17 dicembre: Terza domenica di Avvento

La richiesta del pane

 Come suggerisce Papa Francesco nel suo messaggio per la “Giornata Mondiale dei Poveri” (19.11.17), la preghiera del Padre nostro è occasione di trasformare in preghiera al Padre quella che dovrebbe essere l’anima ispiratrice dei nostri atteggiamenti verso i poveri:         

            Non dimentichiamo che il Padre nostro è la preghiera dei poveri. La richiesta del pane, infatti, esprime l’affidamento a Dio per i bisogni primari della nostra vita. Quanto Gesù ci ha insegnato con questa preghiera esprime e raccoglie il grido di chi soffre per la precarietà dell’esistenza e per la mancanza del necessario. Ai discepoli che chiedevano a Gesù di insegnare loro a pregare, Egli ha risposto con le parole dei poveri che si rivolgono all’unico Padre in cui tutti si riconoscono come fratelli. Il Padre nostro è una preghiera che si esprime al plurale: il pane che si chiede è “nostro”, e ciò comporta condivisione, partecipazione e responsabilità comune. In questa preghiera tutti riconosciamo l’esigenza di supeerare ogni forma di egoismo per accedere alla gioia dell’accoglienza reciproca.

 La Terza Domenica di Avvento è ormai di tradizione una giornata di animazione alla fraternità materiale per riscoprire il valore della condivisione e dell’attenzione ai poveri anche attraverso il dono di quanto può essere necessario per sostenersi nella quotidianità.

 Da questa Domenica e fino a sabato 23 dicembre, in chiesa – vicino all’altare – trovate un cesto dove è possibile portare alimenti che saranno dati ai poveri della nostra comunità parrocchiale.

 10 dicembre: seconda domenica di Avvento

 Le povertà nascoste: i giovani

Carichi di tutto quello che di materiale loro serve (sicuramente anche più del necessario), attaccati giorno e notte allo smartphone di ultima generazione, spesso condannati come vuoti e superficiali, ma altrettanto spesso non ascoltati nelle loro esigenze, difficilmente riusciamo a immaginare che forse sono proprio loro – i nostri giovani – i grandi “poveri” del nostro tempo.

Ci aiutano a riflettere le parole di Papa Francesco:

I giovani entrano a far parte della cultura dello scarto. E tutti sappiamo che oggi, in questo impero del dio denaro, si scartano le cose e si scartano le persone. Si scartano i bambini perché non li si vuole o perché li si uccide prima che nascano. Si scartano gli anziani – sto parlando del mondo, in generale – si scartano gli anziani perché non producono più. Si scartano i giovani perché non si dà loro lavoro. […] Ci sono giovani che sembrano andare in pensione a 22 anni. Sono giovani con una tristezza esistenziale. Sono giovani che hanno puntato la loro vita sul disfattismo di base. Sono giovani che si lamentano. Sono giovani che fuggono dalla vita. Il cammino della speranza non è facile e non si può percorrere da soli. (20.09.2015)

Possiamo dire, dunque, che i giovani sono “poveri” perché ingannati da un mondo di maschere; perché incapaci di accettare l’insuccesso; perché bloccati sull’amare, amarsi, lasciarsi amare; perché insicuri nel progettare e progettarsi.

Ma una Comunità che si prepara ad accogliere il Signore nel suo Natale, non dovrebbe verificare se in qualche modo nutre queste povertà, invece di combatterle? E non dovrebbe impegnarsi per andare incontro concretamente a queste difficoltà dei giovani?

 

3 dicembre: Prima domenica di Avvento

Siamo tutti poveri, siamo tutti ricchi

Il tempo liturgico dell’Avvento può essere per ognuno di noi occasione importante per aprirci al mistero di Cristo presente soprattutto nelle persone sole, fragili e povere.

In questa prima settimana di Avvento, siamo invitati a riflettere sul fatto che siamo tutti poveri, ma tutti ricchi perché siamo poveri che Dio ama e sceglie ancor prima che ci rivolgiamo a lui.

Tutti noi che formiamo la Chiesa dobbiamo, pertanto, sentire che siamo uniti proprio in questo amore di Dio. Così non esiste “il povero”, ma ognuno di noi unisce in sé la ricchezza e la povertà. E dunque ognuno di noi è chiamato alla condivisione, alla ricerca della giustizia e della verità. È un modo nuovo di guardare alla povertà. È abbracciare il povero, come il Cristo abbraccia noi. La ricchezza dell’amore donato a noi da Dio non può rimanere senza risposta.

 Siamo quindi chiamati a scoprire insieme le nostre ricchezze e le nostre povertà, nella verità e con i fatti.

Nella verità: con un’attenta analisi dei bisogni nelle singole comunità con particolare attenzione a coloro che vengono messi da parte come le persone diversamente abili, malati psichici, persone che vivono il degrado della loro famiglia, anziani soli, persone sfruttate.

Nei fatti: chiediamoci come le nostre comunità vivono concretamente il Vangelo, se esista ancora un tessuto profondamente cristiano di vicinanza e di relazioni; se le persone della comunità cristiana partecipano attivamente alle iniziative che cercano di risanare il tessuto sociale.

"Non amiamo a parole, ma con i fatti e nella verità” (1Gv 3,18)

26 novembre: Gesù Cristo re dell’Universo

 Peccato è smarrire lo sguardo di dio

Avevo fame, avevo sete, ero straniero, nudo, malato, in carcere... Dal Vangelo emerge un fatto straordinario: lo sguardo di Gesù si posa sempre, in primo luogo, sul bisogno dell'uomo, sulla sua povertà e fragilità. E dopo la povertà, il suo sguardo va alla ricerca del bene che circola nelle vite: mi hai dato pane, acqua, un sorso di vita, e non già, come ci saremmo aspettati, alla ricerca dei peccati e degli errori dell'uomo. Ed elenca sei opere buone che rispondono alla domanda su cui si regge tutta la Bibbia: che cosa hai fatto di tuo fratello?

Quelli che Gesù evidenzia non sono grandi gesti, ma gesti potenti, perché fanno vivere, perché nascono da chi ha lo stesso sguardo di Dio. Grandioso capovolgimento di prospettive: Dio non guarda il peccato commesso, ma il bene fatto. Cosa rimane quando non rimane più niente? L'amore, dato e ricevuto.

Nella seconda parte del racconto ci sono quelli mandati via, perché condannati. Che male hanno commesso? Il loro peccato è non aver fatto niente di bene. Non sono stati cattivi o violenti: semplicemente non hanno fatto nulla per i piccoli della terra. Indifferenti.

Non basta essere buoni solo interiormente e dire: io non faccio nulla di male. Perché si uccide anche con il silenzio, si uccide anche con lo stare alla finestra. Non impegnarsi per il bene comune, per chi ha fame o patisce ingiustizia, stare a guardare, è già farsi complici del male, della corruzione, del peccato sociale.

Il contrario esatto dell'amore non è allora l'odio, ma l'indifferenza, che riduce al nulla il fratello: non lo vedi, non esiste, per te è un morto che cammina. Il male più grande è aver smarrito lo sguardo, l'attenzione, il cuore di Dio fra noi.      (padre Ermes Ronchi)

Ai Presbiteri e a tutte le Comunità parrocchiali

Carissimi,

si è già diffuso l’annuncio che Papa Francesco ha firmato il decreto con cui dichiara “venerabile” il “nostro” Papa Luciani, in attesa della sua beatificazione e canonizzazione. Il complesso iter che ha avuto questo felice esito ha visto l’impegno e la passione di tanti testimoni e di persone che hanno approfondito la vicenda umana, cristiana e ministeriale di questo nostro conterraneo.

Non avevamo dubbi circa la bellezza e la bontà della vita di Albino Luciani, tra le inevitabili situazioni difficili che egli ha attraversato. Prima di giungere a Roma come Vescovo della Chiesa che presiede nella carità tutte le altre – prendendo il nome significativo di Giovanni Paolo – egli ha vissuto tra le nostre montagne e le nostre valli, nelle nostre terre venete, con la nostra gente. Ha abitato, onorato, servito questa “casa comune”.

Ora gioiamo per queste semplici e profonde verità della sua e nostra storia. Questa gioia è anche un canto di gratitudine a Dio che con paterna e materna vicinanza sta donando a tutti noi, nella testimonianza di vita di Albino Luciani, un forte incoraggiamento, in particolare alle giovani generazioni e a chi ha motivi per guardare al futuro con trepidazione. Il “nostro don Albino” – come è ancora chiamato a Canale d’Agordo – ci ha lasciato parecchi segni delle sorprese di Dio, delle sue grandi cose, del suo confidare in noi.  + Renato, vescovo

19 novembre: 33^ Domenica del tempo ordinario

Giornata mondiale dei poveri

“Al termine del Giubileo della Misericordia ho voluto offrire alla Chiesa la Giornata Mondiale dei Poveri, perché in tutto il mondo le comunità cristiane diventino sempre più e meglio segno concreto della carità di Cristo per gli ultimi e i più bisognosi. Alle altre Giornate mondiali istituite dai miei Predecessori, che sono ormai una tradizione nella vita delle nostre comunità, desidero che si aggiunga questa, che apporta al loro insieme un elemento di completamento squisitamente evangelico, cioè la predilezione di Gesù per i poveri.

Invito la Chiesa intera e gli uomini e le donne di buona volontà a tenere fisso lo sguardo, in questo giorno, su quanti tendono le loro mani gridando aiuto e chiedendo la nostra solidarietà. Sono nostri fratelli e sorelle, creati e amati dall’unico Padre celeste. Questa Giornata intende stimolare in primo luogo i credenti perché reagiscano alla cultura dello scarto e dello spreco, facendo propria la cultura dell’incontro. Al tempo stesso l’invito è rivolto a tutti, indipendentemente dall’appartenenza religiosa, perché si aprano alla condivisione con i poveri in ogni forma di solidarietà, come segno concreto di fratellanza. Dio ha creato il cielo e la terra per tutti; sono gli uomini, purtroppo, che hanno innalzato confini, mura e recinti, tradendo il dono originario destinato all’umanità senza alcuna esclusione. […]

Questa Giornata Mondiale, pertanto, diventi un richiamo forte alla nostra coscienza credente affinché siamo sempre più convinti che condividere con i poveri ci permette di comprendere il Vangelo nella sua verità più profonda. I poveri non sono un problema: sono una risorsa a cui attingere per accogliere e vivere l’essenza del Vangelo.”      (Dal Messaggio di Papa Francesco)

 12 novembre: 32^ domenica del tempo ordinario

Dio è una voce che ci risveglia

Ecco lo sposo! Andategli incontro!         In queste parole trovo l'immagine più bella dell'esistenza umana, rappresentata come un uscire e un andare incontro. Uscire da spazi chiusi e, in fondo alla notte, lo splendore di un abbraccio. Dio come un abbraccio.

Il secondo elemento importante della parabola delle Vergini saggie e stolte è la luce: il Regno di Dio è simile a dieci ragazze armate solo di un po' di luce, di quasi niente, del coraggio sufficiente per il primo passo. Il regno di Dio è simile a dieci piccole luci, anche se intorno è notte. Ma sorge un problema: cinque ragazze sono sagge, hanno portato dell'olio, saranno custodi della luce; cinque sono stolte, hanno un vaso vuoto, una vita vuota, presto spenta. Gesù non spiega che cosa sia l'olio delle lampade. Sappiamo però che ha a che fare con la luce e col fuoco: in fondo, è saper bruciare per qualcosa o per Qualcuno. L'alternativa centrale è tra vivere accesi o vivere spenti.

Dateci un po’ del vostro olio perché le nostre lampade si spengono! la risposta è dura: no, perché non venga a mancare a noi e a voi. Il senso profondo di queste parole è un richiamo alla responsabilità: un altro non può amare al posto mio, essere buono o onesto al posto mio, desiderare Dio per me. Se io non sono responsabile di me stesso, chi lo sarà per me?

Parabola esigente e consolante. Tutte si addormentano, sagge e stolte, ed è la nostra storia: tutti ci siamo stancati, forse abbiamo mollato. Ma nel momento più nero, qualcosa, una voce una parola una persona, ci ha risvegliato. La nostra vera forza sta nella certezza che la voce di Dio verrà. Dio è una voce che ci risveglia anche nel buio più fitto. A me basta avere un cuore che ascolta, ravvivarlo come una lampada, e uscire incontro a un abbraccio. (P. Ermes Ronchi)

Bollettino parrocchiale


A.C.R. Azione Cattolica Ragazzi

TUTTI I SABATI
POMERIGGIO

ore 14.30 - 16.30

presso il Patronato
Canossiani
al Sacro Cuore

in via Belluno

 Per informazioni:        

-  Alba 339 159 1654     

-   Maria 338 248 9319

Museo Diocesano

Museo Diocesano

Via Paradiso, 19 - FELTRE (BL)

Aperto il Venerdì, Sabato, Domenica,

dalle ore 9.30 alle 13.00

e dalle ore 14.30 alle 19.00

www.museodiocesanobellunofeltre.it