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Rassegna stampa


   

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15 maggio: PENTECOSTE

Camminate secondo lo spirito

Il mondo ha bisogno di uomini e donne non chiusi, ma ricolmi di Spirito Santo. La chiusura allo Spirito Santo è non soltanto mancanza di libertà, ma anche peccato. Ci sono tanti modi di chiudersi allo Spirito Santo: nell’egoismo del proprio vantaggio, nel legalismo rigido, nella mancanza di memoria per ciò che Gesù ha insegnato, nel vivere la vita cristiana non come servizio ma come interesse personale, e così via.

Invece, il mondo ha bisogno del coraggio, della speranza, della fede e della perseveranza dei discepoli di Cristo. Il mondo ha bisogno dei frutti, dei doni dello Spirito Santo, come elenca san Paolo: «amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» .

Il dono dello Spirito Santo è stato elargito in abbondanza alla Chiesa e a ciascuno di noi, perché possiamo vivere con fede genuina e carità operosa, perché possiamo diffondere i semi della riconciliazione e della pace.

Rafforzati dallo Spirito - che guida, ci guida alla verità, che rinnova noi e tutta la terra, e che ci dona i frutti - rafforzati nello Spirito e da questi molteplici doni, diventiamo capaci di lottare senza compromessi contro il peccato, di lottare senza compromessi contro la corruzione, che si allarga sempre più nel mondo di giorno in giorno, e di dedicarci con paziente perseveranza alle opere della giustizia e della pace.           (Papa Francesco - Pentecoste ‘15)

 8 maggio: Ascensione dei Signore

perché state a guardare il cielo?

L’Ascensione definisce uno spartiacque tra la presenza fisica, corporea, di Gesù, nel suo ministero terreno, e una nuova forma di presenza, la sua presenza ordinaria di Risorto. In prima battuta, a uno sguardo più superficiale, ciò che si percepisce è l’assenza. Gesù non è più visibile, non può più parlare, operare segni, essere oggetto dei sensi corporei.

Comprendiamo dunque che il primo sentimento dei discepoli, nella fase del distacco e anche oltre, sia fondamentalmente la nostalgia: essi stanno a guardare il cielo, come per allontanare la definitività del distacco e ricevono il rimprovero dei due misteriosi uomini in bianche vesti: “Perché state a guardare il cielo?”.

In effetti il mistero dell’Ascensione non dice solo l’assenza: dice soprattutto una modalità nuova, più ampia, più completa di presenza. Il sangue di Cristo, l’offerta della sua vita, compiuta una sola volta, crea una nuova situazione di comunicazione e di accesso a Dio.

Non abbiamo più bisogno di segni straordinari, perché è straordinario ciò che possiamo vivere nella quotidianità della liturgia e nella quotidianità dell’esistenza: portare in ogni realtà mondana il segno della presenza e della carità operante di Cristo, per mezzo del suo Spirito.

1° maggio: Sesta Domenica di Pasqua

Una promessa di pace

“Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi”.

La parola di Gesù ci raggiunge, anche oggi, con il suo carico di speranza. Neppure ai tempi dell’evangelista la situazione era molto differente, almeno per i cristiani. Quando viene scritto il vangelo di Giovanni, il conflitto con il giudaismo è già radicalizzato, e anche le persecuzioni da parte dell’Impero Romano sono già un fatto realizzato e, a lungo termine, prevedibile.

Non sono certamente tempi tranquilli per i credenti. Eppure si recupera, con tutta la sua forza provocatoria, il detto di Gesù: “Vi lascio la pace”.

Lasciamoci provocare anche noi. Il testo è tratto dal lungo discorso di addio nel vangelo di Giovanni: si colloca dunque di fronte all’ora decisiva della Passione. Mentre sta per essere violentemente espropriato della sua vita - ma il lettore sa che non gli è tolta, è lui che la dona - Gesù parla di pace: della “sua” pace.

Si tratta evidentemente di una “pace” che sta in relazione con la sua morte e risurrezione, che può fare a meno di circostanze favorevoli, che non può essere identificata con il “benessere” o la “fortuna”. Comprendiamo dal contesto che essa ha a che fare con lo Spirito, con il Paraclito che “insegnerà ogni cosa”.

 24 aprile: quinta Domenica di Pasqua

il “comandamento nuovo” in famiglia

 “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34)

In molti casi, amare nel nome di Cristo significa riscoprire la propria famiglia, e risorgere con Lui potrà implicare la risurrezione di rapporti perduti: un padre che ritrova la relazione con il figlio, dopo un’esperienza di chiusura e conflitto, una figlia che ricomincia a parlare con la madre, un matrimonio che ritrova slancio dopo anni di logoramento, rapporti tra fratelli o sorelle che ritrovano linfa vitale, ma anche altre relazioni di parentela interrotta che si riallacciano.

Non ci sono particolari costrizioni sociali che impongano una simile riscoperta dei legami (semmai è il contrario): proprio per questo si può trattare di un’esperienza di libertà. Ci potrà essere anche l’esperienza di rapporti che sembrano irrimediabilmente deteriorati; per molte coppie l’esperienza di un fallimento senza possibilità di ricuciture; ma anche nei casi più difficili il comandamento di Gesù porta a scoprire vie nuove, almeno per non lasciarsi divorare dal rancore, per non cadere nell’odio.

Certamente, Gesù è anche colui che può chiamare alcuni ad allontanarsi dalla famiglia: «Se uno viene a me e non mi ama più di suo padre, sua madre …. non può essere mio discepolo» (Lc 14,26). Ma chi è diventato discepolo di Gesù, lasciando tutto dietro di sé, è invitato a riscoprire tutta la ricchezza della carità: compresa quella verso la propria famiglia.

10 aprile: Terza Domenica di Pasqua

Mi ami tu?

L’amore gratuito e gioioso, testimoniato da una intera comunità, è il vertice della testimonianza e della responsabilità cristiana. Conviene dunque partire dalle parole di Gesù per farsi un vero e proprio esame di coscienza, diverso da una semplice verifica dell’efficienza, della produttività, dei risultati effettivi. La domanda non è esclusiva di Gesù: anche la sposa e lo sposo si chiedono, reciprocamente, “Mi ami davvero?”. Anche i figli ai genitori, i genitori ai figli, gli amici, i fratelli di fede… in ultima analisi chiedono solamente questo: “Mi ami?”. Anche i poveri (i veri poveri) non chiedono tanto denaro, aiuto, sostegno a basso prezzo, ma chiedono la vera carità, che nasce non solo da un vago sentimentalismo, ma dalla tensione verso il bene e la promozione della persona. Mi ami tu? Mi ami davvero?

Potremo rispondere solo se, come Pietro, manteniamo vivo il rapporto con Gesù Risorto, vera fonte della carità: «Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Decisivo dunque non è quanto noi ci riteniamo o sappiamo di essere capaci di amare; ma il restare in relazione, l’affidarsi alla conoscenza di Dio. Si esce così da una prospettiva autocentrica, in cui l’individuo è protagonista del suo proprio amore, che viene, per così dire, imposto agli altri, alla società, alla persona amata… e si entra nel circolo virtuoso: ci scopriamo amati da Dio, e da lui chiamati ad amare; scopriamo l’amore del Padre nel volto del Figlio, e in lui rileggiamo la vocazione personale ad un amore unico.

 17 aprile: quarta Domenica di Pasqua

Ricchi di Misericordia … Ricchi di Grazie

 Cari fratelli e sorelle, come vorrei che, nel corso del Giubileo Straordinario della Misericordia, tutti i battezzati potessero sperimentare la gioia di appartenere alla Chiesa! E potessero riscoprire che la vocazione cristiana, così come le vocazioni particolari, nascono in seno al popolo di Dio e sono doni della divina misericordia. La Chiesa è la casa della misericordia, ed è la “terra” dove la vocazione germoglia, cresce e porta frutto …

 Padre di misericordia, che hai donato il tuo Figlio

per la nostra salvezza e sempre ci sostieni con i doni del tuo Spirito, concedici comunità cristiane vive, ferventi e gioiose,

che siano fonti di vita fraterna e suscitino fra i giovani il desiderio

di consacrarsi a Te e all’evangelizzazione.

Sostienile nel loro impegno di proporre una adeguata catechesi vocazionale e cammini di speciale consacrazione.

Dona sapienza per il necessario discernimento vocazionale,

così che in tutto risplenda la grandezza

del tuo amore misericordioso.

Maria, Madre ed educatrice di Gesù,

interceda per ogni comunità cristiana,

affinché, resa feconda dallo Spirito Santo,

sia fonte di genuine vocazioni al servizio del popolo santo di Dio.

Dopo un intenso periodo di manutenzione, il sito web della Parrocchia del Duomo di Feltre è nuovamente online! Ci scusiamo per il disagio di queste settimane. Buona navigazione!

Bollettino parrocchiale


A.C.R. Azione Cattolica Ragazzi

a partire da sabato 8 ottobre

TUTTI I SABATI
POMERIGGIO
in Patronato
al Sacro Cuore
(Via Belluno, 27)

*  dalle ore 14.30 alle 15.30

*   dalle 15.30 giochi e animazione per tutti fino alle ore 17

Patronato Padri Canossiani

Patronato dei Padri Canossiani

per ragazzi/e dai 6 ai 13 anni

Tutti i Pomeriggi

dalle ore 14.00 alle 17.45

per giocare, cantare, fare tante attivita' in amicizia

Parrocchia del Sacro Cuore
Via Belluno, 27
Tel. 0439-89749