieco nato.

                In questi giorni la tentazione continua, anche di alcuni cristiani, è l’assurda attribuzione di ciò che sta capitando a un “Dio che ce la farebbe pagare”, perché “ce lo meritiamo”.

A riguardo la parola di Gesù è chiara. Gesù nel suo agire, con la sua parola, compreso il suo lasciarsi inchiodare alla croce, ci manifesta che la sofferenza non è mai un castigo di Dio, ma «è luogo in cui Dio manifesta la sua compassione e in cui opera per restituirci alla vita» (Francesco Cosentino).

Così come Gesù ha fatto passando e vedendo «un uomo cieco dalla nascita».

La sua guarigione comporta l’avvicinarsi di Gesù, il suo affiancarsi, il suo mettere le mani nel fango, il gesto inusuale di spalmare quel fango sugli occhi del cieco, quell’inviarlo a lavarsi.

Apprendiamo da questo Vangelo come Dio sta nella nostra sofferenza, con una compassione in cui lui stesso si immerge, da cui si lascia contaminare.

La dichiarazione che i farisei fanno su Gesù, interrogando il cieco guarito, è emblematica per indicare tale sua immersione e contaminazione: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». E dichiarano Gesù “un peccatore”.

                Quell’uomo cieco dalla nascita è un buon compagno di viaggio per noi, discepoli di Gesù, che sentiamo incombere ancora molte oscurità.

                Lo è per le nostre comunità cristiane che in questi giorni si sono poste tante domande, a volte anche disperando, come se Dio ci avesse abbandonati o addirittura puniti. Quell’uomo, cieco dalla nascita, ha lasciato che Gesù spalmasse del fango sui suoi occhi e, brancolando ancora nel buio, si è affidato a lui che lo invitava ad andare alla piscina di Siloe per lavarsi. È la pazienza di camminare nell’oscurità. Quell’uomo ci sollecita ad entrare anche noi in cammini di guarigione, accettando che progressivamente possiamo essere liberati dal male, attraversando anche passaggi conflittuali, come quelli descritti nel racconto del Vangelo, dove noi stessi siamo chiamati a lasciarci ancora generare come se fossimo lungo tutta la vita “nati a metà”. Lasciarsi spalmare del fango non è scontato: quante volte fuggiamo dalla nostra fragilità e dalle nostre precarietà.

                C’è un tempo da sostenere, una gradualità di cui farci carico, una luce da attendere. Si esce da ogni notte di oscurità facendo un passo alla volta e aiutandosi a vicenda. Rivolto ai discepoli, Gesù ha detto: «Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno».

                Guardiamo a quest’uomo, cieco dalla nascita, che Gesù ha incontrato: avrebbe potuto stancarsi, ripiegarsi su sé stesso, restare prigioniero del lamento, cadere in preda alla rassegnazione e allo sconforto. E, invece, si fida e si affida. Ci spera e ci crede. E, alla fine, davanti a Gesù dice: «Io credo».

                Ecco, per tutti i momenti in cui in questi giorni ci sentiremo stanchi, scoraggiati, angosciati, timorosi che questa lunga notte non finisca, guardiamo a questo cieco nato e camminiamo con lui nella fiducia. Tanti medici, infermieri e operatori sanitari stanno offrendo la vita per noi; le nostre istituzioni stanno affrontando una situazione drammatica con attenzione costante. Anche il nostro essere Chiesa si fa vicinanza e sostegno. Dio è con noi e, in Gesù, si è fatto “luce del mondo”. Oltre ogni cecità. «Grazie, fratello cieco, perché in tempo di oscurità ci ricordi l’importanza e il valore della luce» (Francesco Cosentino).

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Museo Diocesano

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Info e orari sul sito
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