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Rassegna stampa


   

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 10 luglio: 15^ Domenica del Tempo Ordinario

 “Va’ e anche tu fa’ così”

 «Chi ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così» (cfr. Lc 10,25-37)

             Guardati attorno e attraversa la strada: c'è qualcuno che ha bisogno del tuo amore. I nostri occhi vedono le ferite e si spostano altrove quasi per annullare quella spinta profonda a farsi accanto, a farsi carico, a impegnarsi. È un attimo di scelta che determina ogni attimo futuro. Resti nel tuo o vai nel suo?

             Se resti nel tuo, soffri di meno e nell'immediato ti senti sollevato da pesi in più: ne hai già tanti di tuoi, ci mancano pure quelli altrui! Se vai nel suo, guardi, ti chini, ti prendi cura, spendi ciò che ti appartiene, coinvolgi altri in quest'opera di amore. Perdi tempo e risorse, ma acquisti molto di più perché la tua vitalità cresce e, facendosi dono, ti ritorna come patrimonio di vita.

             Amare non è facoltativo, è la tua identità. Quando non ami interamente Dio e l'altro, non ami te stesso, perché ti privi di ciò che nutre il tuo esistere. Quante luci, quanti rumori, quante parole si muovono in questo mondo, ma dietro di esse ci sono i tuoi fratelli, figli di Dio con te. E questi fratelli sono lì che aspettano non un istante di bontà, ma tutto il tuo cuore e la tua vita.

             E quando ti sarai fatto prossimo alla vita di qualcuno, sgorgherà dalle profondità del tuo spirito l'abbondanza dell'amore eterno e tu vedrai trasformarsi la tua esistenza.    (Monastero Janua Coeli)

3 luglio: 14^ Domenica del Tempo Ordinario

Operai del bello, mietitori del buono

Gesù diceva: “La messe è abbondante, ma sono pochi quelli che vi lavorano! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi chi lavori nella sua messe”. (cfr. Lc 10,1-12)

Interpretiamo spesso questo brano come un lamento sul tanto lavoro da fare e sulla scarsità di vocazioni sacerdotali o religiose. Ma Gesù dice qualcosa di molto più importante: il mondo è buono. C'è tanto bene sulla terra. Gesù sa che il Padre suo ha seminato bene nei cuori degli uomini: molti di essi vivono una vita buona, tanti cuori inquieti cercano solo un piccolo spiraglio per aprirsi verso la luce, tanti dolori solitari attendono una carezza per sbocciare alla fiducia.

Gesù manda discepoli, ma non a lamentarsi - come facciamo noi - di un mondo lontano da Dio, ma ad annunciare un capovolgimento: il Regno di Dio si è fatto vicino, Dio è vicino, vicino alla tua casa... Mai è stato così vicino! Viviamo oggi un momento epocale di rinascita spirituale, di rinascita alla vita. Questo mondo che a noi sembra avviato verso la crisi, è un immenso laboratorio di idee nuove, progetti, esperienze di giustizia e pace, un altro mondo sta nascendo, e reca frutti di libertà, di consapevolezza, di salvaguardia del creato.

Qualcosa però manca: mancano operai del bello, mietitori del buono, contadini che sappiano far crescere i germogli di un mondo più giusto, di una mentalità più positiva, più umana. Forse manco io?   (Padre Ermes Ronchi)

26 giugno: 13^ Domenica del Tempo Ordinario

Liberati per la libertà

Cristo ci ha liberati per la libertà; state saldi e non lasciatevi imporre il giogo della schiavitù. (cfr. Gal 5.1)

Cristo ci ha liberati. È come dire che Gesù ha pagato un prezzo altissimo per liberarci dal peccato, dal non senso, da quel giogo in cui incappa l'uomo quando non vive l'Alleanza, il patto d'amore che Dio ha stipulato con lui, e al contrario, rincorre gli idoli.

Lo sappiamo: gli idoli sono causa di schiavitù e di morte. Il guaio è che, sulle prime, ti affascinano con il loro sorriso falso ma ammaliatore. Prima ti adescano a questo modo e ti danno l'illusione d'essere libero. Invece la vera libertà, quella con cui Cristo ci ha liberato è la libertà interiore delle Beatitudini. Sei libero a misura che vivi un profondo atteggiamento di distacco da quello che hai e che vivi (tempo, denaro, successo, potere, progetti, volontà di gestire la tua vita da padrone).

La libertà di una vita che si ispira alle Beatitudini è quella del figlio: egli ha fiducia in un Padre che sa ciò di cui ha bisogno. Per questo si fida! Certo collabora responsabilmente al progetto del Padre, ma con cuore sereno, sgombro da attaccamenti. Tutto appartiene a Dio, tutto ci è dato in uso. Non è il caso di appropriarsi di nulla perché abbiamo tutto a disposizione.

 Spirito del Signore, Spirito di libertà, concedimi un cuore innamorato di Cristo, afferrato dalle beatitudini del suo vangelo. Camminerò sicuro verso la vera libertà che è libertà di amare Dio e, in Lui, tutto e tutti.     (Casa di Preghiera S. Biagio)

19 giugno: 12^ Domenica del Tempo Ordinario

L’amore disarmato che ci salva

Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a me, colui che hanno trafitto. (Zc 12,10a)

È bello, davvero consolante sentirci dire dal profeta Zaccaria che Dio vuole arricchirci di grazia e di consolazione, perché proprio Colui che il nostro peccato ha trafitto, ci libera e ci salva dal non senso dal vuoto, da tutto ciò che è male.         

È vero, anche noi credenti non siamo esenti dalle prove, dalla sofferenza, dalla tentazione di scegliere vie di compromesso che possono procurarci qualche favore sul piano materiale.         

Sta però il fatto che un conforto profondo, una certezza di fede nel Dio che salva, ci penetrano fin nell'intimo, se noi volgiamo il nostro sguardo interiore al volto di Cristo-Dio. È un volto profondamente segnato dalle violenze subite, da dolori di morte. È il volto del Crocifisso in cui la nostra fede ci fa intravedere gli splendori del Risorto.         

La grazia è dunque anzitutto credere, la consolazione è guardare a Lui e vivere in forza di tutto quello che ci ha donato e ci dona.

Signore, voglio guardare a Te, con cuore colmo di fiducia. Nelle ore dell'incertezza, della prova, della tentazione, non permettere che io cerchi altri che Te. Credo, Tu aiuta la mia debole fede.        (Casa di Pregheira S. Biagio)

5 giugno: 10^ Domenica del Tempo Ordinario

Resuscitare anime

Veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare.  (Cfr. Lc 7,11-17)

Incontrando il corteo funebre, Gesù, che si trova sul suo tragitto, è commosso dal pianto inconsolabile della madre. “Il Signore ne ebbe compassione e le disse: Non piangere”. Due parole vere, di consolazione umana, che scaturiscono dal cuore colmo di misericordia dell’Uomo-Dio.

Quale fiducia ci deve dare l’amore del Signore! Davanti alla nostra lotta per essere cristiani migliori, nella quale noi commetteremo talvolta degli errori e dei peccati, se questi ci fanno soffrire - come soffriva il cuore di quella madre -, il Signore avrà anche per noi misericordia. Dal canto nostro, dobbiamo imparare a guardarci intorno e ad accogliere le chiamate che Dio ci manda attraverso il nostro prossimo. Non possiamo vivere rinchiusi negli stretti limiti dell’egoismo, voltando le spalle alle situazioni di molte persone che hanno bisogno del nostro aiuto.

E come quel ragazzo sentì nuovamente la vita scorrere in lui, così capiterà a noi nell’apostolato, perché il Signore è sempre disposto a rifare miracoli come quello di Nain: anime che “risusciteranno” alla vita cristiana.

12 giugno: 11^ Domenica del Tempo Ordinario

Ogni gesto d’amore avvicina a Dio

Una donna, una peccatrice, portò un vaso di profumo; … piangendo, cominciò a bagnare di lacrime i piedi di Gesù, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo …” (Cfr. Lc 7,36-8,3)

Un momento esplosi­vo del Vangelo, che rovescia convenzio­ni e ruoli, che mette prepo­tentemente al centro l'amo­re: questa donna ha molto a­mato. Questo basta. Un Van­gelo che ci provoca, ci con­testa e ci incoraggia. La fede non è un intreccio compli­cato di dogmi e doveri. Gesù ne indica il cuore: ama, hai fatto tutto.

Ecco una donna venne... con un vasetto di profumo. Bagna i suoi piedi con le la­crime, li asciuga con i capel­li, li profuma, li bacia. Sono gesti imprevisti, nuovi, oltre la legge, oltre lecito e illecito, oltre doveri o obblighi, con una carica affettiva veemen­te. Ai quali Gesù non si sot­trae, che apprezza.

Gesù guarda al di là delle e­tichette: arriva una donna, gli altri vedono una pecca­trice, lui vede un'amante: ha molto amato. L'amore vale più del peccato. È la nostra identità. Dio non è il grande con­tabile del cosmo, ma è offer­ta di possibilità di vi­ta profonda, gioiosa, profu­mata, che sa le sorgenti del­la gioia, del canto, dell'ami­cizia.

Un solo gesto d'amo­re, anche muto e senza eco, è più utile al mondo dell'a­zione più clamorosa, dell'o­pera più grandiosa. È la rivo­luzione totale di Gesù, pos­sibile a tutti, possibile ogni giorno.   (Padre Ermes Ronchi)

 29 maggio: corpus domini

Trasformati dall’eucaristia

Nella Santa Messa il Signore distribuisce per noi il pane che è il suo Corpo, Lui si fa dono. E anche noi sperimentiamo la “solidarietà di Dio” con l’uomo, una solidarietà che mai si esaurisce, una solidarietà che non finisce di stupirci: Dio si fa vicino a noi, nel sacrificio della Croce si abbassa entrando nel buio della morte per darci la sua vita, che vince il male, l’egoismo e la morte. Gesù si dona a noi nell’Eucaristia, condivide il nostro stesso cammino, anzi si fa cibo, il vero cibo che sostiene la nostra vita anche nei momenti in cui la strada si fa dura, gli ostacoli rallentano i nostri passi.

E nell’Eucaristia il Signore ci fa percorrere la sua strada, quella del servizio, della condivisione, del dono, e quel poco che abbiamo, quel poco che siamo, se condiviso, diventa ricchezza, perché la potenza di Dio, che è quella dell’amore, scende nella nostra povertà per trasformarla.

Chiediamoci allora, adorando il Cristo presente realmente nell’Eucaristia: mi lascio trasformare da Lui? Lascio che il Signore che si dona a me, mi guidi a uscire sempre di più dal mio piccolo recinto, a uscire e non aver paura di donare, di condividere, di amare Lui e gli altri?

Preghiamo perché la partecipazione all’Eucaristia ci provochi sempre: a seguire il Signore ogni giorno, ad essere strumenti di comunione, a condividere con Lui e con il nostro prossimo quello che siamo. Allora la nostra esistenza sarà veramente feconda.                                                     (Papa Francesco – Corpus D.  2013)

Bollettino parrocchiale


A.C.R. Azione Cattolica Ragazzi

a partire da sabato 8 ottobre

TUTTI I SABATI
POMERIGGIO
in Patronato
al Sacro Cuore
(Via Belluno, 27)

*  dalle ore 14.30 alle 15.30

*   dalle 15.30 giochi e animazione per tutti fino alle ore 17

Patronato Padri Canossiani

Patronato dei Padri Canossiani

per ragazzi/e dai 6 ai 13 anni

Tutti i Pomeriggi

dalle ore 14.00 alle 17.45

per giocare, cantare, fare tante attivita' in amicizia

Parrocchia del Sacro Cuore
Via Belluno, 27
Tel. 0439-89749