29 aprile: Quinta domenica di Pasqua

La bellezza del Santo Rosario

              Ognuno di noi dovrebbe chiedersi: quale spazio do al Signore? Mi fermo a dialogare con Lui?

             Fin da quando eravamo piccoli, i nostri genitori ci hanno abituati ad iniziare e a terminare la giornata con una preghiera, per educarci a sentire che l’amicizia e l’amore di Dio ci accompagnano. Ricordiamoci di più del Signore nelle nostre giornate.

             Per ascoltare il Signore bisogna imparare a contemplarlo, dargli spazio con la preghiera. Come san Giuseppe e Maria, che nel silenzio dell’agire quotidiano hanno avuto un solo centro comune di attenzione: Gesù ed hanno accompagnato e custodito con impegno e tenerezza, la crescita del Figlio di Dio fatto uomo per noi, riflettendo su tutto ciò che accadeva.

             In questo mese di maggio desidero richiamare all’importanza e alla bellezza della preghiera del santo Rosario. Recitando l’Ave Maria, noi siamo condotti a contemplare i misteri di Gesù, a riflettere cioè sui momenti centrali della sua vita, perché, come per Maria e per san Giuseppe, Egli sia il centro dei nostri pensieri, delle nostre attenzioni e delle nostre azioni.

             Sarebbe bello se, soprattutto in questo mese di maggio, si recitasse assieme in famiglia, con gli amici, in Parrocchia, il santo Rosario o qualche preghiera a Gesù e alla Vergine Maria. Impariamo a pregare di più in famiglia e come famiglia.                            (Papa Francesco)

22 aprile: quarta domenica di Pasqua

 Giornata di preghiera per le vocazioni    

DAMMI

UN CUORE

CHE ASCOLTA

Signore Gesù, la tua Chiesa volge lo sguardo a tutti i giovani del mondo.

Ti preghiamo perché con coraggio prendano in mano la loro vita,

mirino alle cose più belle e più profonde 

e conservino sempre un cuore libero.

Accompagnati da guide sagge e generose,

aiutali a rispondere alla chiamata che Tu rivolgi a ciascuno di loro,

per realizzare il proprio progetto  di vita e raggiungere la felicità.

Tieni aperto il loro cuore ai grandi sogni e rendili attenti al bene dei fratelli. Come il Discepolo amato, siano anch’essi sotto la Croce

per accogliere tua Madre, ricevendola in dono da Te.

Siano testimoni della tua Risurrezione e sappiano riconoscerti vivo accanto a loro annunciando con gioia che Tu sei il Signore. Amen.

  15 aprile: terza domenica di Pasqua

 Testimoni prima di tutto

             È davvero incredibile che i discepoli fatichino a riconoscere Gesù, il loro maestro e amico, in quell'uomo che gli appare vivo davanti mentre sono "sepolti vivi" nelle loro paure e delusioni. Non è un fantasma, Gesù è davvero vivo e presente in modo reale e concreto. Ha ancora i segni della passione ed è in grado di mangiare come un normale essere umano.

             E Gesù appare per testimoniare che il suo messaggio non contiene false promesse ma è un messaggio che si realizza nella storia. Gesù è venuto a portare un cambiamento nel mondo verso il bene (conversione) e un diluvio di misericordia (perdono dei peccati). E di questo i discepoli sono testimoni.

            Il testimone è il primo che sperimenta su di sé il cambiamento e la misericordia e quindi non può fare a meno di darsi da fare perché altri si sentano coinvolti. Questo è il compito di noi cristiani nel mondo. E in particolare nel mondo di oggi dove c’è la tentazione di credere che la risurrezione non ci sia e che prevale solo la morte. Noi cristiani siamo i primi a dire che Gesù è risorto diventando noi stessi segni di risurrezione.

             È faticoso credere alla risurrezione, e il vangelo ce lo racconta bene. Ma nello stesso tempo è essenziale che questa testimonianza di vita non si areni nelle nostre paure quando la vita diventa dura e chi ci parla di amore, di bene, di pace, sembra un pazzo che crede nei fantasmi. I cristiani che credono nella risurrezione e in un mondo dove regna il perdono, l'amore, l'unità tra i popoli e la pace oggi sembrano dei pazzi che cercano "l'isola che non c'è", il Regno di Dio. Ma forse, come dice la canzone di E. Bennato, i veri pazzi sono quelli che non ci credono.   (Berti don Giovanni)

 8 aprile: seconda domenica di Pasqua

Fraternità e amicizia

              «La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune » (vedi Atti 4,32-35).

             La frase del libro degli Atti proposta in questa Domenica è incisiva. Questa espressione ne richiama un’altra notissima: «Amerai il Signore, Dio tuo, con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima» (Dt 6,5). L’amore con cui si ama Dio è lo stesso con cui i credenti si amano a vicenda. È un amore in cui viene assorbita la totalità della persona: cuore e anima.

             Questo dà la possibilità di vivere totalmente rivolti agli altri e di realizzare quanto segue nel testo: “... e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro in comune”. Infatti – come diceva anche Aristotele – “Tra gli amici le cose sono in comune, perché l’amicizia si manifesta nella comunione”.

             Ma come avviene questa comunione? Lo dicono i versetti successivi: distribuire “secondo il bisogno di ciascuno”. È logico che sia così. Infatti, se io vedo un mio fratello più bisognoso di me non sono in comunione con lui se non condivido quello che ho.

             Questa necessità di mettere in comunione ciò che si possiede per realizzare la fraternità, nasce dall’ascolto della predicazione apostolica che rende testimonianza della Risurrezione di Gesù. è Lui con la sua vita, morte e risurrezione che suscita un amore generoso verso tutti.

Altrimenti che Pasqua vivo ?  (cfr. Mario Galizzi sdb)

25 marzo: Domenica delle palme

La settimana santa

L’amore è più forte della morte

Celebrare ogni anno la Pasqua del Signore, ricordare e rivivere i suoi gesti e le sue parole, è confessare la fede nella resurrezione di Cristo, è affermare di credere che la vicenda di quell’uomo, Gesù di Nazaret, come lui ha vissuto e come lui è morto ed è tornato alla vita, possiede ancora oggi un valore e un significato grandi per la vita degli uomini e per l’intera storia dell’umanità.

 Per questo, la celebrazione memoriale della Pasqua del Signore rende i cristiani contemporanei alla Pasqua di Cristo, una contemporaneità che consiste nella permanenza di senso oggi per ogni credente dell’evento che egli celebra nelle liturgie pasquali. Se la Pasqua di Cristo ha senso oggi per il cristiano, egli è contemporaneo alla Pasqua e la Pasqua è contemporanea a lui: qui sta l’importanza decisiva delle celebrazioni liturgiche pasquali nella vita dei credenti.

 La Pasqua di Cristo, infatti, è ancora oggi salvezza se a essa ogni discepolo del Signore aderisce con l’intera sua esistenza. La ragione per cui la chiesa celebra annualmente le liturgie del Triduo santo è quella di far conoscere e far penetrare nei cristiani e in ogni uomo tutta la storia della salvezza illuminata dal soffrire, dal morire e dal risorgere di Gesù, e dunque dall’intera sua vita donata per la salvezza del mondo.

Confessare ogni anno nelle liturgie della Pasqua del Signore che «Cristo è risorto dai morti» significa gridare a ogni uomo, a ogni essere vivente e a tutta la creazione che «l’amore è più forte della morte»     (Monastero di Bose)

1° aprile

Domenica di Risurrezione

Accetta che Gesù Risorto

entri nella tua vita,

accoglilo come amico,

con fiducia: Lui è la vita! 

Papa Francesco

 18 marzo: Quinta domenica di Quaresima

 Morire a se stessi moltiplica la vita

"Vogliamo vedere Gesù”. Gran­de domanda dei cercatori di sempre. La risposta di Gesù do­na occhi profondi: se volete capire me, guardate il chicco di grano; se volete vedermi, guardate la croce. Il chicco di grano e la croce, due imma­gini come sintesi ardente dell'evento Gesù.

”Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, pro­duce molto frutto”. Una frase difficile e anche pericolosa se capita male, perché può le­gittimare una visione dolori­stica e infelice della religio­ne. Un verbo balza subito in evi­denza per la sua presa emo­tiva: morire, non morire. I­potesi o necessità, pare o­scurare tutto il resto, mentre invece è l'inganno di una let­tura superficiale. L'azione principale, lo scopo verso cui tutto converge, il verbo che regge l'intera costruzione è «produrre»: il chicco produ­ce molto frutto. L'accento non è sulla morte, ma sulla vita. Gloria di Dio non è il morire, ma il molto frutto buono.

La seconda icona è la croce, l'immagine più pura e più al­ta che Dio ha dato di se stes­so. Dio entra nella morte perché là va ogni suo figlio. Ma dalla morte risorge come un germe di vita indistrutti­bile, e ci trascina fuori, in alto, con sé. Gesù è così: un chicco di gra­no, che si consuma e fiorisce; una croce, dove già respira la risurrezione. Io sono cristia­no per attrazione: attirerò tutti a me. E la mia fede è contemplazione del volto del Dio crocifisso.
«La Croce non ci fu data per capirla ma perché ci aggrap­passimo ad essa» (Bonhoef­­fer): attratto da qualcosa che non capisco ma che mi se­duce, mi aggrappo alla sua Croce, cammino dietro a Cri­sto, morente in eterno, in e­terno risorgente.     (Padre Ermes Ronchi)

Bollettino parrocchiale


A.C.R. Azione Cattolica Ragazzi

TUTTI I SABATI
POMERIGGIO

ore 14.30 - 16.30

presso il Patronato
Canossiani
al Sacro Cuore

in via Belluno

 Per informazioni:        

-  Alba 339 159 1654     

-   Maria 338 248 9319

Museo Diocesano

Museo Diocesano

Via Paradiso, 19 - FELTRE (BL)

Aperto il Venerdì, Sabato, Domenica,

dalle ore 9.30 alle 13.00

e dalle ore 14.30 alle 19.00

www.museodiocesanobellunofeltre.it